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La Magia di Bolgheri

“Bolgheri è una storia di famiglia e allo stesso tempo del mondo.”

Bolgheri è una storia di famiglia e allo stesso tempo del mondo. E’ una storia che comincia lontano ma che è capace di raccogliere le innovazioni di oggi e farle proprie senza tradirsi mai. E’ una storia fatta di uomini intraprendenti, donne forti e una comunità aperta e in continua evoluzione. Bolgheri è un sogno racchiuso tra il mare e le morbide colline toscane. Adagiato in una sorta di anfiteatro naturale, l’antico borgo medievale è oggi un inno alla lentezza e al godimento di ogni momento in amore con la natura e la storia che l’hanno reso tanto speciale. Per il viaggiatore che vi entra dopo aver percorso il famoso Viale dei Cipressi, è il Castello dei Conti Della Gherardesca a fare gli onori di casa: la porta di ingresso infatti si trova proprio sotto la sua torre cinquecentesca. Da qui si srotola un susseguirsi di vicoli dove antiche botteghe, piccoli caffè e trattorie sonnecchiano al sole. Basta sedersi a un bar o su una delle panchine colorate che affiancano i vecchi palazzi in pietra perché il ritmo del respiro rallenti e prenda quello lento della brezza marina che dalla Costa degli Etruschi risale i prati per arrivare qui. 

La magia di Bolgheri è racchiusa proprio in questo: pur essendo ormai sui radar internazionali di guide turistiche e magazine di viaggio, questo piccolo gioiello in collina riesce a conservare la sua anima profondamente locale e a mantenere forte il legame con la terra che lo circonda. Camminando lungo i vicoli che lo compongono la sensazione è quella di essere ospiti di un unico grande nucleo famigliare. Chissà se anche Giosué Carducci si sentiva così mentre passeggiava e si innamorava della bionda Maria? A farci caso, le piazze e le strade portano prevalentemente nomi femminili: non c’è fama a Bolgheri (a parte che per il Carducci), non ci sono personaggi famosi. Ci sono i tavolini di un’osteria ai quali sedersi, vasi ricchi di fiori, muretti e case con mattoni che hanno sapori antichi. I personaggi storici vengono chiamati per nome e sono persone qualunque. C’è Teresa per una piazza, c’è Giulia per la strada principale e Lauretta per la sua controparte e c’è anche Lucia, la nonna di Carducci che qui ha abitato per 10 lunghi anni. Al centro del borgo – e della vita – c’è invece Piazza Alberto. Luogo perfetto per contemplare una giornata che passa lenta sorseggiando un calice di vino. Certo, Bolgheri è ormai sinonimo di vino, forse tra i migliori al mondo, ma mentre si esplora il borgo e ci si affaccia sulle colline sottostanti lasciando che lo sguardo corra quasi fino alla costa, ci si accorge che questo territorio non si limita a questo e anzi è capace di stringere chiunque in un caldo abbraccio che racconta di cavalli, bacche e piante medicinali. Le tradizioni da qui non se ne andranno, ma succede qualcos’altro di magico a Bolgheri: sebbene stretti nella storia e nella tipicità, il borgo e i suoi abitanti sono sempre stati capaci di lanciare il cuore oltre l’ostacolo e abbracciare l’evoluzione inevitabile e costante di un territorio. Senza tradirsi, alimentano e sostengono nuovi esperimenti di ospitalità contemporanea che lo rendono, ancora di più, un luogo senza tempo. Come senza tempo sono le storie di famiglia. 

Echi di storia…

E’ nella famiglia Della Gherardesca che la cura e l’attenzione per questo territorio privilegiato accendono la fiamma della scoperta e dell’intraprendenza e Bolgheri e i suoi dintorni iniziano un nuovo cammino composto da intuizioni e tentativi lungimiranti. La storia d’amore che tutti conosciamo tra Bolgheri e il vino inizia verso la fine del 1600, quando proprio i Conti decisero di piantare i primi vigneti nelle zone di San Guido e di Belvedere. Deve passare quasi un altro secolo perché questi tentativi non producano solo un vino di famiglia: è infatti con Guidalberto della Gherardesca (1780-1854) che avviene la svolta, territoriale e enologica. Il Viale dei Cipressi infatti porta la sua firma, ma determinante è la sensibilità con cui egli ha modificato i vigneti del tempo piantandone nuovi e delineando la prima bozza di quello che sarebbe diventato il consorzio oggi applaudito in tutto il mondo. Non a caso, proprio per la sua abilità, fu nominato nel 1833 Bottigliere di Corte del Granduca di Toscana Leopoldo II. La visione del Conte sopravvive e il terroir conserva nella sua memoria i cambiamenti da lui compiuti, ma il merito della fama odierna di Bolgheri va dato a due giovani sorelle: le Contesse Clarice e Carlotta, discendenti di Guidalberto e nuovi volti novecenteschi della famiglia Della Gherardesca. L’una ha fatto innamorare perdutamente il piemontese Duca Mario Incisa della Rocchetta, l’altra un Marchese Antinori della zona del Chianti che si trasferisce a Bolgheri portando con sé la conoscenza di 25 generazioni di vinattieri. Ed ecco che il destino aveva agito. Questo fazzoletto di terra premiato per il clima costiero diventa lo scenario perfetto per una delle storie d’amore più riuscite tra la natura e l’uomo. Alla fine della seconda guerra mondiale, il Marchese Incisa della Rocchetta decide di creare un suo vino, totalmente diverso da quelli toscani che venivano prodotti allora. Sceglie un podere soprannominato Sassicaia per tutte le pietre che era stato necessario togliere per renderlo coltivabile, importa Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc perché la terra di Bolgheri composta da sabbia, calcare, argilla, ciottoli e roccia vulcanica gli ricordava quella dei vigneti di Bordeaux di Graves e dell’Haut-Médoc, decide l’esposizione della vigna a nord-est proprio come nei vigneti francesi della Côte d’Or, e fa arrivare delle botticelle (barriques) più piccole rispetto alle tradizionali botti toscane. L’aiuto del Marchese Antinori è decisivo: dopo alcuni anni nei quali i locali ritengono quel nuovo vino imbevibile, con la vendemmia del 1964, il vino del Marchese comincia a raggiungere il successo che oggi pare così assodato, tanto che nel 1985 il Sassicaia, con l’etichetta disegnata dallo stesso Marchese, viene celebrato come il miglior Cabernet Sauvignon al mondo. 

 

DOVE MANGIARE

Podere Arduino 

 

DOVE DORMIRE

Relais Sant’Elena

La Suvera