Travel /
Culture /
Lifestyle /
Tuscany

L’arte di Perdersi a Lucca

“Ovunque ci si giri a Lucca c’è una storia da scoprire.”

Quella sera Lucca sembrava più incantata del solito. Era tardi, la sera era già diventata notte, i vicoli erano silenziosi, le persiane chiuse, poche luci accese. Solo le alte mura erano rimaste di guardia, come sempre. Piazza dell’Anfiteatro, il gioiello architettonico e urbanistico che rende Lucca una delle città toscane più famose al mondo, era il nostro salotto. Costruita dal 1830 dall’architetto Nottolini, riprende l’antico anfiteatro romano e la sua acustica perfetta, quella sera, era come un canto delle sirene che ci invitava a suonare due accordi alla chitarra e intonare, piano, le prime parole di qualche vecchia canzone. Magia e meraviglia, ma intorno a noi c’erano anche tanta storia, poesia e musica. 

Lucca, l’unica tra le città-stato toscane ad aver conservato la propria indipendenza fino al 1847, ad essere stata crocevia di pellegrini nel Medioevo e ritrovo di mercanti e tessitori nel Rinascimento, casa di Giacomo Puccini e tanti altri artisti, aveva deciso di rivelarsi in tutta la sua bellezza e grazia. Allora però, non sapevo che nei secoli quell’antico insediamento romano avesse arricchito di misteri, amori eterni e patti col diavolo i suoi palazzi, le sue strade e le sue piazze. Fu solo con la seconda, la terza (e tutte le altre visite successive) che mi accorsi quanto la bellezza storico-architettonica di Lucca fosse un abito troppo stretto per una città ricca di leggende e dal carattere fiero tanto speciale.

Lucca è piccola, soprattutto se si considera il suo centro storico, ma è come uno scrigno prezioso capace di custodire il passare del tempo e i secoli che ne hanno forgiato l’aspetto e l’aria che si respira fino ad oggi. E’ camminando lungo le strette vie che si arrotolano e si intrecciano una dentro l’altra, perdendosi e ritrovandosi di nuovo, è entrando nelle botteghe che in alcuni casi conservano ancora tratti dell’Epoca Romana che l’ha vista sorgere, è sedendosi proprio in mezzo a Piazza dell’Anfiteatro, come facemmo noi quella notte, che l’incanto di Lucca si avvera. Quasi tutte le città italiane hanno secoli di storia, guerre, papati, nobiltà e lotte da poter raccontare, ma alcune di loro hanno saputo tutelare il loro temperamento più di altre, trasformandosi sempre ma trasfigurandosi mai. Lucca è fra queste. 

Sia oltrepassando una delle porte delle sue mura, come Porta Santa Maria con le statue raffiguranti ciascuna una pantera e la scritta ‘Libertas’ (rispettivamente simbolo e motto della città), sia osservandola dall’alto di una delle sue torri, Lucca è una città decisamente complessa e stratificata. Lo è negli intricati vicoli d’epoca medievale, nei tetti rossi rinascimentali, nei campanili e nelle chiese che dal Romanico più austero riescono a offrire esempi di Barocco straordinario. Lo è negli acquedotti e nelle fontane, nei giardini segreti delle ville e nei passaggi sotterranei, lo è nei caffè storici e nelle trattorie, nelle botteghe e nei bar dove prendere l’aperitivo. 

