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Puglia Nord: Quando Comincia Davvero il Viaggio

“Ma quando arriviamo? La discesa.”

 

 

Quando finalmente vedi il cartello Puglia, è solo lì che comincia davvero il viaggio. Anche se hai già guidato per 8 ore arrivando da Milano, e ti aspettano altri 400 kilometri per toccare Santa Maria di Leuca, finibus tearrae, il tacco dello stivale. Lì, saremo a poco più di metà del viaggio, perché facendo un rapido conto, alla fine di questo tour avremo guidato più di 2mila chilometri, fino a Taranto e ritorno. A bordo di una Panda 4X4. 

Le vacanze italiane sono quelle delle code in automobile, destinazione mare, con in sottofondo i tormentoni musicali dell’estate. Delle parole crociate e delle riviste di gossip da leggere in spiaggia, delle lunghe serate in piazza e dei pisolini pomeridiani, delle partite a carte e dei coni gelato. Quelle di un giornalista sono working holiday alla ricerca di queste piccole storie, da vivere, scrivere e pubblicare, giusto in tempo per quando tutti gli altri partiranno per le vacanze alla ricerca di consigli. Come questi, raccolti in un diario on the road, tappa dopo tappa, dai resort a cinque stelle ai carretti con il cocco fresco tirati sulla sabbia.

 

Tramonto sui laghi salati

La prima cosa che si incontra arrivando in Puglia appena fuori dal casello dell’autostrada non è il mare ma due laghi, grandi e distanti poche centinaia di metri dall’acqua salata. Ci si pescano anguille e si coltivano le ostriche e quindi sono una meta per gli appassionati del genere – e poco altro. Il Lago di Lesina e quello di Varano non sono esattamente una destinazione turistica di fama internazionale e questo significa uno sguardo su una Puglia ben distante dalla destinazione di lusso e dalla movida del resto della regione – per quello bisogna andare molto più a sud. Nel paesino di Lesina all’ora dell’aperitivo gli anziani nei bar bevono un “peroncino” (la bottiglia di birra Peroni da 25 cl, una specie di signature drink qui in Puglia) e giocano a carte. Noi però dopo ore e ore di guida parcheggiamo, stravolti, per provare i panini di mare con salicornia, polpo o capitone alla brace del modaiolo Lake Cafè di Lesina, premiato da una guida locale come migliore Street Food della regione nel 2021. C’è vento, silenzio, le barche sono ormeggiate al molo e sembra quasi di stare al mare. Quasi, perché da lì al Gargano c’è ancora un’ora di macchina lungo le lingue di terra che separano i due bacini dall’Adriatico. Si susseguono campi coltivati e strade deserte di campagna, camping spartani, hotel che hanno visto anni migliori e poca, poca gente. A Torre Mileto ci fermiamo per un minuto di raccoglimento insieme a camperisti e local che aspettano il tramonto sulla spiaggia, come fosse un evento. Perché? La costa adriatica è rivolta ad Est ed è famosa per le sue albe, ma dove il sole non cala mai in mare. Vedere un tramonto dalla battigia è cosa rara. Saranno 15 giorni massacranti, e sono ufficialmente cominciati.

 

Day 1

Di trabucchi, campi e calciatori

 

Rodi Garganico è il paese che fa da porta del Gargano, promontorio boscoso a picco sul mare diventato già negli anni Sessanta meta di turismo nazionale, e oggi anche di tedeschi e francesi. Bed&breakfast, campeggi e villaggi turistici sembrano appartenere ad un’altra epoca, ma il mare con le sue spiagge e le calette non ha mutato il suo fascino. Le spiagge più famose sono indicate da piccoli manifesti giallo fluo, alcune si raggiungono in macchina altre solo parcheggiando all’arrembaggio lungo la strada e poi facendo una “passeggiata” di centinaia di gradini in discesa. Sul mare in Italia ci sono due scuole di pensiero: rocce o sabbia, e in Puglia ci sono entrambe. Noi vogliamo la sabbia e andiamo verso la Baia di Manaccora, di sabbia fine, con gli ombrelloni ordinati in cui le famiglie passano intere settimane e gli animatori a passi di danza intrattengono gli ospiti. È l’Adriatico della riviera romagnola ma in formato mignon, con la musica a palla. Però il mare è azzurro, pulito, nuoti sotto ai massicci di roccia. Alle 13 puntuali dalle borse termiche vengono estratti panzerotti, paposce* e bottiglie di birra: è ora di pranzo.

I posti più scenografici per mangiare sul Gargano sono i trabucchi, costruzioni di legno incastonate nella roccia a strapiombo sull’acqua e un tempo dedicate alla pesca. Oggi ce n’è rimasto qualcuno da visitare, e tre che si sono trasformati in ristoranti. Due hanno scelto la strada dell’innovazione, il Trabucco da Mimì e il Trabucco di Monte Pucci, mentre il Trabucco da Elia invece si è mantenuto più ruspante: pochi antipasti, pesce alla griglia, primi piatti. Pescato locale e tovaglioli di carta per mangiare come a casa, ma sospesi sull’acqua.

