Senza perdere tempo—passiamo alla Biennale d’Arte di Venezia, un intero ecosistema culturale tanto intricato e stimolante quanto la Serenissima stessa. Certo, nessuno “conquista” mai davvero la Biennale, tranne forse quei gabbiani. Non è quello l’obiettivo, comunque; per quanto, un itinerario strategico sia un’ottima idea…
Nel cuore della Biennale, i padiglioni nazionali all’Arsenale di Venezia e ai Giardini della Biennale sono sempre un ottimo punto di partenza, con installazioni e progetti che affrontano temi che spaziano dal clima e la politica fino all’artigianato e alla spiritualità. Poi ci sono le mostre di cui “tutti parlano” presso le principali istituzioni cittadine come le Gallerie dell’Accademia, la Collezione Pinault e Ca’ Pesaro, che definiscono ulteriormente il tono della città da maggio a novembre. Lasciati del tempo extra per il circuito delle mostre collaterali presentate da gallerie e fondazioni locali e internazionali in tutta la città, insieme a numerose tappe inaspettate per ammirare ambiziose installazioni all’aperto che ti faranno vedere gli spazi pubblici (e le acque) di Venezia sotto una luce completamente nuova.
Questa 61ª edizione della Biennale di Venezia ha già fatto discutere, molto prima dell’apertura dei battenti. Il suo tema, “In Minor Keys”, riflette la visione della curatrice Koyo Kouoh, la cui improvvisa scomparsa l’anno scorso ha scosso il mondo dell’arte internazionale. Negli ultimi mesi, la Biennale è diventata un punto critico internazionale: un palcoscenico per scioperi, boicottaggi e chiusure di padiglioni che sottolineano la volatilità dell’attuale geopolitica. (Non dimentichiamo che l’arte contemporanea è uno specchio indiscutibile della vita contemporanea). Queste controversie sono state ampiamente documentate da altre testate e ti consigliamo vivamente di consultare quegli articoli per un approfondimento sull’attuale clima.
Nel frattempo, tra il fermento del fine settimana di apertura, abbiamo incontrato alcuni frequentatori abituali della Biennale — galleristi, sviluppatori culturali, fotografi, consulenti — che sanno bene dove guardare per primo.
“Da quello che ho visto finora, questa Biennale sembra diversa dalle altre. Sembra più lenta e riflessiva, meno travolgente”, afferma il fotografo, consulente d’arte e veneziano doc Giacomo Gandola.

“Il mio consiglio è di vivere Venezia e la Biennale come un atto di ribellione contro la ‘FOMO’ e la mentalità del ‘tutto e subito’ di eventi come la Milan Design Week”, afferma Stefano Soso, sviluppatore culturale e fondatore di studio.steso.
“È una città con i suoi ritmi e le sue usanze, che merita di essere vissuta con quel senso di grazia che la definisce”, aggiunge.
Autoproclamatosi “surfista culturale”, Soso consiglia un mix di progetti pubblici emblematici, installazioni performative e mostre più piccole che vale la pena scoprire tra i palazzi, gli spazi culturali e gli hotel della città:
— Una visita all’installazione “Ca’ Dora” (5 maggio – 22 novembre) dell’artista multidisciplinare Dora Fiammetta Perini, a cura di Charlotte Laubard (Fondamenta S. Biagio, Giudecca). Qui, l’artista ha rivestito ogni superficie visibile di un habitat interno con masse di semplice tela, che finirà per essere segnata e macchiata nel corso della Biennale. L’opera riflette sui confini tra spazio privato e pubblico, tra l’interno domestico e il mondo esterno.
— “See You” (5 maggio – 18 luglio) presso Tommaso Calabro Venice (Campo San Polo), una mostra dedicata alla ritrattistica con opere di artisti storici, moderni e contemporanei, tra cui Tiepolo, Giovanni Boldini, Leonor Fini e Flaminia Veronesi.
— “Outta Love” (7 maggio – 30 giugno) a Palazzo Vendramin ai Carmini (Dorsoduro), una mostra collettiva presentata dalla Stallmann Gallery in cui dipinti, fotografie, installazioni e opere tessili di artisti tra cui Angela Brandys, Wolfgang Tillmans e Vivian Maier sono curati in dialogo con gli spazi interni del palazzo.

