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La Seconda Vita dei Luoghi Abbandonati nelle Piante

Vivere a Sud significa abituarsi alla coabitazione spazio e natura. Passato, presente. Finito e incompiuto. Spazi pieni e spazi vuoti. Luoghi vivi e luoghi dimenticati.

Spesso mi vengono in mente le mie esplorazioni in bicicletta in estate, da bambina.

Le spighe secche ai bordi delle strade e i villini di campagna abbandonati dove al posto del tetto vi era un albero di fico esattamente piantato li’ con le sue radici salde al centro di quello che prima era il pavimento e le sue fronde aperte verso il cielo a foresta per rimpiazzare il tetto. 

La meraviglia per il non finito o per le case antiche abbandonate del Sud è qualcosa che mi ha sempre accompagnato negli anni e continua a farlo ancora oggi.

Mi sono sempre emozionata osservando una pianta di cappero crescere nel tufo o una bouganville centenaria aggrappata a un muretto a secco così come se fosse una vera e propria estensione della pietra, vivente e fluttuante nel vento. 

Dietro a quelle mura abbandonate ho immaginato le storie delle famiglie susseguirsi negli anni provando un senso di malinconia, ma nella stessa accezione del termine usata da Victor Hugo, una sorta di felicita’ nell’essere triste. Una malinconia speranzosa foriera di fiducia nel prossimo futuro che crede nella vita della strada oltre all’uomo, nelle sue piante avviluppate sulle pietre e nel suo tufo bianco. 

Ho sempre creduto alla storia racchiusa tra le pareti dei luoghi abbandonati e alle piante e alle pietre come suoi messaggeri.

L’abbandono delle case era qualcosa a cui non ero abituata essendo cresciuta a Milano, per i miei genitori pugliesi rappresentava pura normalita’ a cui avevano smesso di fare caso, essendo cresciuti entrambi a Manduria, un piccolo paesino dal centro storico antichissimo, sorto su mura messapiche, in cui il centro storico era costituito perlopiù’ da case antiche che per gli abitanti del luogo, il quotidiano aveva reso invisibili, \puri e semplici agglomerati urbani di un tempo che fu accanto ai palazzi più moderni. 

Io invece, nelle mie vacanze, ho sempre cercato quei palazzi nelle mie passeggiate assolate e solitarie la mattina presto, quando dormivo a casa dei miei nonni nel centro storico di Manduria. Ve ne erano alcuni con i giardini nascosti all’interno dove gli alberi continuavano a produrre frutta anche se i padroni non si erano più preoccupati di innaffiarli. Così c’erano gli antichi ortaletti con i carichi mandarini, i palmeti con poche palme a sfidare il cielo e infine i capperi arditi, pronti a crescere tra le fessure più antiche delle pietre. 

Negli anni il rapporto di simbiosi tra natura tempo e pietra nella mia famiglia e’ stato il principale criterio nella scelta dell’acquisto di un luogo.

Così è successo anche quando abbiamo acquistato la Masseria Potenti, abbandonata da oltre cinquant’anni, dove la natura si era riappropriata dei suoi spazi laddove non erano piu’ stati calpestati dall’uomo. Oggi la Masseria Potenti azienda agricola e agriturismo, vive una nuova vita, dopo essere stata ristrutturata con amore, nel rispetto della sua storia.

Ridare vita a un luogo abbandonato, ha sempre significato per la mia famiglia curarne la natura preesistente, ascoltando i racconti delle piante.

Un po’ come se con essa il passato del luogo tornasse a respirare e la bellezza degli antichi giorni felici ritornasse alla luce con le fioriture delle stesse piante. Ecco perché’ amiamo il nostro immenso Fikus aggrappato sul tufo bianco, vicino all’androne del 1600, a vedetta dei visitatori che si addentrano nell’aia della masseria oggi come allora e la natura che ci circonda legando la storia del luogo a quella delle persone con i suoi fichi d’india, gli ulivi e le agavi.

La stessa ricerca della storia delle piante fra le mura di un luogo abbandonato ci ha portato oggi a innamorarci del nostro nuovo progetto un monastero abbandonato e lasciato alla sola cura delle piante che crescevano in esso. 

Mi è bastato scorgere su un capitello di una colonna una centenaria pianta di cappero così tenace per sapere che quel luogo era un posto giusto per ricreare una magia, dove le piante parlano con l’uomo e dove l’uomo per conoscere la storia deve necessariamente ascoltare le piante. 

Ed è questa la nostra nuova avventura di ristrutturazione, partendo ancora una volta da un luogo abbandonato. 

Affidandosi all’amore delle piante che attecchiscono sempre laddove  l’uomo dimentica e nel loro silenzio conservano storie ai più’ dimenticate, ma eredità preziosa per chi le voglia ascoltare.