Travel /
Food /
Flavors of Italy /
Lombardia

L’alternativa all’Acqua: Bollicine

“[…] il vino non è quello che vuoi che sia, è lui che dà.”

“Il vino che fai ti somiglia, soprattutto se è un vino naturale. Non riuscirei mai a fare un vino che non mi piace e non riuscirei neanche a venderlo.” Silvia Stefini, proprietaria insieme al fratello Federico della cantina 1701 Franciacorta, ne è sicura. A quasi un decennio dall’inizio di quest’avventura è soddisfatta e felice anzi, definisce il suo lavoro, ossia quello del vignaiolo, come il più bello di sempre. 

Tutto inizia intorno al 2010, quando Silvia e Federico cominciano a interessarsi per l’acquisto di un vigneto in Franciacorta, la loro terra d’origine. Le dolci colline franciacortine, come le ha definite il critico Andrea Grignaffini nella prefazione del libro “Le origini del Franciacorta nel Rinascimento Italiano”, sono tra i grandi territori spumantistici mondiali e rappresentano un vero e proprio caso ‘enografico’. Strette tra i fiumi Mella e Oglio, e il Monte Orfano, godono infatti di un microclima unico, ingentilito dal Lago d’Iseo poco più a nord. “Qui, fin dal Medioevo – scrive Grignaffini – si preparava scientemente un vino amabile e mordace che serbava pure non poche velleità in termini di invecchiamento tanto si preferiva vinificare in bianco, all’uopo, uve a bacca nera. Fu questo vino l’antenato del Franciacorta contemporaneo.” 

Secondo diverse testimonianze storiche, i resti di chiostri e abbazie benedettine (come Santa Giulia di Brescia) o di priorati cluniacensi, sono i luoghi originari di una coltivazione vitivinicola che è giunta sino ad oggi e che, ancora oggi, allieta palati nazionali e internazionali. Ed è proprio di uno straordinario vigneto di circa tre ettari nel centro di Cazzago San Martino e cintato da mura dell’XI secolo, insieme ad altri dieci in collina e una cantina ad essi annessa che Silvia e Federico diventano i nuovi custodi nel 2012. La loro idea iniziale di acquistare un piccolo vigneto giusto per produrre qualche bottiglia di vino, svanisce quando i Conti Vettoni Cazzago, un’antica famiglia nobile della zona, mettono in vendita i loro possedimenti. La 1701 era nata. “Abbiamo iniziato un po’ inconsciamente, col cuore e con la passione per il vino, ma soprattutto con l’amore verso la Franciacorta. Siamo inevitabilmente legati a lei, mai avremmo pensato di acquistare un terreno in un’altra regione d’Italia, non avrebbe avuto senso per noi.” 

1701, che prende ispirazione dall’anno di prima vinificazione del Brolo, il vigneto cinto da mura del XI secolo, è Silvia e Federico, ma anche Marco Benedini, l’agronomo che lavorava già per i Conti Vettoni Cazzago e che ha sposato la scelta per la biodinamica fin da subito, e più recentemente Giulio Salti. “Sapersi circondare di persone capaci e valide e che abbracciano il tuo progetto come fosse loro, questa è la nostra grande fortuna e direi bravura. Penso che sia fondamentale circondarsi delle persone giuste, dal punto di vista tecnico certo, ma soprattutto umano. Loro sono la 1701, siamo noi.”

Quello che aveva preso il via come una scommessa decisa con un pizzico d’incoscienza, in pochi anni si è trasformato in un cambio radicale della vita di Silvia che ha lasciato il suo lavoro milanese nella comunicazione per dedicarsi in tutto e per tutto alla sua nuova cantina, ma anche e soprattutto un modo di fare vino, legato alla natura, al territorio, all’ascolto dei suoi ritmi, piuttosto che a logiche di mercato e interventi artificiali. Con un vero e proprio manifesto, la scelta produttiva della 1701 si è indirizzata fin da subito verso il rispetto della terra e delle sue peculiarità, dunque sul biologico (certificazione nel 2015) e poco dopo sul biodinamico (certificazione nel 2016 a solo un anno di distanza dal biologico). Quest’ultima ha portato la scommessa di Silvia e Federico a un importante traguardo, facendola diventare la prima cantina biodinamica della Franciacorta. La visione dei fratelli Stefini, tanto semplice quanto potente, è sempre stata chiara: riportare l’attenzione sull’agricoltura, ritrovare la spontaneità e la crescita non forzata, la sensibilità che avevano i vecchi contadini nell’osservare la terra, comprendere ciò che un territorio può esprimere attraverso la valorizzazione delle sue biodiversità, e rintracciare la cultura del vino che si impara interiormente, tramite il gusto e i sensi. E perchè no, riscoprire il valore della vita e dello scorrere del tempo, ispirati alla storia secolare di questa terra unica. I vini 1701 sono dei vini lenti, richiedono pazienza e ascolto, nessuna forzatura. Solo così potranno esprimere pienamente la loro vitalità, carattere e virtù. 

c’è un mistero

nel terroir, ti avvicini

ma mai del tutto.

ascolta, ti ammansisce:

il vino non è quello che

vuoi che sia, è lui che dà.

 

PRODOTTI 

Oggi la produzione della cantina 1701 arriva intorno alle 60.000 bottiglie all’anno ed è composta da sei diverse tipologie e due novità:

Brut Nature, un vero e proprio ambasciatore delle scelte enologiche della cantina per il suo gusto pieno e bilanciato dato dall’unione tra le uve equilibrate dello Chardonnay e quelle più forti del Pinot Nero. 

Satèn, un Blanc de Blancs ottenuto dalla vinificazione di sole uve Chardonnay, ampio ed aromatico.
Rosè Natur che nasce invece dalla scelta, piuttosto radicale, di vinificare il Pinot Nero in purezza sulle bucce.

Riserva, o altrimenti detto il Vintage, a tiratura limitata, perché è frutto di una scrupolosa selezione del migliore Chardonnay e Pinot Nero raccolto nei vigneti Brolo e Collina solo nelle annate migliori. 

Tutti non dosati, dunque senza l’aggiunta di zucchero in fase di sboccatura. 

Sull’erba, uno Chardonnay rifermentato in bottiglia con il mosto congelato dalla vendemmia: un grande successo che da 1000 bottiglie di produzione arriva adesso a 8000 e più. 

Surnàt, IGT Sebino, Chardonnay vinificato e affinato in anfore di terracotta (pratica che non usa nessuno in Franciacorta), un modo per dare al vino la libertà di esprimere appieno le caratteristiche del territorio e del frutto.