— “DOVE STA ANDANDO L’HOMO SAPIENS?” (6 maggio – 22 novembre) di Lorenzo e Simona Perrone, il duo artistico LibriBianchi. Caratterizzata dall’uso distintivo degli artisti di libri riciclati trattati con colla e gesso bianco, questa scultura di 2,5 metri, installata su uno dei balconi di Palazzo Morosini Strozzi, esplora l’essenza dell’umanità e il trionfo della conoscenza.
— “Il Gesto” (6 maggio – 22 novembre), il progetto di installazione fotografica di JR che invade la facciata del Venice Venice Hotel (Palazzo Ca’ da Mosto) e prosegue all’interno con un arazzo del maestro tessitore Giovanni Bonotto, prodotto dalla Fondazione Bonotto, largo quasi otto metri. Presentando un’interpretazione contemporanea del racconto biblico de Le Nozze di Cana, il fotografo e street artist francese posiziona il progetto come un “patto sociale” con la città di Venezia.
— Esplorare la recentemente inaugurata Fondazione Dries Van Noten all’interno di Palazzo Pisani Moretta, che ospita la mostra “The Only True Protest Is Beauty” (25 aprile – 4 ottobre). Omaggio all’artigianato tra moda, arte, gioielleria, lavorazione del vetro, arredamento, scultura e altro ancora, questa mostra, curata da Van Noten con Geert Bruloot, celebra la risonanza emotiva dei materiali e del lavoro artigianale.
Soso crede che questa “controversa” Biennale 2026 sia un’opportunità per scoprire spazi nascosti in tutta la città, conoscere giovani artisti e “assaporare la bellezza dell’arte che, soprattutto, dovrebbe unirci invece di dividerci”.

Camilla Previ, che ricopre vari ruoli direttivi nel mercato internazionale dell’arte contemporanea (tra cui managing director presso la Upsilon Gallery di Milano), riceve continuamente richieste di consigli sulla Biennale di Venezia. Dice che l’edizione di quest’anno è “particolarmente valida” e suggerisce un itinerario incentrato su spazi meno conosciuti e collezioni private della Serenissima per un dialogo multiculturale.
“Nel corso di un fine settimana — o diciamo tre giorni — penso che si possa vivere un buon mix del programma principale della Biennale, dei musei e delle istituzioni, delle mostre in gallerie indipendenti e degli spazi e collezioni privati. È importante trovare questo equilibrio”, osserva Previ. Suggerisce:
— Una visita all’installazione “imperdibile” “Diario Veneziano” (9 maggio – 28 giugno) dell’artista americana di origine ucraina Emilia Kabakov presso il palazzo cinquecentesco Ca’ Tron (Canal Grande). Curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, il progetto presenta più di 700 oggetti “quotidiani”, che vanno dagli orsacchiotti agli attrezzi e ninnoli, donati da veneziani di diversi gruppi sociali, insieme a pagine di diario che riflettono sul loro rapporto con la città.
— Scoprire Casa Sanlorenzo, un nuovo spazio dedicato all’arte e alla ricerca culturale a Venezia, situato di fronte alla Basilica di Santa Maria della Salute. Come parte della Biennale, la “sede culturale permanente di Sanlorenzo Arts” ospita la mostra “Waves”(6 maggio – 28 giugno), con opere di artisti tra cui Alexander Calder, Lucio Fontana e Tony Cragg.

