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Terni: tra Natura ed Acciaio

“L’Umbria è molto di più del “Cuore Verde d’Italia”

In questo periodo la mia idea di svago si orienta sempre di più verso l’aria aperta. Sorprendente? Non direi. Sarà stato il mio recente trasferimento da Torino a Terni, saranno stati i mesi di clausura tra le quattro pareti di casa, sarà stata la pandemia a contribuire a far prendere forma a quello che so essere il mio sogno più grande: lasciatemi uscire! E, credetemi, per me che ho sempre usato casa come dormitorio e preferito locali intimi e case piene zeppe di amici, direi che è un bel cambiamento! Ho accolto questo nuovo capitolo della mia vita in una regione completamente nuova e piena di cose da scoprire, ma dicevamo. Prima di trasferirmi in bassa Umbria e girarmela un po’ in lungo e in largo, pensavo a questa regione “solo” come una distesa di meraviglie naturalistiche senza soluzione di continuità. Del resto, non è conosciuta come “cuore verde d’Italia”? 

La realtà è all’altezza delle aspettative o, come canterebbero i Radiohead: No surprises. Questo perché l’Umbria offre agli amanti dell’aria aperta di prima e ultima ora come me una ricca lista di luoghi da esplorare. Penso al Parco Monte Cucco con i suoi panorami mozzafiato, alle Fonti del Clitunno che ispirarono Giosuè Carducci, penso ai piani di Castelluccio con le sue distese fiorite (in stagione), ma potrei andare avanti ancora a lungo.

Ma c’è qualcosa che non mi aspettavo, invece, e che porta questa attesa del bello, del piacevole e dell’aria aperta al next level: ed è invece il ruolo che l’acciaio gioca in questo scenario, soprattutto nell’area di Terni e che mi dà l’occasione di essere qui oggi per sfatare un po’ un mito. Ovvero: che l’Umbria non è solo natura rigogliosa. L’Umbria è anche quella regione in cui la natura c’è, ma si lega anche all’acciaio, riuscendo a dare vita a dei percorsi imperdibili per gli amanti, come me, dell’archeologia industriale. Ecco a voi, così, una chiave di lettura insolita per visitare quest’area splendida.

Ma da dove partire? Ma da la “Manchester italiana”, Terni, che dal 1884 in poi ha ospitato le Acciaierie e la Fabbrica d’Armi (tuttora attiva), che ha subito pesanti bombardamenti nel corso della seconda guerra mondiale, e che oggi si incastra in un paesaggio unico che alterna modernità urbana a rovine romane, angoli medievali con resti rinascimentali e barocchi, natura e architetture industriali come impianti idroelettrici e opifici. Due possono essere i percorsi che possono essere intrapresi alla scoperta dell’archeologia industriale dell’area, separatamente o insieme, a piedi e/o in macchina: quello dentro la città di Terni, e quello che porta fuori, direzione Cascata delle Marmore.

Archeologia Industriale e Arte in città

Lo intuisci nel momento in cui scendi dal treno e ti trovi davanti una “Grande Pressa” da 12.000 tonnellate che troneggia nella piazza antistante la stazione, costruita dalla ditta Inglese Davy Brothers e che apparteneva alle Acciaierie Ternane. 

Lo immagini quando ti fai un giro nel complesso del CAOS  (Centro Arti Opificio SIRI), un centro culturale a due passi dal centro storico e dedicato alla fruizione delle arti e alla produzione creativa, visiti il Museo Archeologico e il Museo di Arte Contemporanea – frutto del progetto di riconversione dell’ex fabbrica chimica SIRI – oppure mangi un boccone al Fat Art Club. 

Lo afferri quando osservi le due sculture che trovi in giro per Terni: il cangiante obelisco “Lancia di Luce” di Arnaldo Pomodoro e scopri il significato di celebrazione e monito verso i traguardi tecnologici e il “Grande Hyperion” dell’artista scultore Agapito Miniucchi, a rappresentare la Conca Ternana e il suo DNA industriale.

Terni è proprio la “Città dell’Acciaio”.

Percorsi di Archeologia Industriale fuori Terni

Ma il bello viene quando si esce dalla città con la macchina e si va in direzione Marmore, in un percorso affascinante che km dopo km svela l’identità di un territorio estremamente legato alle sue acque, e all’energia che ne trae. Come prima tappa  ci si ferma lungo strada alla “Telfer” dello stabilimento elettrochimico di Papigno, necessaria tra le altre cose a far attraversare il fiume a numerose condutture, purtroppo in stato di abbandono, e ai vicini studi cinematografici, dove sono stati girati film come La Vita è Bella e Pinocchio con Roberto Benigni. Credetemi: gli aneddoti dei ternani di quegli anni vale davvero la pena di ascoltarli!

Next stop: Centrale di Galleto, una struttura che svolse un ruolo fondamentale nello sviluppo urbano della città di Terni. Progettata dall’architetto Cesare Bazzani e inaugurata nel 1929 per produrre e fornire energia elettrica alle acciaierie e alle industrie del territorio, cè a oggi funzionante e offre uno spettacolo suggestivo, soprattutto venendo da Papigno.

Tra una fotografia e l’altra si arriva alla Cascata delle Marmore, o meglio, presso il Belvedere superiore della Cascata che con il suo sentiero n. 5 di recente realizzazione, che si snoda per circa un km in un percorso pianeggiante perfetto per ammirare il panorama mozzafiato sull’area del Parco Fluviale del Nera (dalla Conca ternana allea gole di Ferentillo) e anche per ammirare numerose testimonianze di archeologia industriale, finalmente restituite a valore. In località Campacci, proprio vicino al Belvedere Superiore, c’è quindi un vero e proprio museo a cielo aperto che mostra enormi manufatti provenienti dalle centrali idroelettriche di Galleto e Narni, prese, vasche di raccolta, turbine. 

Siamo arrivati così alla fine del nostro percorso, ma con un bonus track: se passate in tarda-primavera estate, allungate il percorso fino a Narni e fino a Stifone, dove il Mulino Netti (ex ERG) troneggia in un paesaggio dalle acque cristalline meglio conosciute come Gole del Nera. Da visitare.

Parco del Monte Cucco

Castelluccio

Cascata delle Marmore

Centrale di Galleto

Parco Fluviale del Nera

Gole del Nera