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Venezia e i Veneziani attraverso il Pennello di Vittorio Marella

“Sono convinto della necessità di ritrovare un legame più vero e profondo con il mondo… e di imparare ad incuriosirci ancora per le cose semplici.”

 
 

Cosa non è stato detto, scritto, gridato su Venezia? Gli stereotipi, belli o brutti essi siano, sulla Regina dell’Adriatico annebbiano la mente dei visitatori. Ancor prima che abbiano la possibilità di vederne la sagoma designarsi, alla fine del Ponte della Libertà. Le citazioni di mille ed uno autori li assordano. Venezia musica nelle orecchie Nietzsche, Venezia amore nel petto di Peggy Guggenheim, Venezia sogno nelle notti di Abraham Yehoshua. 

 

Venezia è tutto. E il contrario di tutto. Guardala ad agosto, spinta sott’acqua dai piedi di milioni di turisti. Ombrelli nei suoi cieli. Non piove, le guide fanno strada alle lunghe colonne di persone, sudate e spaesate. I veneziani sono in letargo, al Lido, in montagna, fuggono dall’afa e dalla folla. Aperti restano solo i negozi di souvenir. Agosto è uno squarcio su  futuro distopico, su cui i turisti basano i loro freddi giudizi. “Bella ma non ci vivrei”, è l’eterno ritornello che risuona tra le calli.

 

A metà settembre, quando le calli si fanno via via più libere ed anche l’ultimo accreditato alla Mostra del Cinema risale su un treno direzione Milano, Venezia torna, lentamente e timidamente, a risorgere. I veneziani fanno capolino dalle loro case, e si tuffano, ancora una una volta, nel trantran quotidiano che ogni autunno ridà alla Serenissima la parvenza d’essere ancora una città. Sui veneziani, unica concreta speranza di Venezia di restare una città, non sono state spese altrettante parole che sul luogo che, malgrado tutto, si ostinano a chiamare casa. Ma sui loro visi, anonimi nella loro quotidianità atemporale, si ferma il pennello di Vittorio Marella.

 

Veneziano, 1997, Marella ha iniziato a dipingere da giovanissimo, e a lavorare come pittore dal penultimo anno di liceo. Nato, cresciuto personalmente e professionalmente in città, il giovane artista non insegue di certo lo stereotipo gettonato dei dipinti cartolina. La sua ricerca, basata sull’esperienza personale, è volta alle sfaccettature della realtà. 

 

“Dipingere la Venezia degli stereotipi non mi interessa. Il mio intento non è far riconoscere la città. Sono convinto che solo un veneziano o un turista particolarmente affezionato potrebbero riconoscerla nei miei lavori. C’è e non c’è.”

 

La sua prima mostra personale in laguna, negli spazi della galleria Linea d’Acqua, intitolata “Moving Stillness -Immobilità in movimento” ritrae momenti quotidiani della vita delle persone, in cui ci si ritrova faccia a faccia con se stessi. Lo sguardo dei protagonisti dei dipinti, quasi sempre celato a cui li osserva, è perso nell’orizzonte, reale e al contempo metaforico.

Moving Stillness Linea 51

Moving Stillness Linea 4.2

 

“Sono convinto della necessità di ritrovare un legame più vero e profondo con il mondo, ora inquinato dal consumismo, e di imparare ad incuriosirci ancora per le cose semplici. Attraverso la pittura coltivo questo atteggiamento che mi permette di studiare in maniera sincera e appassionata tutto ciò che mi circonda, anche le cose in apparenza più banali. Da questa profonda ossessione per la natura nasce la mia necessità di dipingere, e Venezia essendo la mia città, non può che emergere, se pur indirettamente, dai miei quadri.”

 

L’utilizzo allusivo delle ombre, in cui le figure di Marella, spesso colte in viaggio su dei vaporetti in corsa, si gettano o da cui fuggono, è l’elemento ponte tra la realtà e l’altrove. Il suo lavoro, che presenta spesso elementi del realismo magico, ha un dualismo di fondo ipnotizzante. Infatti, se da un lato i personaggi ritratti sono spesso immersi nella propria solitudine, assorti dalla loro inquietudine, per definizione individuale e dunque tendente all’esclusione dell’altro, d’altro canto l’assenza di segni distintivi delle persone rendono la sua arte straordinariamente soggetta all’identificazione da parte di chi la osserva.

 

“La scelta di rappresentare delle figure distanti, inaccessibili e solitarie non é motivata solamente dal mio gusto personale. Voglio raccontare di una città che sta soffrendo ma resiste, come i suoi abitanti, pur essendo sempre meno. Se togliessimo i milioni di turisti che invadono la città, Venezia sarebbe proprio come nei miei quadri.”

 

È dunque una Venezia umana quella dei quadri di Marella, vera ma sospesa al di fuori dal tempo e dello spazio grazie all’importanza trascendente dei quesiti esistenziali dipinti tra una pennellata e l’altra. Una Venezia di cui si parla poco, lontana dal chiasso delle folle, e dall’oro dei mosaici. Una Venezia che è una città, lenta, a passo d’uomo, dove l’uomo riesce a specchiarsi nel verde delle acque lagunari ed unirsi ad un coro d’interrogativi antichi ed universali. Una Venezia che esiste ancora, ma va via via perdendosi.  

 

Nel dipinto Moving Stilness: 4.2, la crescente solitudine dei veneziani viene messa in risalto dalla figura di un giovane uomo che entra all’interno di un vaporetto, e viene inghiottito dalle ombre. Il viso, che scorgiamo in uno degli specchietti retrovisori, ha un’espressione neutra, d’un uomo che viene portato dalla corrente verso un destino inevitabile. Le ombre a cui quest’uomo si abbandona, che dominano il quadro, sono una metafora della parabola storica di Venezia, ormai destinata all’aridità del turismo di massa. E sono sempre le ombre, sul cui equilibrio è centrata la pittura di Marella,  a condizionare il calore dell’impressione che i suoi quadri lasceranno nelle menti di chi li guarda. In Moving Stilness: 5.1 , la figura raffigurata è ritratta nello stesso punto del vaporetto del personaggio immortalato in Moving Stilness: 4.2. Tuttavia, l’uomo è visto dall’interno del vaporetto, capovolgendo così il punto di vista ed il significato simbolico dell’immagine. Il quadro è intriso di speranza, infusa dalla luce nella quale è collocato il punto di fuga. Seppure anche in questo dipinto la solitudine sia presente, a riprova dell’ubiquità degli elementi di denuncia sociale nella produzione di Marella, il ragazzo del dipinto fissa l’orizzonte, lo sguardo rivolto al mondo e al calore della sua luce. Come a dire che forse, per il momento, non tutto è perduto. 

 

I posti preferiti di Vittorio:

Musei: Ca’ Pesaro e il Museo di Storia Naturale. Il Museo di Storia Naturale mi piace tantissimo e ci vado molto spesso.

Fuori dai sentieri battuti: la fine di una via vicino a casa mia, al Lido, che da sulla laguna. Ci passo davanti quasi tutti i giorni e mi piace molto girare la testa mentre cammino, giusto un secondo per vedere l’orizzonte con l’acqua e le isole e poi tirare dritto. 

Area: Via Garibaldi, dove amo bere il tipico birrin.

Per una passeggiata: I Murazzi, la spiaggia “selvaggia” del Lido.

Primo Pomeriggio con i cani

Studi di bagnanti

Uomo in battello

Zona rossa

Studi di bagnanti