— Approfondire la conoscenza delle diverse culture e delle espressioni artistiche dell’Africa occidentale presso l’inaugurale Padiglione Nazionale della Sierra Leone (Liceo Artistico Statale M. Guggenheim, Dorsoduro). La mostra, intitolata “Mondi Presenti” (9 maggio – 22 novembre), presenta opere di una selezione di artisti dell’Africa occidentale e internazionali, tra cui l’artista mixed media di origine nigeriana e residente a New York Móyòsóré Martins.
— Prendersi del tempo per esplorare le mostre presso le principali istituzioni veneziane, tra cui Jenny Saville e Hernan Bas a Ca’ Pesaro, e la mostra di Lorna Simpson, “Third Person”, presso la Collezione Pinault (Punta della Dogana).
— Cogliere la rara opportunità di entrare a Palazzo Manfrin (Cannaregio), che apre le sue porte per ospitare un’ampia retrospettiva dedicata ad Anish Kapoor (6 maggio – 8 agosto). La mostra presenta circa 100 modelli architettonici delle opere più ambiziose ed emblematiche dell’artista (tra cui la “stazione dell’arte” della metropolitana di Monte Sant’Angelo a Napoli, inaugurata l’anno scorso), dimostrando l’evoluzione delle sue esplorazioni su scala e forma.
Previ consiglia anche di fare numerose pause, magari con un drink in mano. “Mi piace incontrare gli amici per un cocktail in un posto chiamato Experimental Cocktail Club la sera tardi”, dice. “Amo anche l’Harry’s Bar. Tutti amano l’Harry’s Bar!”

Se visiti Venezia appositamente per la Biennale, Gandola è il tipo di persona che vorresti incontrare per caso e con cui vorresti passare del tempo. Dice che questa Biennale sembra uno specchio dello stato attuale del mondo e dei problemi che stiamo affrontando. “È come se fossimo incoraggiati a rallentare e a impegnarci più profondamente con il programma, la città e le persone che ci circondano”, afferma.
Fidati di Gandola quando dice che la Biennale è una delle rare occasioni in cui puoi “sbloccare” alcuni dei segreti di Venezia che di solito non sono così facili da scoprire: salotti privati, giardini nascosti e quei locali frequentati solo dai residenti dove un ottimo bicchiere di vino e una chiacchierata con uno sconosciuto cosmopolita costano meno di 2 € (ovvero, all’unico e inimitabile Al Bottegon — Cantine del Vino Già Schiavi). La chiave, dice, è concedersi abbastanza tempo per vivere tutto:
— Una gita alla Fondazione Giorgio Cini (Isola di San Giorgio Maggiore) per vedere il dipinto su larga scala dell’artista tedesco Georg Baselitz. La mostra retrospettiva, intitolata “Georg Baselitz: Eroi d’Oro” (6 maggio – 27 settembre), illustra l’uso dell’oro da parte del compianto artista come piano piatto per le sue forme umane dipinte, una visione rivisitata dell’iconografia medievale.
— Un pomeriggio alla Fondazione Querini Stampalia, assicurandoti di non perdere “The Invisible Cord: Hans Hartung and Music” (5 maggio – 13 settembre). Riflettendo quello che Gandola percepisce come un filo conduttore concettuale di musica e concetti basati sul suono che attraversa la Biennale di quest’anno, questa mostra mette in luce il ruolo centrale della musica nella pratica del pittore franco-tedesco, come si evince da quasi 80 dei suoi dipinti astratti.
— Una visita al padiglione della Santa Sede (Vaticano) presso la Chiesa degli Scalzi, con il suo giardino interno segreto. Il progetto del padiglione basato sul suono, intitolato “The Ear Is the Eye Of The Soul” (9 maggio – 22 novembre), è stato concepito in collaborazione con il collettivo sperimentale di sound-art Soundwalk Collective e presenta una “preghiera sonora” recitata da Patti Smith.

