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Pile di ceramiche, colori e un’umanità reale e sincera

Le mie botteghe del cuore.

Il quartiere delle ceramiche di Grottaglie, vissuto e raccontato da Giorgia Eugenia Goggi

 

 

Ricordo perfettamente la mia prima visita al quartiere delle ceramiche di Grottaglie, nel Giugno del 2017 – appena arrivata in Puglia, per quella che doveva essere una short residency di due mesi. 

 

Era un caldo pomeriggio d’inizio estate. 

 

Feci un giro di tutte le botteghe, guidata da Carlo, mio carissimo amico che dopo qualche anno in Puglia conosceva molto bene tutti gli artigiani.

 

Fu un vero coup de foudre: artigianalità estrema, pile di ceramiche accatastate ovunque, colori miscelati a sentimento, l’odore dell’argilla fresca unita a un’umanità reale, schietta e affabile.

 

Tradizioni antiche e knowhow di generazioni si incontravano e fondevano armoniosamente a facce sorridenti, tinte accese, forme ancestrali e cordialità.

 

Io ero una forestiera (e lo sono ancora, benchè siano passati 4 anni dal mio trasferimento), mi mimetizzavo nel gran via vai di turisti che affollavano le strade intorno alle botteghe durante tutta la stagione estiva.

 

Malgrado il mio marcato accento milanese e le scarsissime competenze in materia, trovai da subito un canale di comunicazione limpido e preferenziale, un’enorme disponibilità a spiegarmi tutto, a raccontare storie, a rendermi partecipe ai riti di bottega che ogni giorno scandiscono le giornate di un artigiano.

 

Antonio Fasano

Il primissimo amore fu con Antonio Fasano.

 

La sua è una piccola bottega nel cuore pulsante del quartiere, mura di tufo, semplicissimi scaffali in legno grezzo e un piccolo laboratorio con affaccio su strada.

 

Antonio è noto per la sua proverbiale simpatia, i tratti somatici da attore di pellicola neorealista, le battute ammiccanti e la musica classica a tutto volume.

 

Antonio lavora con il fratello Ciro. Ciro è affetto da disabilità intellettive dalla nascita e Antonio, per tenerlo occupato e fargli fare qualcosa, incominciò a portarselo con sè in bottega e a farlo giocare con argilla e colori, non sapendo che avrebbe dimostrato ben presto di poterselo meritare quel posto. Suoi gli ormai iconici piatti e vasi decorati con visi astratti, dipinti a spesse pennellate di colori primari, accomunati da espressioni enigmatiche, volumetria pastosa e estrema riconoscibilità.

 

L’estrosità artistica di Ciro si accompagna a grandi classici della tradizione di ceramica locale che Antonio produce con dedizione, concedendosi a volte, qualche garbata variazione sul tema.

 

Franco Fasano

Altra tappa irrinunciabile è da Franco Fasano, vera star del contesto grottagliese.

 

Il suo egozio è ampio e ben organizzato, con un attento display delle tantissime collezioni in produzione – ma la vera imperdibile perla è il grande laboratorio a pochi metri di distanza che Franco è sempre ben felice di mostrare. Un grande capannone di stampo industriale con ampi lucernari che scandiscono gli spazi con fasci di luce calda, conferendo un’atmosfera teatrale e sospesa.

 

Qui convivono in armonia maestranze che si occupano di tutte le fasi produttive delle ceramiche, modellazione, decorazione, cottura e smaltatura. Ci sono artigiani che fanno parte del team “Nicola Fasano” da più di 30 anni, é uno spettacolo di rara bellezza osservarli al tornio: grandi blocchi di argilla vengono accarezzati con gesti sapienti e sicuri e in pochi minuti nascono forme regolari, morbide e armoniose. Benché Franco abbia alle spalle quasi 50 anni di attività e gestisca una squadra di 30 persone, non riesce a abbandonare la vita di bottega, lo si trova ogni giorno con il sue grembiule bianco addosso – fra una chiamata e l’altra, lui dipinge, decora, disegna quelli che definisce i “visi contemporanei”, con tratto sicuro e pastoso.

 

Il signor Franco, inoltre, è riuscito nell’ardua impresa di coniugare tutta la tradizione e l’artigianalità della sua famiglia con innegabili capacità imprenditoriali. All’attivo ha importanti collaborazioni con designer di fama internazionale, le sue ceramiche vengono spedite in tutto il mondo destinate ai concept store più cool del momento ed è sempre aperto a nuove sfide.

 

Giorgio di Palma

Voce fuori dal coro, è quella di Giorgio di Palma.

Designer, ceramista e artista, classe 81.

 

Dopo anni di archeologia e informatica all’estero, Giorgio decide di tornare a Grottaglie, suo paese natale e proseguire la tradizione di famiglia, il padre è ceramista e professore d’arte.

La sua ricerca creativa nasce proprio da questa formazione non convenzionale e per nulla accademica. 

 

Il suo spazio è al primo piano di un piccolo edificio bianco, si accede da una scala ripidissa, ritrovandosi in uno spazio animato da quelle che lui definisce “ceramiche di cui non c’era bisogno”, sono riproduzioni di oggetti di uso comune in scala 1:1, che tutti conosciamo, fanno parte della memoria del quotidiano collettivo.

 

Chiavi inglesi, pacchetti di gomme da masticare, evidenziatori, spazzole – tutto interamente realizzato in ceramica, con un’attenzione maniacale per la riproduzione fedelissima dei dettagli.

 

Totalmente privi di funzionalità, ma con un chiaro significato estetico, espressivo e antropologico. La sua è una chiara presa di posizione contro alla cultura del consumo, prendendo l’oggetto usa e getta e trasformandolo in eterno.

 

Ha ricevuto premi, menzioni, le sue ceramiche sono state esposte nei musei d’arte contemporanea di Europa, Asia e America.

 

Giorgio unisce con estrema naturalezza e semplicità la sua urgenza espressiva e visone artistica con il microcosmo grottagliese e le sue consuetudini, accogliendo gli avventori nel suo mondo in compagnia del fedelissimo cane Noia, raccontando la sua storia.

 

La Bottega Vestita

La Bottega Vestita.

 

Cosimo, fondatore e proprietario, la definisce come una chiesa, dove la ceramica è espressione di preghiera laica, lavoro e invenzione.

 

Cosimo, come la maggior parte dei ceramisti del posto, è figlio d’arte. Frequenta la bottega del padre da quando ha cinque anni, ha ricordi vividi di quei tempi, della tradizione ancestrale dell’argilla scavata nelle cave locali e impastata manualmente.

 

Gli ambienti del suo laboratorio sono carichi di ceramiche e bozzetti progettuali che testimoniano il percorso compiuto dall’apertura negli anni 70, dagli oggetti di uso popolare, alla tradizione ellenica, fino ad arrivare alle collaborazioni di design.

 

La cordialità e l’amore per il racconto sono tratti distintivi del suo modo di fare accoglienza in bottega, ha anche uno splendido terrazzo che domina l’intero panorama, dove Cosimo si diletta in racconti poetici della e riti pagani di buon auspicio.

 

Il quartiere delle ceramiche è diventato per me, come per molti, un vero luogo del cuore. Dove tornare, perdersi, concedersi il tempo necessario, entrare in contatto con le persone, sedersi sui terrazzi e ascoltare le loro storie. 

È un luogo unico che in sé ha tutta la semplicità e la magia delle cose vere, autentiche, fatte di duro lavoro, dedizione e una cospicua dose d’amore.