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La Spaghettata di Mezzanotte

“[…] la spaghettata di mezzanotte non è un piatto e nemmeno un pasto, ma un’esperienza di condivisione.”

Metti una serata in compagnia, di quelle in cui si mangia, si ride, si scherza, e si perde la percezione del tempo che passa. Va a a finire che si fa tardi, ma ci sono ancora storie e aneddoti da raccontare, altre bottiglie di vino da stappare e allora qualcuno invita tutti a casa per continuare insieme. È proprio in questo momento che arriva l’intuizione: 

“Ce li facciamo due spaghetti?”

Una proposta così sincera da risultare irresistibile, e che – considerata l’ora – incontra anche un certo appetito che torna a fare capolino; del resto, si trova sempre lo spazio per due fili di pasta, che non hanno mai fatto male a nessuno. Pochi movimenti che sembrano una coreografia, e in un attimo c’è già l’acqua sul fornello, si cala la pasta e si mangia tutti insieme.

Così prende forma la spaghettata di mezzanotte, uno dei rituali più rappresentativi della convivialità italiana, che sfugge agli schemi di un pasto ordinario ma che comunque ruota attorno alla condivisione del cibo più iconico della nostra cultura.

Diversamente dalla maggior parte dei piatti che nascono nelle cucine italiane, in questo caso non c’è una ricetta specifica da seguire, non c’è giusto o sbagliato, non ci sono rigorose indicazioni sul procedimento o ricettari di famiglia che si tramandano di generazione in generazione: gli unici ingredienti sono la buona compagnia e un po’ di pasta. Solitamente tocca agli spaghetti aglio, olio e peperoncino, perché non richiedono troppe abilità e in pochi minuti sono pronti. Saporiti e sfiziosi al punto giusto, saziano chi ha appetito e al contempo ravvivano gli animi di chi inizia ad accusare il sonno. Sono perfetti per la pasta notturna, tanto da esserne diventati il simbolo. Tuttavia, ognuno la prepara come preferisce, in totale libertà, in base al momento e ai gusti. 

È proprio questo il bello. Non ci sono regole ferree, perché la spaghettata di mezzanotte non è un piatto e nemmeno un pasto, ma un’esperienza di condivisione. 

Forse è l’unica esperienza mangereccia in cui non riponiamo particolari aspettative culinarie. Anche se il risultato non è gourmet, va bene lo stesso. Anzi, meno è elaborata l’esecuzione, più sarà sincero e spontaneo il risultato. Per chi non è molto pratico ai fornelli, può essere anche l’occasione buona per recuperare punti, preparando un piatto che faccia bene al cuore dei presenti. Ognuno aggiunge il suo tocco personale, in base anche a quello che c’è in dispensa, e così un semplice piatto di pasta diventa qualcosa di unico ogni volta, un pezzo d’artigianato irripetibile e quasi mai uguale a se stesso. Un gesto d’amicizia, un abbraccio inaspettato. Un piatto spensierato che non ha bisogno neanche di una tavola apparecchiata: c’è chi lo mangia in piedi, chi sul divano, chi direttamente dalla padella, perché a quest’ora saltano tutte le convenzioni dei pasti e non si bada troppo alle formalità. Vuoi per la fame improvvisa o per la spensieratezza del momento, il rituale della spaghettata richiede una certa flessibilità sulla riuscita, sul formato stesso della pasta, sul condimento e pure sull’orario: infatti parliamo sempre di mezzanotte ma può accadere prima o dopo. Non c’è un orario prestabilito, il momento giusto si percepisce. C’è anche chi sostiene che sia sempre il momento giusto, e non mi sento di smentirlo. Le ultime due spaghettate notturne a cui ho partecipato erano ben oltre la mezzanotte e c’era anche un po’ di pomodoro sulla pasta. Ma cosa importa? 

Ciò che davvero importa, e su cui non si può chiudere un occhio, è il clima conviviale in cui la spaghettata si concretizza. È un momento che ha il potere di avvicinare le persone più di quanto non avvenga con un pranzo organizzato. Bisogna essere alla mano, avere l’attitudine giusta, la capacità di sapersi godere ogni momento senza prendersi troppo sul serio, la voglia di rilassarsi. C’è la scintilla dell’improvvisazione, un’arte in cui gli italiani non sono secondi a nessuno. Infatti la spaghettata più bella non viene programmata, ma accade quasi per caso al termine di un aperitivo andato per le lunghe, di ritorno a casa dopo un concerto o dopo il cinema, spesso dovendo controllare il tono di voce perché i vicini stanno dormendo. Può essere romantica, perfetta per concedersi un pasto dopo l’amore; può essere una riunione di famiglia, quando tra fratelli ci si ritrova affamati a tarda sera; o più semplicemente è la chiusura di giornata ideale tra amici che non vogliono dirsi ciao, che sono stati bene e che vorrebbero continuare la serata a oltranza. 

Oggi è un momento che riunisce le persone in modo più intimo, perché avviene soprattutto in casa, ma una volta era proprio con gli spaghetti aglio, olio e peperoncino che spesso si concludevano le cene in trattoria. Per i clienti più affezionati, o per quelli che si erano trattenuti più a lungo di tutti, non era raro vedere l’oste uscire dalla cucina direttamente con la grande padella fumante, pronto a distribuire piatti di pasta come se fossero bicchieri di amaro digestivo. Un’usanza così radicata nella nostra cultura, che ancora resiste in qualche piccola realtà, nonostante tutto. Posti del genere vanno (ri)scoperti perché mantengono vivo il ricordo dell’Italia dei cibi semplici, del bisogno di sazietà anche dopo una cena fuori, della condivisione informale che trasforma i ristoratori in padroni di casa e i clienti in ospiti. Tra le mura domestiche invece è ancora più diffusa e continua a ripetersi nel tempo, in barba ai fast food, ai servizi di delivery e ai supermercati aperti anche la notte, a testimonianza del fatto che due spaghetti in amicizia sono meglio di un piatto già pronto. Spaghetti e buonumore, cantava il Quartetto Cetra nel 1954, “Ricetta più pregevole non c’è […], un tavolo di amici, due chitarre e una canzone […]”, descrivendo perfettamente l’atmosfera di cui parliamo, fatta di serenità con una puntina di goliardia.

La spaghettata di mezzanotte è l’atto finale delle serate italiane più riuscite, un sipario filiforme e saporito che si abbassa lentamente su una giornata di cui domani parleremo ancora, anche solo per come si è conclusa: in compagnia, spensierata, davanti a un bel piatto di pasta.