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Pianosa: tra Sogno e Realtà

L’ex isola carceraria, un paradiso incontaminato visitabile solo con guide autorizzate. 

Le isole dell’Arcipelago Toscano sono un incontro perfetto tra sogno e realtà: il fatto che per metà siano quasi inaccessibili le rende sommamente desiderabili.

La posizione e conformazione deve aver ispirato l’animo carcerario poiché ben quattro di esse (su sette) hanno avuto nei secoli funzione di esilio o carcere.

Nella mia insana passione per le isole poco accessibili, quelle dell’Arcipelago Toscano le centellino: ogni anno un pezzetto nuovo da scoprire.

Quest’anno mi regalo Pianosa, l’ex isola carceraria, un paradiso incontaminato visitabile solo con guide autorizzate. 

Mi sono sempre immaginata che le isole toscane con nome di donna fossero in qualche modo misterioso collegate: la Gorgona, la Capraia, l’Elba e Pianosa. 

Del resto, secondo il mito, l’origine di queste isole (dette le sette perle di Venere) è legato a un monile caduto dal collo della dea della bellezza e dell’amore e una ragione ci sarà se sono così magnetiche.

A Pianosa arrivo dopo una sveglia all’alba, la strada deserta in auto fino a Piombino e poi la traversata stipata in un traghetto con altri curiosi.

All’Elba carichiamo decine di villeggianti con ombrelloni, teli, cibo e acqua e finalmente, dopo una traversata burrascosa di vento e onda, approdiamo nella pianeggiante Pianosa, l’antica Planasia,

I passeggeri sono tantissimi, il Parco ha appena aumentato il numero giornaliero di visitatori a 450, tra molte polemiche e comprensibili preoccupazioni per l’ecosistema. 

Qui tutto è fragile e protetto, le specie di pesci sono ancora tantissime e libere, si avvicinano perché non sentono la minaccia e nuotare in quest’acqua trasparente e piena di vita è una gioia inattesa.

La quasi totalità dei villeggianti si ferma nella caraibica Cala Giovanna,  magnifica baia, una lunga lingua di sabbia fine e bianca che ci accoglie all’arrivo del traghetto e l’unica spiaggia dell’isola in cui si può sostare liberamente, fare il bagno e prendere il sole.

In effetti si può benissimo approdare in questa meraviglia e fermarsi a fare una giornata di mare – un paradiso terrestre per stendersi al sole, immergersi alla ricerca dei pesci, far giocare i bambini e godersi tutte le sfumature possibili di blu che qui uniscono acqua e aria. 

Volendo poi fare due passi, da Cala Giovanna si accede al piccolo paese con le sue fatiscenti meraviglie; le vecchie case, il porticciolo napoleonico, le insenature selvagge, le architetture dell’antica colonia penale; un insieme scompaginato di antiche costruzioni e cemento armato. 

Noi, invece, ci siamo regalate un bel trekking con una delle guide autorizzate di Ufficio Guide e il bagno nel paradiso ce lo teniamo per fine giornata, quando saremo belle cotte dal giro.

Certo, è inizio agosto, c’è scirocco e una temperatura sub-sahariana ma tant’è, l’estate fa il suo mestiere e a noi non resta che goderci caldo e sole mentre partiamo alla scoperta di profumi, rocce e natura incontaminata.

Per fortuna l’altezza massima qui è 29 metri sul livello del mare e la passeggiata sarà sconnessa ma non impossibile. Può sembrare un piccolo dettaglio ma se sei un gatto da divano non lo è, vi assicuro.

Non appena abbandoniamo la moltitudine al relax marino, Pianosa inizia il suo magico disvelamento.

Valentina, la nostra guida escursionista, è preparata e coinvolgente, appassionata di botanica e di dettagli ed è un piacere ascoltarla raccontare le sovrapposizioni umane e rocciose, ci aiuta a sopravvivere alle folate roventi dello scirocco.

Dal punto di vista geologico Pianosa è una bella stratificazione che regala giochi di roccia sorprendenti e tantissime conchiglie e pesci fossili in cui inciampiamo continuamente, con nostra grande meraviglia.

Gli archeologi hanno scoperto che la Pianosa glaciale era  densamente abitata e dal Neolitico porto naturale di attracco e sosta per le rotte mediterranee, come ci svelano i manufatti e le numerose grotte, riparo per i vivi e sepoltura per i morti. 

Sogniamo mentre Valentina ci racconta di magnifiche residenze, porti e commerci dell’età romana e di  una missione di archeologia marina che ha da poco ritrovato una distesa di anfore, marmi e laterizi perfettamente conservati e quasi tutte integri, una meraviglia.