— Esplorare una serie di mostre presso le istituzioni veneziane, tra cui la Fondazione Prada, dove è esposta “Helter Skelter” degli artisti americani Arthur Jafa e Richard Prince, e una mostra dedicata all’artista concettuale Joseph Kosuth alla Casa dei Tre Oci, che include una nuova installazione su larga scala dell’artista.
— Visitare i padiglioni nazionali nel cuore della Biennale, situati all’Arsenale e ai Giardini. Gandola è rimasto particolarmente colpito dal padiglione Italia di quest’anno, un progetto intitolato “Con te con tutto” dell’artista Chiara Camoni, a cura di Cecilia Canziani. Attraverso una serie di figure metamorfiche simili a totem realizzate in argilla, l’artista esplora l’evoluzione sociale attraverso un immaginario collettivo focalizzato sul femminile.
— Un altro “must” nella lista di Gandola è il padiglione dell’Albania, che presenta un’opera video a tre canali dell’artista Genti Korini intitolata “A Place in the Sun”. Combinando recitazione dal vivo, marionette, animazione e una colonna sonora originale, l’opera esplora una visione dell’Albania come un “luogo qualunque”.
“È impossibile restare a casa quando c’è la Biennale. Vedi le persone innamorarsi di nuovo di Venezia, semplicemente camminando e scoprendola a piedi. Dico sempre: segui l’acqua, lasciati guidare. Venezia è una di quelle città dove è un piacere se capita di perdersi”, dice Gandola.

Altro dal nostro circuito:
— Rinomato per le sue sculture sperimentali in vetro su larga scala, l’artista americano Dale Chihuly presenta quest’anno a Venezia tre nuovi imponenti monumenti all’aperto con la mostra “CHIHULY: Venice 2026” (5 maggio – 14 novembre). Questo segna il 30° anniversario del suo progetto “Chihuly Over Venice”.
— “The Shape of the Self / La forma del Sé” (10 maggio – 25 luglio), una mostra collettiva di Cassina Projects a Ca’ Riviera, con artisti tra cui Yves Scherer e Cecilia Granara.
— “Peggy Guggenheim in London: The Making of a Collector” presso la Collezione Peggy Guggenheim (Dorsoduro). Questa mostra esplora l’influenza che la “cerchia ristretta” di amici artisti della collezionista e mecenate ha avuto nel plasmare la sua visione, presentando opere di Kandinsky, Barbara Hepworth e Piet Mondrian.

— “Color and Lights” (9 maggio – 15 luglio) di Michelangelo Pistoletto a Palazzo Widmann, una presentazione delle nuove opere specchianti dell’artista ispirate a una serie di dipinti perduti dell’artista tardo barocco Luca Giordano, un tempo ospitati in questo palazzo privato.
— La regista e artista multimediale britannica Charlotte Colbert presenta una serie di mistiche sculture in acciaio inossidabile lucido nella sua mostra “Possible Landscapes” (fino al 30 settembre), esposta a Palazzo Corner della Ca’ Grande e nei giardini dell’Aman Venice.
— Hai voglia di un po’ di viaggio nel tempo? Una visita alle Gallerie Canoviane all’interno dello storico Museo Correr (Piazza San Marco) dovrebbe essere nel tuo itinerario. Qui, la mostra “Spiral Economy” (30 aprile – 22 novembre) offre un dialogo immersivo tra l’opera dell’artista franco-svizzero Julian Charrière e le sculture di Antonio Canova. L’atemporalità del marmo come materiale e materia è il filo conduttore concettuale della mostra.
— Museo Fortuny, uno dei nostri punti di riferimento culturali preferiti a San Marco, ospita le sculture dalle proporzioni radicali che sfidano la gravità dell’artista austriaco Erwin Wurm. Intitolata “Dreamers” (6 maggio – 22 novembre), la mostra presenta un improbabile dialogo tra le radicali espressioni scultoree della “vita quotidiana” di Wurm e gli interni teatrali di Palazzo Fortuny.


















