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Ventotene: Isole Italiane Meno Conosciute

“Le casette colorate del centro storico, le spiagge di sabbia vulcanica, le campagne cariche di doni della terra, le alture rocciose che si stagliano a picco sul mare cristallino regalando scorci mozzafiato.”

Se la guardi da lontano assomiglia a una balena, distesa nel mare turchese che si affaccia sulle coste del Lazio e della Campania: Ventotene è un’isola di meno di 2 chilometri quadrati – uno dei comuni più piccoli dell’Italia centrale – ma racchiude, come un prezioso scrigno, l’eredità imponente di una storia che risale agli antichi Greci e la ricchezza ambientale di un’area Marina Protetta e Riserva Terrestre. 

Le casette colorate del centro storico, le spiagge di sabbia vulcanica, le campagne cariche di doni della terra, le alture rocciose che si stagliano a picco sul mare cristallino regalando scorci mozzafiato. E ancora, gli incontri al bar o al porto, le chiacchiere sotto i pergolati, i calamari e le aragoste di Pierino il pescatore, le cipolle di Nicola: questa è Ventotene, e questo è lo spirito di un’isola assoluta e lenta, rimasta autentica nonostante la vivace presenza turistica estiva. 

Qui, dopotutto, è ancora la natura con il suo incessante movimento a scandire i ritmi delle giornate, legati al passare delle stagioni più che all’orologio o al calendario. Quattro fasi, quattro tempi diversi, che racchiudono tutte le sue sfumature e restituiscono – a chi desidera davvero capirla – un ritratto dell’isola fatto di aspetti meno evidenti, ma profondamente più veri.

Primm ra stagione

Dopo i primi mesi dell’anno, cadenzati dal ripetersi lento e regolare della scuola durante la settimana, dall’arrivo e dalla partenza del traghetto, dalla messa, dalla semina delle lenticchie, Ventotene sembra cominciare a respirare in modo diverso.

È come se una piccola scossa attraversasse improvvisamente l’isola: è tempo di pensare alla manutenzione delle case e delle barche, e darsi da fare perché tutto sia pronto in tempo per l’estate. 

Tra marzo e maggio, l’isola è un’esplosione di profumi e colori. Macchie di fiori cominciano prepotentemente a tingere le campagne, facendo dimenticare di colpo la natura dura dell’inverno. Si iniziano a intravedere diverse specie di uccelli migratori provenienti addirittura dall’Africa, che scelgono di approdare qui – richiamando appassionati di birdwatching da tutto il mondo – per riprendersi dalla faticosa traversata del Mediterraneo. 

La primavera sull’isola è davvero affascinante, ed è forse la stagione più bella per scoprire e vivere Ventotene: si può passeggiare – magari guidati da Annarita, esperta del Museo della Migrazione e Osservatorio Ornitologico – annusando l’aria intrisa dei profumi della macchia mediterranea e concedersi il giusto tempo per assaporare tutto a pieni sensi. Per esempio, un pranzo alla Terrazza di Mimì, dove lasciarsi tentare da un piatto di spaghetti con vongole e asparagi appena raccolti, guardando il mare che separa Ventotene dall’isolotto di Santo Stefano. O due chiacchiere con Attilio, pescatore, contadino e poeta che nei suoi discorsi apparentemente strampalati esprime verità filosofiche lucidissime e tutt’altro che banali, e con gli altri anziani del paese che si possono incontrare sulle panchine della piazza mentre scaldano le ossa sotto un sole diventato improvvisamente invitante.

A’ stagione

Piano piano arriva l’estate. 

Fino alla fine di giugno il vento fresco concede ancora la possibilità di godersi lunghe passeggiate, attraversando l’isola da un capo all’altro, tra i campi di lenticchie ormai pronte per la raccolta. Tutt’intorno, gli alberi promettono frutti dolcissimi:  albicocche, fichi, gelsi, che mani esperte come quelle del signor Giovanni, alla guida de Il Giardino – il ristorante più conosciuto e celebrato dell’isola – offriranno orgogliosamente ai fortunati ospiti come conclusione del pasto.

L’estate è la stagione del mare trasparente, con il fondale perfettamente visibile già dalla superficie dell’acqua: l’ecosistema unico del parco marino permette gite in barca e immersioni subacquee indimenticabili, ma anche 

un semplice bagno, magari anticipato da un tuffo dagli scogli del faro o da quelli che fronteggiano la spiaggia di Calanave, qui acquista una piacevolezza tutt’altro che scontata. 