I resti romani, peraltro, sono ben visibili e permettono di vedere e immaginare la vita sull’isola: la villa di Agrippa, nipote scomodo dell’imperatore Augusto, esiliato a Pianosa per omosessualità e dissolutezza, con il suo piccolo teatro, le vasche per terme e piscine, i marmi, le decorazioni a tema marino e i pavimenti a mosaico, si affaccia sul mare e guarda l’Elba: una posizione perfetta per oziare, divertirsi e perdersi nel blu.

Sempre romano è lo stupefacente sistema di catacombe (e un giro qui è d’obbligo), tre ettari e mezzo di cunicoli e sepolcri, un fitto intreccio di gallerie e enormi aperture per riunioni e celebrazioni di riti religiosi, che sono andati avanti fino all’epoca Cristiana.

La colonia penale a Pianosa, ci racconta sempre Valentina , viene istituita nel 1856 ma già nel 1814 Napoleone, arrivato all’isola d’Elba da poco più di due settimane, formalizza la presa di possesso dell’isola e la utilizza come territorio punitivo per i soldati indisciplinati.

Pianosa rimane carcere per un paio di secoli (qui fu anche detenuto Sandro Pertini), carcere di massima sicurezza delle Brigate Rosse e delle organizzazioni terroristiche e dopo gli attentati di Falcone e Borsellino si carica anche dei pericolosi detenuti di mafia fino al 2011, quando viene chiuso per sempre.

Oggi la struttura del carcere è abbandonata e fatiscente e il muro di cemento armato che circonda il paese fantasma e accoglie i visitatori a protezione della caraibica Cala Giovanna e delle rovine della villa di Agrippa, è uno schiaffo alla bellezza. 

Per fortuna la natura è talmente rigogliosa e il colore del mare talmente spiazzante che la tristezza di questa ingombrante archeologia industriale passa subito.

I pochi detenuti in regime semilibertà della Casa di Reclusione di Porto Azzurro si prendono meravigliosamente cura, insieme ad alcune cooperative, della manutenzione degli edifici, della coltivazione dei campi, degli orti e della gestione sia del ristorante da Brunello che dell’Albergo Milena, dieci camere ricavate nella residenza ottocentesca del direttore della Colonia Penale. 

Un bell’esempio di progetto inclusivo, come succede già a Gorgona dove detenuti e polizia carceraria gestiscono insieme il piccolo bar alimentari del paese(e anche qui, come a Gorgona, vale il gioco: indovina chi detiene e chi è detenuto).

E anche qui, come a Gorgona, il silenzio, gli odori e i colori sono stupefacenti.

Ma come si fa a raccontare il profumo di mirto, rosmarino e ginepro che ti assale d’improvviso o la vertigine di bellezza che ti fa vacillare quando, girata una curva, dietro ai cespugli, si apre una cala paradisiaca di roccia sedimentaria che sembra pan di zucchero? 

Come si fa a raccontare l’emozione di correre di soppiatto nel grande orto carcerario a vedere un esemplare enorme e rarissimo di Ephedra Foeminea, una pianta che sembra Mafalda, esiste da 130 milioni di anni, era il cibo dei dinosauri e sincronizza la sua impollinazione con la luna piena?

Come si fa a raccontare il verso lacerante e notturno delle Berte, rari uccelli ipovedenti che riescono a ritrovare il proprio nido e a individuare zone di pesca attraverso l’olfatto e che qui vengono a posarsi e nidificare? 

O il raro falco pellegrino che qui nidifica sulle scogliere e sui costoni rocciosi inaccessibili?

Come si fa a raccontare la prateria di posidonia risparmiata dalla pesca o le cernie, le aragoste, le orate, i dentici e le murene che si vedono nuotando?

O il raro, piccolo e snello Gabbiano Corso che qui ha colonie stabili e condivide gli isolotti de La Scarpa e La Scola con gli altri volatili? 

O, infine, le piccolissime orchidee spontanee che fioriscono a primavera, 17 specie tra cui la Marmorata, una bellissima specie endemica che esiste solo qui?

Forse la raccomandazione che in motonave si sente in continuazione “abbiate rispetto per questo paradiso”, è il commento migliore che si possa fare su Pianosa. 

Sarà difficile dimenticare lo stupore del blu e del verde, dell’acqua e delle rocce, i profumi dei fiori e degli arbusti, i fossili a ogni passo e i pesci che nuotano indisturbati tra le rovine romane.

La nostra giornata, perfetta fusione di sogno e realtà, una specie di viaggio senza tempo, si chiude magicamente con un banco di delfini che nuota e gioca indisturbato intorno alla motonave: non poteva esserci un arrivederci migliore.