Travel /
Culture /
Lifestyle /
Puglia

Lavorare al Sud: Migrazione dal Nord al Sud

“Scopriremo fra qualche mese quale sarà il destino di noi “south worker” e delle aree che stiamo ripopolando.”

Se a febbraio 2020, mi avessero chiesto “Gianvito, dove ti vedi fra dieci anni?”, quasi sicuramente avrei risposto “A Milano”. Aprile 2021: sto scrivendo questo pezzo da Conversano, la città dove sono nato e nella quale ho vissuto fino ai 18 anni.

Oggi ho 29 anni. Significa che gli ultimi dieci anni della mia vita li ho passati a Milano, prima in via Washington e poi nella  Chinatown che è stato uno dei simboli della “rinascita” post-Expo della città. In effetti, cosa avrebbe potuto portarmi via da una città che ha il pregio di essere piccola e, allo stesso tempo, di offrire tanto? Per stessa ammissione di chi ha vissuto all’estero, Milano oggi offre moltissimo dal punto di vista culturale e dello stile di vita: la Triennale si è rinnovata, ha aperto la bellissima Fondazione Prada, l’Hangar Bicocca organizza ottime mostre di arte contemporanea gratis. E poi, prima della pandemia, apriva un ristorante interessante ogni mese. Per un appassionato di cibo come me, era praticamente il paradiso. Grazie al pacco da giù inviato da mia mamma e da quella della mia ragazza, avevo anche a disposizione il cibo pugliese a ritmi regolari.

Eppure oggi sono qui a Conversano. Vi racconto, in breve, com’è andata. A fine febbraio, in coincidenza del primo caso di Covid in Italia, lo studio di design dove lavoro ci ha chiesto di lavorare in remoto. Penso di essere stato fra i primi a sperimentarlo in tutto lo stivale.

Dopo i tre mesi di lockdown, passati nella nostra piccola ma accogliente casa di ringhiera, coi vicini che cantavano a squarciagola ogni giorno alle 18, a giugno abbiamo deciso di scendere in Puglia per rivedere la nostra famiglia e rilassarci nei luoghi dove siamo cresciuti. Abbiamo passato tre mesi distanti, facendo la spola fra Conversano, la mia città a pochi chilometri dalla costa orientale della Puglia, e Altamura, la città di origine della mia ragazza, nel cuore del Parco dell’Alta Murgia.

Una cosa che racconto sempre ai miei amici è che mi sono portato solo il guardaroba estivo, avendo pianificato il ritorno a settembre. Proprio a settembre, invece, è arrivata la seconda ondata di Covid, che ha colpito di nuovo la Lombardia. Alla fine, sono rimasto giù tutto settembre. Poi ottobre. Poi novembre. Poi dicembre. È stato in quel momento, mentre il mio guardaroba estivo cominciava a darmi qualche problema, che io e la mia ragazza abbiamo deciso di fermarci in Puglia a tempo indeterminato.

Così sono salito un paio di giorni a Milano per svuotare l’armadio.

 Quando sono entrato in città ho avuto un piccolo colpo al cuore, ma in 24 ore ho svuotato l’armadio e sono tornato in Puglia alla ricerca di una nuova casa dove vivere insieme.

Quella casa l’abbiamo trovata e, così, siamo risaliti un’ultima volta a Milano per svuotare la casa dove abbiamo vissuto cinque anni. Abbiamo raccolto i nostri anni di vita milanese in una quindicina di scatole, che abbiamo riempito sfruttando il know how accumulato in anni di pacchi da giù ricevuti dalla Puglia. Dovete sapere, infatti, che le nostre mamme ci spediscono davvero di tutto, inclusi i preziosissimi barattoli di vetro con il sugo fatto in casa che hanno bisogno di un imballaggio particolarmente professionale. Siamo riusciti nell’impresa e, grazie alla collaborazione di uno spedizioniere delle nostre parti, abbiamo riportato tutto a Conversano.

Non siamo gli unici ad aver fatto una scelta simile. Secondo Il Sole 24 Ore, il giornale economico più letto in Italia, altre 50 mila persone hanno scelto di tornare o andare a vivere al Sud. Per descrivere questo fenomeno è nata perfino un’espressione specifica: south working. Per la prima volta nella storia italiana, la migrazione dal Sud al Nord ha invertito il verso. Dopo anni di fuga di cervelli, quei cervelli hanno cominciato a ritornare. Lo hanno fatto perché la situazione della pandemia ha svuotato di senso le città. In effetti, è tutto chiuso – ristoranti, teatri, musei – ma il costo della vita e la grandezza delle case sono rimasti immutati. E ora che passiamo davvero tanto tempo in casa, i piccoli e costosi bilocali delle città cominciano a star stretti a molti.

Sinceramente, non so quanto potrà durare questa situazione. Del resto, speriamo che dopo l’estate si possa tornare a cenare in un ristorante. E, alla lunga, potrebbero venir fuori i problemi che da sempre attanagliano il Sud: la bassa qualità dei servizi, o la loro totale assenza in alcuni casi.

Ma, allo stesso tempo, potrebbero essere proprio quelle persone, persone tipo me che, come mi piace dire, hanno “il cervello a Milano, e il corpo al Sud”, a dare una mano a migliorare i servizi. Non è facile, certo, ma io sto già collaborando col mio Comune per portare avanti qualche progetto. So che la qualità della vita del mio paese dipende anche in parte da me, e voglio restituire tutto ciò che ho imparato in dieci anni a Milano.

Oggi in Puglia non è raro trovare persone che hanno o che, anche prima della pandemia, avevano deciso di lasciare la città per abbracciare lo stile di vita del mezzogiorno, come chiamiamo il Sud in Italia. Non solo persone originarie del posto, ma anche stranieri che vogliono “rallentare” e investire in una terra che è ancora in gran parte una bellissima massa di argilla alla quale dare forma. Oggi è più facile trovare persone interessanti anche al Sud, anche se c’è una grande differenza fra un centro di medie dimensioni come Conversano, e un borgo sperduto sulle montagne calabresi. Il Sud Italia è molto vario e ogni area ha le sue peculiarità, le sue bellezze, i suoi problemi. Scopriremo fra qualche mese quale sarà il destino di noi “south worker” e delle aree che stiamo ripopolando.

Ciò che è certo è che, dopo qualche mese qui, oggi ho davvero voglia di ridare qualcosa alla mia terra. Sono i vicoli del mio centro storico, la domenica, mentre c’è il sole e le mamme preparano il ragù, che me lo chiedono.