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La Rossa: Dobbiamo Parlare della Ferrari

Non c’è racconto dell’Italia che non passi per la rossa.

È il titolo di un episodio di una serie di Netflix, ma è anche quello che dovevamo fare a Italy Segreta. Perché non c’è racconto dell’Italia che non passi per la rossa.

“Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un automobile, sicuramente la farà rossa”. Lo disse Enzo Ferrari, uno che “nella vita aveva sognato di essere Enzo Ferrari” e con caparbietà alla fine ha costruito un’icona. Il Cavallino Rampante è il sogno di ogni automobilista, un parco a tema, due musei, collezioni di prèt-à-porter, accessori di cartoleria, un ristorante… perché la Ferrari non è solo una macchina capace di correre veloce, ma un mito. 

La Ferrari è una delle bandiere dell’Italia nel mondo ma è prima di tutto una classica storia nazionale. Di quelle che cominciano nella povertà della provincia e finiscono a vincere (per il secondo anno di fila) il titolo di brand più forte del mondo per la  classifica annuale di Brand Finance, sopra Disney, Coca Cola, Rolex. Davvero? – ti chiedono a Modena. Per loro la Ferrari è semplicemente una specie di religione e un rito da osservare.

Ferrari Hooligans

I suoi fan si chiamano tifosi, e non importa chi si sieda al volante, se vinca o perda, la scuderia del Cavallino è come una squadra di calcio per cui si ha fede e basta. A Modena e dintorni ci crescono fin da bambini con i racconti dei nonni, le Ferrari d’epoca comprate con i risparmi e lucidate come argenteria, le gare all’Autodromo di Imola e i pomeriggi in famiglia o al bar davanti alla tv. Qui in Emilia la Ferrari non è sinonimo di lusso, è un sentimento popolare di appartenenza. Il culto delle belle auto gli scorre nelle vene: è la terra della Ferrari, ma anche di Maserati, Lamborghini e delle moto Ducati. Monoposto da gara a parte, è un’industria che dà lavoro a migliaia di famiglie da generazioni oramai e che ha sedimentato un certo gusto collettivo. In centro le auto sono parcheggiate ovunque, per strada ne senti il rombo ancor prima di vederle: wroooom wroooooom… sgasano trattenendo la potenza del motore verso Maranello.

 

Maranello, la città rossa

Maranello è la sede della fabbrica,degli uffici e dell’universo Ferrari. Incluso di “concessionaria” per la vendita, flagship store di abbigliamento a marchio, museo, ristorante firmato dallo chef Massimo Bottura. Ma anche di noleggiatori di auto decorati da statue a forma di cavallo alte tre metri e bar punteggiati di cimeli e scudetti. Per le strade sono tutti vestiti in tute rosse, abiti rossi, giacche rosse perché i dipendenti sono rossi proprio come le auto. Per attraversare la strada bisogna fare attenzione a bolidi rossi, attendendo il verde davanti a semafori uguali a quelli dei circuiti di Formula 1. Sembra un set cinematografico in cui passeggiano i turisti: arrivano da tutto il mondo (o meglio, arrivavano) per visitare la fabbrica, assaggiare un pezzetto del mito o ritirarne uno in carne ed ossa su quattro ruote da portare a casa. 

 

Slow food e fast cars

L’Emilia terra di Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma sarà anche la Food Valley, ma per gli appassionati è la Motor Valley, la Mecca dei motori. “Terra di slow  food e fast cars ama ripetere Bottura”, che ha trovato il modo di far convergere due universi d’eccellenza che procedevano paralleli. Nella sede di quello che fu dal 1950 la mensa aziendale della Ferrari, oggi lo chef italiano più famoso al mondo ha ridato vita al ristorante della casa automobilistica con una ristrutturazione conservativa degli interni e del menù. Bellissima. 

In queste sale è stato firmato l’atto di nascita della Formula 1 e l’ingegnere Ferrari amava fermarsi a pranzo e a guardare il Gran Premio davanti alla tv. Le foto d’epoca ritraggono tavolate scattate proprio qui negli anni Sessanta, nelle salette private ci sono ancora le tv e i piloti e dirigenti di oggi fanno esattamente come allora. Ci si siede su poltroncine rosse originali firmate da Vico Magistretti  in mezzo a cimeli storici, ma tutto è stato ripensato dall’architetto India Mahdavi. Nessuna nostalgia del passato, Enzo non avrebbe apprezzato, e così anche il menù è una tradizione attualizzata: Gnocco fritto e salumi (16€), Tortellini in crema di Parmigiano Reggiano (18€), Tagliatelle al ragù (15€), ovviamente, ma anche nuove creazioni del giovane chef modenese Riccardo Forapani come il Carpaccio di lingua salmistrata, lumache, prezzemolo e il Cotechino alla Rossini. Si beve Lambrusco e la sera si sbocciano bottiglie importanti. A pranzo ai tavoli si siedono clienti, curiosi, dirigenti delle tante aziende dei dintorni in giacca e cravatta, ma la sera e nei week-end qui c’è mezza Modena e dintorni che va semplicemente al ristorante per una grigliata della domenica, ma un po’ affumicata nel forno Josper, e si diverte come solo gli emiliani sanno divertirsi finito di lavorare

 

Quello che mancava

Esistono due tipi di tifosi del Cavallino. Quelli affezionati, morbosi, che non hanno mai perso un Gran Premio di Monza e hanno chiamato i figli Enzo o Michael (Schumacher). E quelli che ordinano Ferrari come utilitarie, accrescono le proprie collezioni private di pezzi unici, ordinano gli ultimi modelli e piuttosto che farlo a Dubai o Colonia, preferiscono venire di persona. Ricchi-ricchissimi e insospettabili cultori che trovi parcheggiati davanti a Casa Maria Luigi alle porte di Modena, il nuovo progetto di bed&breakfast di Massimo Bottura e della moglie Lara Gilmore. Una villa di campagna arredata con pezzi di design, una collezione d’arte che vanta pezzi di Damien Hirst e Ai Wei Wei, dodici camere e la chef canadese Jessica Rosval che prepara colazioni emiliane e cene con i signature dish del passato del tre stelle Michelin Osteria Francescana. Nei dintorni mancava un’ospitalità all’altezza e loro hanno chiuso il cerchio che tiene insieme motori, tortellini, alta cucina di ricerca. Prima dove andavano? Chiedo a Massimo Bottura. “Non restavano”. Questo luogo ha catalizzato un flusso turistico, che vuole dormire in una casa di campagna, svegliarsi fra i campi, uscire a cena in uno dei migliori ristoranti del mondo. A Casa Maria Luigia si può anche giocare a calcetto nelle sale della “polisportiva” che ospita Ferrari e Maserati sotto lo sguardo di una statua di Duane Hanson. Si dice che la cucina per gli chef sia una gioco, ma solo se non hai mai visto un (grown-up kid) bambino di Modena parlare di macchine… “This is for fighetti. But come to officina to see the real stuff” racconta Bottura facendo fare agli ospiti un giro della proprietà e aprendo le porte  del capannone con auto d’epoca e limited edition. Partono le foto ricordo, è tutto un ohhh!!!, wow!!!, what??, si indicano dettagli di volanti e uomini adulti e distinti cominciano ad accarezzare sedili come fossero curve femminili. Alla fine i tifosi che si possono permettere giusto un cappellino firmato e chi la Ferrari la usa come utilitaria… sono proprio tutti uguali. Se gli dessi dei colori e un foglio bianco, disegnerebbero un’auto rossa.