La natura fiera e tenace che l’ha contraddistinta da sempre si vede prima di tutto nelle sue mura, lunghe oltre 4 km e costellate ancora da 10 baluardi. Iniziate in epoca rinascimentale, completate solo un secolo dopo e trasformate in parco urbano da Maria Luisa di Borbone nella prima metà dell’800, sono oggi un esempio perfetto di simbiosi tra natura e storia, tutto da percorrere e da assaporare. Sebbene nel Trecento ne avesse 250 e oggi solo due, Lucca è fiera nelle sue torri. Si tratta di Torre Guinigi, riconoscibile per il giardino pensile di lecci (alberi considerati da sempre protettori e simboli di forza, potenza e nobiltà) che la corona in cima, e la Torre delle Ore, l’unica medievale e custode di un grande orologio meccanico del XVII secolo, ancora funzionante. Ed è proprio sulle scale della seconda torre che il mistero si insinua nella storia della città: la leggenda di Lucida Mansi, una nobildonna lucchese nota per la sua estrema bellezza, ma anche per la sua vanità e per le cattiverie rivolte ai suoi amanti. Si racconta che Lucida avesse fatto un patto con il diavolo per non perdere la sua bellezza invecchiando, in cambio della sua anima alla fine dei 30 anni. Prima del rintocco della mezzanotte del 14 agosto 1623, la ragazza disperata, incapace di affrontare la morte imminente, cercò di salire i gradini della torre per impedire che la campana suonasse l’ora della sua morte predeterminata. Non ebbe successo e il diavolo si prese ciò che gli spettava. Da allora, in certe notti, una carrozza infuocata con una bellissima donna nuda a bordo fa tre giri intorno alle mura prima di tuffarsi nelle calme acque dello stagno del Giardino Botanico. 

Straordinaria storia e antichi misteri s’intrecciano anche nelle chiese di Lucca, a iniziare dal Duomo, la Cattedrale di S. Martino che in facciata, su una colonna del porticato d’ingresso, nasconde un labirinto scolpito. Ancora oggi non c’è soluzione a questo enigma, alcuni pensano fosse un messaggio per i pellegrini in sosta durante il cammino lungo la Via Francigena. Il percorso da compiere nella propria vita è lungo e può apparire come un labirinto (così come i vicoli della stessa Lucca), ma vivendo nella fede si arriva all’uscita. Ugualmente, camminare per il centro storico di Lucca porta a smarrirsi, non ha importanza la meta ma è l’esplorazione che premia e perdersi a Lucca è un esercizio che vale la pena compiere per assaporare profondamente ogni angolo di questa rara città. Lucca si svela ad ogni passo, non ha fretta e non urla, anzi. Ogni pietra sussurra segreti…come la famosa ‘pietra del diavolo’ di Palazzo Bernardini: a prescindere dagli sforzi fatti negli anni nel fissarla o addirittura nel sostituirla, continua a incurvarsi verso la strada, o i tre solchi sul pilastro del portale principale della Chiesa di San Pietro Somaldi, soprannominati il ‘graffio del diavolo’ che sembrano essere dovuti all’ira del demonio incapace di far cadere in tentazione la giovane Gemma Galgani che frequentava questa chiesa. Non pietre, ma una botola di metallo dentro la Chiesa di Sant’Agostino custodirebbe invece l’accesso segreto all’Inferno. 

Se si sta bene a guardare, religione e misteri pervadono quasi tutte le vie e gli edifici di Lucca. La piccola Chiesa di Santa Maria della Rosa sembra essere appartenuta ai Cavalieri Templari, presenti in città probabilmente anche con un palazzo e un ospedale dato che Lucca era un importante snodo di pellegrini sulla Via Francigena, l’antica strada dei pellegrini cristiani che andava dall’Inghilterra alla Francia e all’Italia fino alla Terra Santa. Poco lontano invece, in Vicolo dell’Altopascio, trovava dimora anche la magione lucchese dei Cavalieri del Tau, costituiti proprio nelle vicinanze della città. 

Ovunque ci si giri a Lucca c’è una storia da scoprire.

A fare la storia – e la leggenda – di una città non sono solo i suoi palazzi, le sue chiese e le sue mura, ma anche i ristoranti e le taverne. Lucca non è da meno neanche in questo: la Buca di Sant’Antonio o la Trattoria da Giulio sono due indirizzi storici, ai quali oggi si aggiunge L’Imbuto (1 stella Michelin). Per seguire la scia delle contaminazioni, nell’Antico Caffè delle Mura, realizzato nel 1840 sul baluardo S. Maria, oggi si trova un ristorante fusion molto rinomato. Ancora una volta la magia di Lucca si compie e lo strato di una nuova epoca si aggiunge a quelli precedenti, consolidando l’orgoglio e l’animo fiero di questa città, così come noi rinforzavamo le nostre voci quella notte in Piazza dell’Anfiteatro.