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Il Significato Dei Fiori

In Italia siamo famosi per i nostri tanti modi di comunicare. Oltre al linguaggio infatti, ci piace esprimere i sentimenti o gli stati d’animo attraverso i gesti, le espressioni o semplicemente regalando dei fiori. Li doniamo ad amici e parenti in ogni occasione della vita, bella o brutta che sia. Un mazzo di fiori sta a significare “ti sono accanto, sei nei miei pensieri”. 

I fiori però sono anche un ricordo, il simbolo di momenti passati ai quali saremo eternamente legati. Come ad esempio i fiori della casa al mare dove andavo da piccola o i papaveri che riempivano il prato vicino la mia scuola elementare; o anche come un girasole, che mi porterà sempre alla mente mia madre e il suo amore per questo fiore. 

In lungo e in largo, la nostra vita ne è pervasa. La maggior parte dei fiori nasce lontano dall’asfalto e dai grandi centri urbani, ma per trovarne un po’ basta passeggiare per i mercati della propria città.

In una soleggiata mattina di primavera infatti, camminando per il centro di Roma, mi sono imbattuta in quello che è uno dei mercati più iconici: il mercato di Campo de’ Fiori. Attraversando la piazza, se si viene da via dei Giubbonari, ci si ritrova in mezzo a banchetti colmi di tante cose diverse, dalla frutta fino agli oggetti per la casa.

Andando ancora avanti e superando il monumento dedicato al filosofo Giordano Bruno, si arriva in fondo al mercato. Qui c’è la parte dedicata ai fiori e, tra rose e orchidee, garofani e margherite, sento l’irrefrenabile voglia di prenderli tutti. 

Mi avvicino e inizio a osservarli con attenzione. Guardando bene si possono notare le piccole venature dei petali, così come le leggere sfumature che da lontano creano l’effetto ottico di un unico colore. Non sono mai stata un pollice verde e fino a poco tempo fa a malapena ricordavo i nomi dei fiori più famosi, ma ultimamente mi sono ritrovata a osservarli con più cura e mi rendo conto che piano piano riesco anche a distinguerli; alla fine non servono grandi libri, basta notare i dettagli, guardare la forma dei petali, la loro  grandezza o la composizione interna dei pistilli.

Dietro ai vasi colmi e stracolmi di fiori, i rivenditori stanno seduti su delle sedie di plastica ormai consumate. Ogni tanto guardano verso la piazza, ogni tanto chiacchierano con il rivenditore del banco accanto. Sembrano sempre in uno stato di calma totale e se c’è una cosa che mi ha sempre colpito è la loro inaspettata creatività: la capacità che hanno di assembrare i fiori, il loro incredibile modo di creare bouquet armoniosi. Mentre mi avvicino ancora un po’, chiedo se posso scattare qualche foto. La risposta è sempre la stessa “ma certo! Fai tutte le foto che ti pare!”.

In realtà, appena arrivata in quell’angolo del mercato, il mio sguardo viene catturato immediatamente dalla bellezza dei gigli. Questo fiore, uno dei più amati in Italia, lo associo ad una delle mie più care amiche, la persona con cui sono cresciuta, partendo dalla scuola fino al mondo del lavoro. Lei, Martina, ha questo fiore tatuato sulla pelle che sta a rappresentare il suo legame con la madre. È infatti con Martina che ho imparato il significato intrinseco del giglio: la purezza; ed è sempre grazie a lei che oggi, ogni volta che ne vedo uno, penso all’unione indissolubile che unisce una figlia alla propria mamma e viceversa. Secondo un’antica leggenda, mentre la madre di Ercole allattava il figlio al seno, il suo latte si disperse in tutto l’Universo formando la Via Lattea; alcune gocce però caddero a terra e diedero origine ai gigli. 

Spostando un po’ lo sguardo, incrocio le margherite, il fiore per eccellenza, il primo che ho imparato a disegnare. Ricordo che da piccola, quando accompagnavo mio padre a lavoro, me ne stavo sempre nel giardino del suo ufficio. Lo aspettavo seduta sul prato, riscaldata da un bel sole mentre giocavo con le tante margherite che avevo intorno. Mi divertivo a fare delle coroncine o dei braccialetti e poi, prima di andare via, li regalavo ai colleghi e alle colleghe di mio papà. 

