Culture /
Cinema

La Migliore Offerta

“E quale luogo più adatto se non l’Italia, patria della bellezza, per ambientare una storia con un tema così elegante?”

Il primo gennaio del 2013 i cinema italiani proiettavano per la prima volta “La migliore offerta” di Giuseppe Tornatore. Il film unisce a una trama ingegnosa, una protagonista altrettanto intrigante, forse l’attrice più ambita da tutti i registi: l’arte stessa.

E quale luogo più adatto se non l’Italia, patria della bellezza, per ambientare una storia con un tema così elegante? Il regista sceglie le città di Trieste, Parma, Roma, Milano e Bolzano per girare interni ed esterni della pellicola.

Assistiamo trepidanti alla metamorfosi di un uomo eclettico, collezionista affermato ed esperto battitore d’aste, che però è un soggetto schivo, burbero e solitario, così asociale e fobico da indossare sempre i guanti (a eccezione di quando deve toccare le opere d’arte, controsenso strategico che ci dà un indizio su come leggere la sua stessa psiche).

Un giorno, contattato per una valutazione, il vecchio signor Virgil Oldman (interpretato da Geoffrey Rush) fa la conoscenza di una giovane donna di nome Claire Ibbetson. Costei non esce mai, perché affetta da una grave forma di agorafobia. La Villa in cui abita si trova in provincia di Udine ed è storica, colma di opere e manufatti antichi e pregiati, appartenuti alla sua famiglia, ma di cui lei si vuole disfare. Affascinato dalla storia della donna (interpretata da Silvia Oaks), armato dalle comuni stravaganze, l’uomo cerca di “salvarla” e di convincerla a uscire dalla camera in cui si è auto confinata. E ci riesce, tra colpi di scena e menzogne, perché Tornatore ci mette in guardia: “I sentimenti umani sono come le opere, si possono simulare”. 

E’ evidente che, per Mr Oldman, la giovane Claire incarna una musa in carne ed ossa, un’opera vivente e, come per le donne immaginarie dei quadri che amava comprare e gelosamente custodire, se ne innamora perdutamente a tal punto da lasciare perfino il suo lavoro di mercante d’arte.

Fino a quel momento la sua collezione privata era composta da una costellazione di opere tutte rappresentanti ritratti femminili, ordinatamente disposte in un caveau segreto, nascosto al di là di una cabina armadio tra cui si riconoscono alcune delle donne dipinte più famose della storia: “Ritratto di fanciulla” di Petrus Christus (1470), “La bella” di Tiziano, la “Nascita di Venere” di William-Adolphe Bouguereau, e ancora “La Fornarina” e “La Muta” di Raffaello, Modigliani…e infine Claire, la donna che come una matrioska sembra contenerle tutte. Il primo vero amore di Virgil Oldman. Sarà sincero? Lo stesso Virgil dirà: “In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico”. E la perfezione tende soltanto al suo ideale. La sceneggiatura ha il suo termine ultimo in uno spazio senza tempo, sebbene ambientata in un bistrot affollato di orologi di ogni sorta, e termina a Praga (l’unica location nelle riprese che non è italiana insieme a Vienna). Il regista siciliano ha creato un thriller psicologico che mette in scena i vizi e le virtù dell’essere umano, il tradimento, l’amore e la sua forma idealizzata e sublimata nell’arte.

La camera da presa lascia lo spettatore con un grande interrogativo e fa riflettere sulla sottile linea che divide la vita reale da quella immaginata. La mente è un ingranaggio complicato. E il lavoro del critico lo è altrettano. Egli prova a interpretare segni e indizi per svelare i segreti che si celano dietro le opere d’arte che studia ma spesso non riesce, attraverso le parole, a descrivere le emozioni che un’opera d’arte gli suscita. E’ un divario che si può provare a colmare inseguendo le bellezze in tutte le sue manifestazioni e stravaganze. Ecco la febbre che coglie gli appassionati di cabinet de curiosities in giro per il mondo!

Ed ecco voi, vi state forse chiedendo come fare per costruire un proprio caveau segreto ricco di bellezze di ogni tipo?

Se lo standard è un tantino elevato, come quello di Mr Oldman, si dovrà fare affidamento al mondo spietato delle case d’asta. Oltre alle filiali italiane di Sotheby’s e Christie’s, che sono i nomi più noti del settore, le case più redditizie in Italia sono circa una ventina (Pandolfini è tra le prime e Wannenes  è tra quelle emergenti). Secondo Barnebys, la search engine dove trovare tutte le ultime news sullo stato dell’arte e sulle aste, in Italia sono circa ventimila i furti all’anno di capolavori, e il nostro paese, nel 2018, era al primo posto nella classifica mondiale di furti di opere d’arte, molto rare e costose. Le aste d’arte sono pubbliche e aperte a tutti. Ognuna ha un suo regolamento specifico, che può essere consultato online (e di quesi tempi le aste virtuali sono più numerose). 

Se invece il budget di cui si dispone è più modesto, basterà una passeggiata la domenica tra i mercatini vintage per rimanere stupiti. Così, tra un banchetto e l’altro del mercato e delle vetrine antiquarie, si può immaginare una storia per quegli oggetti accatastati, apparentemente privi di vita, dove ogni pregiatissima tazzina da tè in ceramica e ogni specchio consumato sono la testimonianza di ricordi sbiaditi. Qui la melodia di sottofondo non sarà più quella di Ennio Morricone, ma varia dal suono in lontananza del martello del banditore Virgil a quello dei cristalli di qualche antico lampadario, prismi caleidoscopici dai colori arcobaleno, che tintinnano vibrando nei timpani.

In un secondo momento si può andare a caccia, individuare artisti di nicchia e seguire le sue tracce. Se Oldman era ossessionato dai dipinti, questo non ci nega di poter avere anche altre manie: gioielli, design, libri, monete, vecchie stampe…

Se vi trovate a Bologna, e volete addentrarvi nel magico mondo dell’antiquariato e del second hand la meta sicura è Piazza Santo Stefano. 

Lungo la Strada Maggiore potrete poi trovare graziose botteghe e piccole gallerie d’arte, molto caratteristiche perché si trovano proprio sotto i portici bolognesi.

A Milano, invece, si può cercare in Brera e sui Navigli. Una volta che l’occhio si sarà abituato, sarà facile riconoscere qualche pezzo d’epoca rilevante. 

E per tenersi in allenamento e respirare atmosfere a regola d’arte, si può prendere in considerazione l’usanza di fare colazioni mattutine nei palazzi storici o nei musei, partecipare ai vernissages d’inaugurazione di qualche nuova mostra, anche solo per avere la chance di conoscere di più e sbirciare interi cataloghi. Per fare solo un esempio, a Milano c’è il caffè Fernanda della Pinacoteca di Brera, a due passi dal bacio di Francesco Hayez o il Bar Giacomo sotto Palazzo Reale. E che dire del caffè Terzi a Bologna, dove il Cremino è servito in un ambiente dominato da stucchi in stile veneziano? Trovate forse migliore offerta di questa?