 

Day 2

La terra di nessuno fra il Gargano e la Valle d’Itria

 

Il mare è così bello che ammalia e così quasi tutti percorrono la costa fino a Manfredonia e poi alle saline di Margherita di Savoia. Noi decidiamo invece di svoltare e tagliare dall’interno il promontorio, guidando fra i boschi e la natura lussureggiante della Foresta Umbra. Il Gargano arriva ai mille metri di altitudine e quando il bosco finisce ci si ritrova con la vista su un’immensa distesa di campi, che si estendono fino all’orizzonte. È il Tavoliere delle Puglie, 3000 kmq considerati il granaio d’Italia e dove nasce il frumento per la vera pasta Made in Italy. La zona è agricola, il turismo è solo marginale e così fra Foggia e Bari, passando per la BAT-provincia di Barletta, Andria, Trani, non ci viene mai nessuno. Eppure è la Puglia più autentica, quella collinare delle Murge e di un lungomare frequentato solo da locals, della Trani hipster e ricca di ristorantini di moderna cucina pugliese sul porto e della zona di produzione della Mozzarella di Andria e delle olive di Cerignola. Per chi vuole andare al mare non ci sono spiagge ma rocce, calette pubbliche non sempre balneabili che si riempiono comunque nei week-end di motorini, ombrelloni, famiglie e teli mare colorati. Non ci sono mete da cartolina ma paesi con la loro tranquilla vita di provincia, i locali in piazza, il mercato la mattina e la chiesa la domenica. Posti in cui non c’è nulla da vedere oppure c’è tutto a seconda dei punti di vista. Noi ci mischiamo a centinaia di ragazzi per vedere la partita della nazionale sui maxischermi allestiti nella piazza di Corato, compriamo la focaccia barese con impasto di patate e pomodorini al forno Il Toscano e poi la sera dopo andiamo a mangiare uno dei panini più famosi di Puglia, da Marino a Noci. Instagram langue post strappa like ma ci sembra di aver vissuto qualcosa che ci rimarrà nel cuore più di quello che, ancora non lo sappiamo, ci aspetta.

 

Alberobello e Polignano, toccata e fuga

 

La Puglia è diventata meta turistica grazie a paesi iconici che sono finiti sulle cartoline e hanno fatto il giro del mondo richiamando il mondo qui, nel profondo sud del Bel Paese. Il centro del villaggio di agricoltori di Polignano è diventato famoso per aver dato i natali al cantante Domenico Modugno e per essergli stato di ispirazione per la canzone Nel blu dipinto di blu. Non so se tutti quelli che arrivano oggi lo sappiano perché in realtà si affollano nei vicoli del borgo fino alla celebre Lama Monachile, il piccolo porto naturale diventato una delle spiagge più fotografate d’Italia. Sarà anche un luogo comune, ma è proprio vero, anche se per arrivare all’acqua si fa lo slalom fra la gente che oltre a ricoprire i ciottoli si arrampica anche sulle pareti di roccia per prendere il sole: bisogna venirci. C’è chi nuota, chi si tuffa dagli scogli più alti, chi si fa il selfie dell’estate, italiani e stranieri, grandi e bambini, senza distinzioni. Noi ci immergiamo nell’acqua cristallina per spuntare la prima bandierina della check list della “Vacanza pugliese tipo”. Giusto per sapere, prevede anche un cono in una delle tre gelaterie storiche del Paese e un giro nella vicina Alberobello, quindi facciamo entrambi.   

Famosa per il suo borgo di trulli bianchi, Alberobello è entrata nella storia attraendo pullman di turisti mordi e fuggi e ha riconvertito il suo centro storico in negozio di souvenir a cielo aperto, concentrando in poche vie torpedoni di viaggi organizzati e comitive di curiosi. Il borgo è stupefacente ma architettura UNESCO a parte tutti vendono “originalissime” calamite pugliesi made in Cina e i ristoranti servono menù fissi di “vera cucina genuina” ed è difficile innamorarsi come pensavo guardando le foto sulle riviste. La sera scopriamo con rammarico che i tetti a cono di queste minuscole abitazioni che furono di poverissimi contadini si illuminano di un verde splendente degno di un film di fantascienza. Ma anche di rosa, giallo, rosso e blu se il titolare del ristorante di turno ha interpretato in modo ancora più zelante l’intento di rendere più scenografica la vista di un paesaggio che sarebbe già di per sé unico. Forse è meglio di giorno, senza luci artefatte, con il bianco che contrasta con i tetti di pietra. Forse è meglio girando dietro l’angolo del Rione Monti – la sola piccola area stravolta da anni di sfruttamento turistico dell’intera Alberobello, che conta in realtà 10.000 abitanti e una vita intera dietro la via pedonale punteggiata di ristoranti turistici. 

Leviamo le tende dalla Las Vegas in salsa barese in pochi minuti, interrogandoci sulla pianificazione turistica e del rischio di rendere una terra amata per la sua autenticità, la parodia di se stessa. Scopriremo in un paio di giorni che c’è chi da dieci anni almeno sta lavorando per questo.

*Paposce. Pasta della pizza cotta e farcita a freddo. È come un panuozzo, ma visto che non siamo  a Napoli, ha un’altro nome.

 

KEEP DRIVING

 

Valle d’Itria

 

Salento Coast to Coast