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Un Affare di Famiglia: Le Vie della Famiglia Italiana

“Ma tanto amo le domeniche e le feste comandate attorno ad un tavolo con tanta gente, cibo e rumore, così amo partire da sola e dedicarmi del tempo per fare felice quella parte di me che ha bisogno di evasione.”

Cha sia piccola, grande, allargata, affettuosa, numerosa, rumorosa, un pochino soffocante oppure giusto un pochino ingombrante, la Famiglia è per molti di noi la cosa più importante. E tanto ci determina. Nel bene e nel male.

Noi Italiani ce la portiamo addosso. Sempre e per sempre. E se siamo considerati nel mondo dei “mammoni” un motivo ci sarà!

Alzi la mano chi tra noi non aspetta la chiamata della sera di qualcuno di familiare – mamma, papà, fratello, sorella, coniuge, figlio, amico – quelle telefonate che avvengono spesso ad orari precisi e che fanno parte di radicate abitudini. 

Oppure chi non sogna e ricerca anche da adulto il sapore del sugo al pomodoro o della pasta al forno di mamma o nonna. Perché diciamocelo, come nella propria Famiglia, non cucina nessuno. 

Ognuno di noi custodisce e tramanda ricettari unici e speciali e ha la migliore cuoca del mondo dentro casa, i cui manicaretti faranno fatica ad essere replicati per il resto dell’intera vita da qualcun altro… “Ti ricordi le polpette che faceva papà? E le patate al forno di nonna?” Ecco, gusti, sapori e profumi ancestrali che ci marcano a vita.

La amiamo, la nostra Famiglia, e al contempo la subiamo. Non sono sempre rose e fiori. Perché i genitori e i parenti non ce li scegliamo mica. Eh no. Ci capitano. E non sono previsti resi o sostituzioni.

Che faccio, vado dalla cicogna ad incazzarmi perché mi ha gettata in una famiglia di modesti e severi impiegati a Milano, invece di lanciarmi in un palazzo di nobili di sangue blu, magari con casa vista mare? No. Mi tengo e convivo con ciò che è capitato, e imparo con il tempo ad accettare, amare, supportare e sopportare chi ho intorno.

A crescere con e nonostante loro. Nonostante tutto.

Ci sono famiglie di sole due persone, di soli uomini, o di sole donne, con tanti bimbi, oppure nessuno. Con figli naturali oppure adottati. Con tanti animali, oppure nessuno, in case molto grandi o molto piccole. Povere o ricche. Famiglie piene di amore, o purtroppo, qualche volta, piene di odi e rancori. Possiamo considerare Famiglie anche quelle fatte di persone single circondate però da tanti amici, persone a loro affini e sinceramente amate. 

La famiglia che decidiamo di costruirci una volta diventati grandi, se siamo fortunati, assomiglierà a quello che crediamo essere il concetto di famiglia più giusto per noi. Si spera senza regole prestabilite, imposizioni o aspettative.

Ma simbolicamente nel mondo, la Famiglia italiana tipica è quella numerosa. Chiassosa. E molto, moltissimo premurosa e affettuosa. Quella dove “ogni scarrafone è bell’ a mamma soja”. 

Oggi siamo a fine 2021, l’emergenza Pandemia non è ancora rientrata del tutto. Stiamo molto di più tra le mura domestiche, spesso in pigiama per tutto il giorno. E per tante ore a contatto con mariti/mogli/figli, tutti alle prese con il pc, con musi e nervosismi annessi.

C’è del buono? Io lo vedo. Perché l’emergenza ci ha costretti vicini. A conoscerci di più. A stare più tempo assieme quando di tempo per godersi la famiglia, nei tempi moderni, ne abbiamo sempre poco e sempre meno.  Ci ha costretti a litigare, per scoprire come è bello, il più delle volte, fare pace.

C’è del cattivo? Assolutamente e indiscussamente sì (per dirla alla Cetto alias Antonio Albanese): abbiamo smesso di ritrovarci tutti intorno a un tavolo a far baldoria, abbiamo trascorso feste comandate negli ultimi due anni in forzata solitudine. Altro che cene di Trimalcione! Gli zii/cugini/nonni/i genitori 1-2-3/ fratelli e sorelle, le nostre famiglie allargate, insomma, le abbiamo viste e vissute via zoom. E anche questo, se per qualcuno è stata pura manna scesa dal cielo, io l’ho vissuta mica troppo bene.

Ma tanto amo le domeniche e le feste comandate attorno ad un tavolo con tanta gente, cibo e rumore, così amo partire da sola e dedicarmi del tempo per fare felice quella parte di me che ha bisogno di evasione.

L’ho già detto: non sono sempre rose e fiori. 

Spesso chi pensiamo debba e possa conoscerci meglio di tutti, i nostri famigliari appunto, poi nella realtà sa ben poco di noi. Di chi siamo veramente. Di cosa sogniamo, desideriamo, e si celi dietro sorrisi e felicità apparenti. 

Da Nord a Sud, siamo legati a consuetudini e lessici familiari noti. “Rispettaci! Siamo i tuoi genitori! Sei il figlio maggiore, cerca di dare per primo l’esempio! Non dimenticare zii e nonni, chiamali e passali a salutare, anche se non ti danno la paghetta. Finchè sei a casa con noi fai quello che diciamo noi” etc … sono solo alcune delle frasi che noi tutti ci siamo sentiti ripetere almeno una volta.

La Famiglia è il perno attorno al quale fin da piccoli ci fanno girare, in balìa dei “grandi”.

Ma il senso della famiglia e degli affetti può prendere strade divergenti. A seconda di come ognuno di noi cresce e si struttura. C’è chi vuole scappare da certe famiglie ingombranti, chi invece fa fatica a prendere il volo e ad allontanarsi. Chi ci torna appena possibile e chi chiude i ponti per millemila motivi.

Io amo la mia. Con i suoi innumerevoli e alcuni inconfessabili difetti. Amo anche quella parte che non mi è consanguinea, e che ho trovato in età adulta. Soprattutto tra amici e affini. Sono del Cancro, il segno per eccellenza legato alla casa, alla famiglia, gli affetti. Mi sento mamma di tutti, anche dei miei genitori, amici e sorelle. Da sempre ho un forte senso materno. Che mal collima con la mia voglia di libertà. Sognavo da sempre di viaggiare, e non fare la donna in carriera. Solo viaggiare. Conoscere, scoprire. E se sei mamma spesso diventa difficile riuscirci, quantomeno senza sensi di colpa.

Non è detto che quando nasce un figlio nascano al contempo anche dei bravissimi genitori. C’è chi il senso della famiglia non ce l’ha. Non lo ha respirato, non lo ha mai conosciuto. O semplicemente sviluppato.

C’è chi sente più come una famiglia i colleghi di lavoro, oppure gli amici d’infanzia. Non esistono regole scritte. 

Ma se c’è una cosa che tutti cerchiamo di non fare mancare mai a chi consideriamo la nostra famiglia, è l’attenzione e la cura. E in questi ultimi anni, dare attenzione e cura è voluto dire anche stare forzatamente lontani da chi amiamo, perché non rientra nel nostro stretto nucleo abitativo.

L’amore dentro, questo dobbiamo imparare a coltivare. E speriamo tutti di poter tornare presto a stringerci un po’ più forte senza alcuna paura.