Quando chiedo a uno dei signori dietro al banco perché si regala questo fiore, insomma in quali bouquet lo mette, mi sorride e mi dice “hai visto quanto è bello? Fosse per me lo metterei ovunque, ci riempirei le piazze con le margherite! La margherita è pura, e rimane sempre bellissima. Per molti rappresenta la bontà d’animo, l’innocenza, ma per me è proprio la bellezza delle cose semplici”.

Una cosa che mi viene in mente guardando la margherita è anche quel famoso gioco del “m’ama non m’ama”. Ricordo di non averlo fatto molte volte, ma per curiosità sono andata a cercare l’origine di questa usanza. Secondo una leggenda, pare che derivi dalla regina di Francia Margherita di Provenza, la quale usava sfogliare i petali di questo fiore per assicurarsi che il marito, Luigi IX, prigioniero dei Saraceni, tornasse sano e salvo. Le margherite della regina erano un dono da parte del fratello, il quale le suggerì di staccarne i petali per contare i giorni che mancavano al ritorno del suo amato. Lei conservò così tutti i petali di margherita che aveva strappato e quando il re venne liberato, glieli mostrò a testimonianza del suo amore e della sua fedeltà.

Continuo a scattare foto quando vengo colpita da dei piccoli fiorellini, alcuni viola altri bianchi, tutti dall’aspetto delicatissimo. Dietro al banco c’è una giovane donna che ha appena salutato una sua conoscente, passata di lì. Le chiedo il nome di questi fiori, e lei quasi stupita che io non lo sapessi (giustamente) mi dice che sono le primule, il fiore che sboccia prima di tutti gli altri, a volte anche verso fine inverno. Mi dice anche che sono un augurio per la bella stagione, forse proprio perché sono le prime. 

Narra la leggenda infatti, che Apollo, figlio di Zeus, mandò la prima primula sulla Terra per proteggerla dal gelo: Primula deriva dal latino Primus, cioè “Prima”.

Camminando tra i tanti mazzi fioriti, quasi come fosse un tappeto colorato, vengo presa d’assalto da dei lunghi e alti steli ricoperti di fiori. “Quelli invece sono i Gladioli, mi dice un altro signore del banco accanto”. Indicando queste piante altissime con dei petali leggeri e morbidi. Scopro che vengono regalati per dimostrare rispetto nei confronti di una persona e sono di buon augurio per chi sta per affrontare un cambiamento nella propria vita, “però di solito le persone li comprano perché fanno scena, sono grandi e vistosi. Se vuoi fare colpo su qualcuno con un bel mazzo di fiori, non puoi non prenderli” mi dice. “Se ci fai caso infatti ci stanno sempre nei matrimoni, quelli bianchi ovviamente. Vengono usati da sempre, un po’ per tradizione, un po’ perché guardali: basta un mazzo per rendere bella una stanza intera!”. 

Tra quei pochi fiori che ho imparato a riconoscere, ci sono ovviamente anche le viole. Piccole e delicate, sono facili da ricordare visto che il loro nome indica il colore stesso di cui sono tinti. Antonio, così si chiama il fioraio che me le mostra, mi dice che difficilmente le persone chiedono un mazzo di solo viole, ma che metterle in mezzo a un bouquet misto cambia tutto: il colore profondo e insolito rende tutto più misterioso e intenso. Antonio mi racconta anche della leggenda dietro questo fiore: “lo sai no? Che praticamente esiste una storia  mitologica sulla nascita di ogni fiore? A volte anche più di una!” mi dice ridendo. Un giorno Demetra – dea delle colture- si accorse che sua figlia Persefone era stata rapita da Ade – dio dell’oltretomba. Per il dolore Demetra rese la terra arida e senza piante; Zeus, per cercare di risolvere la situazione, convinse Ade a lasciare che Persefone restasse con la madre da primavera fino all’autunno. Allora Demetra il primo anno in cui Persefone ritornò dalla madre, creò lungo il suo cammino un tappeto di fiori che potessero ricordare i suoi occhi. Così sono nate le viole.

Io conoscevo già questa leggenda, l’avevo letta da qualche parte su internet ma, come spesso accade, è diverso se si trova qualcuno disposto a raccontartela. Diventa come con una fiaba: riesci a immaginare e visualizzare le scene, finendo spesso per affezionarti alla storia e in questo caso, al fiore in questione. 

Alla fine di questo piccolo tour, sono tornata a casa con un mazzo di fiori bellissimo e un bagaglio di nuovi colorati ricordi.