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I Suoni di un’Estate Italiana

“Non importa dove ti trovi in Italia o cosa può succedere nel mondo, c’è una cosa che è costante: lo spartito di suoni e rumori che sono unici per l’estate.”

L’estate in Italia è arrivata. Sì, è un anno molto strano, che segue un po’ la scia dei due precedenti, stanno facendo da padrone ancora il Covid, poi il cambiamento climatico, la guerra in Ucraina, e perché no una frizzante campagna elettorale a Ferragosto. Addentrandoci tra le assolate e deserte strade della città, cerchiamo disperatamente le ferie (fisiche o mentali). Eppure, non importa dove ti trovi in Italia o cosa può succedere nel mondo, c’è una cosa che è costante: lo spartito di suoni e rumori che sono unici per l’estate. Allora ci sono momenti in cui decido di mettere in pausa il registratore della routine, chiudere gli occhi e ascoltare, ascoltare veramente, i suoni dell’estate. E cosa sento? 

Le onde che arrivano timidamente a riva e poi si schiantano velocemente contro gli scogli. Seguono un ritmo cadenzato, una sorta di melodia che si ripete di continuo.

I gabbiani. Volano e litigano rumorosamente tra di loro, planano sull’acqua in cerca di qualche pesciolino da afferrare prima dell’altro. 

Le sirene dei traghetti gridano a gran voce per annunciare che stanno lasciando il porto in direzione di Capri, Ponza o forse le isole Eolie. 

Amici che fanno una gara di tuffi. Ognuno c’ha il suo rumore onomatopeico da fumetto, che dipende dalla stazza di chi affronta senza paura la distesa blu.

Un temporale. Dei grandi nuvoloni pieni d’acqua, danno il benvenuto a tuoni grossi come macigni e i lampi lungo la linea dell’orizzonte ipnotizzano lo sguardo. Poi dopo un po’ c’è di nuovo il sereno. 

L’anguria da divorare con morsi voraci. Quando l’addenti cerchi di portar via tutto il succo, che può scendere ai lati della bocca come quando si è piccoli. I semini o si sputano nel piatto, oppure o con le dita o con un coltello, si tolgono uno ad uno. 

L’Estathè. Si beve con la piccola cannuccia facendo lunghi e canori sorsi. Poi per non lasciarsi sfuggire le ultime gocce si accartoccia il brick.

Il gelato è un rito. Ogni leccata lunga o breve che sia, ha il compito di dargli una forma composta, anzi gestibile. La carta che avvolge timidamente la parte finale della cialda sarà inutile e rumorosa quanto la cartapesta.

Il motorino. Brum, brum. Nel momento in cui lo senti accelerare, la strada sotto di te scorre veloce e intorno il paesaggio sembra rincorrerti.

“La sabbia scotta, scotta!”

La zanzara che ti ronza nell’orecchio di notte. Si avvicina di soppiatto ed è pronta a lasciarti un morso proprio lì, sulla palpebra dell’occhio. Cerchi di allontanarla ma ti dai uno schiaffo. 

Le melanzane che friggono lentamente nell’olio bollente. L’olio brontola, ma senza esagerare. Dopo essere state impanate nell’uovo e nella farina, la frittura delle melanzane deve avvenire prima di un lato e poi dall’altro. Penso sia una poesia che nessun letterato potrà mai rendere per iscritto…

I bambini che giocano a calcio nella piazzetta del paese. La porta da calcio è ovviamente l’entrata principale della Chiesa, dove tirano una pallonata fortissima. Bum. Il parroco che fa da arbitro fischia!

Feste su grandi terrazzi, illuminate da lunghi festoni di lucine gialle, con musica e danze. 

Lo sventolio di un ventaglio. 

I passi sordi di quando si cammina sulla passerella del porto per raggiungere una delle barche che sono attraccate.

Le gocce di latte che scendono dai bocconcini di mozzarella che vengono messi nel piatto, accanto a fette di pomodoro rotonde che sono state tagliate per una caprese quasi geometrica. 

Il bagnino che agita le braccia urlando: “Non si possono superare le boe!”

Russare durante una pennica dopo pranzo, su una sedia sdraio.  

Le cicale nelle pinete. Un coro costante che non cede mai, anzi sembra che aumenti sempre di più. 

Le pale del ventilatore che girano vorticosamente a velocità tre. 

Le lenzuola bianche di un letto a due piazze vengono stese da due donne anziane che con grandi braccia le scuotono fortemente. Le ritirano dopo due ore altrimenti ingialliscono. 

L’acqua della doccia che scorre mentre cerchi di levar via tutta la sabbia.

Il vino rosso che viene versato in un grande recipiente dove in fondo sono stati adagiati spicchi di percoche. Glo-glo, esce velocemente dalla bottiglia e inonda la frutta.

Lo scoppiettio della legna di un falò sulla spiaggia la notte di San Lorenzo. 

Le tavolate al mare. Lunghe e infinite, con piatti che si passano di mano, uno di questi si rompe. 

Il vento che scompiglia le pagine di un quotidiano mentre viene letto. 

Scambiarsi bisbigli e promesse tra nuovi amori di notte al mare.

Photography by Kurt Bauer