Nelle sere estive, poi, la piazza diventa territorio esclusivo dei bambini: finita la scuola, tornano numerosi sull’isola e li si vede giocare, al riparo da traffico e auto, a leggere o ascoltare storie seduti per terra davanti all’Ultima Spiaggia, la mitica libreria di Fabio Masi, che con la sua ricca selezione a tema divulga la storia incredibile di quest’isola, nella quale sono state poste le basi concettuali dell’Europa unita.

Più si entra nel vivo della stagione e più il ritmo dell’isola coincide con quello luminoso e variopinto di un porto del Mediterraneo, con i traghetti pieni di vacanzieri impazienti di lasciarsi alle spalle agende e malumori per godersi qualche attimo semplice e lento: l’alba su Santo Stefano, la spiaggia, l’aperitivo sotto i pergolati, le chiacchiere con i passanti, la cena al porto antico di duemila anni, le notti fresche accompagnate dal rumore del mare e dal frinire dei grilli.

 

Santa Candida

Il 20 settembre è il giorno di Santa Candida, amatissima protettrice dell’isola, che qui rappresenta una sorta di Capodanno. Nei dieci giorni precedenti, Ventotene si trasforma: ovunque c’è aria di festa. 

Santa Candida è uno spartiacque, un vero momento di passaggio: si cominciano a fare i bilanci della stagione appena terminata, e si può rallentare, riprendere fiato dopo la frenesia estiva. I sorrisi si fanno finalmente più distesi, e per molti arriva l’occasione di concedersi – come un premio meritatissimo – il primo bagno dell’anno.

Il momento più emozionante arriva la sera, quando ci si trova davanti al piazzale della chiesa per vedere volare le grandi mongolfiere di carta, alla cui realizzazione partecipano quasi tutti gli abitanti dell’isola. I presenti accompagnano in coro l’accensione del fuoco che fa gonfiare o’ pallone, per poi guardarli alzarsi in volo fino a perdersi chissà dove nel cielo.

Santa Candida riporta a Ventotene anche gli isolani emigrati altrove, persino quelli dall’America: mai nessuno si perderebbe questo momento. Venire sull’isola a festeggiare Santa Candida è un atto d’amore e di rispetto per tutta la comunità, e ci si veste per la tradizionale processione con la stessa cura usata per un appuntamento importante. 

Vedere la Santa che esce dalla chiesa portata a spalla, un anno dopo l’altro, scatena la commozione dei presenti ogni volta come fosse la prima, stringendo il paese in un rito ancestrale che tocca nel profondo anche chi vi assiste da “straniero”.

I festeggiamenti per Santa Candida hanno una nota gioiosa: sanno di passeggiate allegre – spesso si finisce per essere ubriachi già alle 9 del mattino! – al seguito della banda che suona per tutto il paese, di gare di nuoto, di giochi per grandi e piccoli organizzati al porto, di fuochi d’artificio ammirati dalla cima delle rampe. Ma ne ha anche una struggente, come la nostalgia che si fa strada in chi deve lasciare l’isola per tornare al lavoro o a scuola, in terraferma.

Chi resta, invece, ha il privilegio assoluto di godersi l’ultimo respiro dell’estate, con il sole ancora caldo e il mare di nuovo libero da barche e turisti.

Aropp Santa Candida

Il dopo Santa Candida può coincidere con un meraviglioso fuori stagione, da trascorrere per esempio a pesca con gli isolani, alla ricerca di calamari e dentici giganti. 

Sgombrato finalmente il campo dalle attività lavorative estive, da quei ritmi velocissimi necessari a soddisfare i numerosi turisti, si ricomincia a connettersi con la natura, rallentando insieme a lei.

Pian piano, Ventotene torna al suo fascino silenzioso e discreto: l’occasione di una zuppa di fave o lenticchie, cucinata giù al porto da Pina di Un Mare di Sapori, o quella di cantare al karaoke organizzato da Gioacchino nel forno al centro del paese, sono tra le poche concessioni rispetto al passo quieto che assume ora l’isola. 

Le giornate sfumano sempre di più, accorciandosi a vista d’occhio, e si comincia a trovare un nuovo senso al tempo da trascorrere: giornate tutte da costruire, da inventare, aspettando – senza troppa fretta – un’altra primavera.