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Bologna: La Dotta, La Grassa, La Rossa

“Bologna è come un’amica, di quelle capaci di mettersi l’abito lungo e venire con te a teatro per una prima e il giorno dopo sedersi sul bordo di un marciapiede a mangiare un pezzo di pizza con una birra in mano.”

“Lungo l’autostrada da lontano ti vedrò
Ecco là le luci di San Luca
Entrando dentro al centro, l’auto si rovina un po’
Bologna, ogni strada c’è una buca
Per prima cosa mangio una pizza da Altero
C’è un barista buffo, un tipo nero
Bologna, sai mi sei mancata un casino”

– Lucio Dalla

 

Ci sono delle città che mancano come le persone, di quelle a cui ripensi con un sorriso mentre ti si scalda il cuore e Bologna è facilmente una di queste. Lo è per chi ci ha vissuto come me, ma lo è anche per chi ci ha passato solo qualche ora o qualche giornata al sole, magari di sabato al mercato della Montagnola. E non è solo per la sua ottima cucina, per le trattorie, per i portici, per le feste in piazza e i colli tutt’intorno, per i grandi sorrisi e per l’accento morbido dei suoi abitanti, ma piuttosto per la sua indole unica che oscilla tra quella di una “signora bene” e la studentessa più irriverente e rivoluzionaria. Bologna è come un’amica, di quelle capaci di mettersi l’abito lungo e venire con te a teatro per una prima e il giorno dopo sedersi sul bordo di un marciapiede a mangiare un pezzo di pizza con una birra in mano. Bologna sa essere elegante e nobile così come spontanea, diretta, alla portata di tutti. E’ da sempre una città anticonformista e godereccia, sebbene molto religiosa, anarchica e allo stesso tempo estremamente solidale. Bologna è “la dotta”, perché ospita l’ateneo universitario più antico d’Europa che convenzionalmente si fa risalire al 1088, ma è anche “la grassa” per le sue trattorie, e “la rossa” per il colore dei palazzi. Bologna è di tutti e accoglie tutti. A Bologna si va per studiare, ma ci si ritrova a innamorarsi, si va per mangiare ma ci si ritrova (anche) a vivere. La città è talmente imbevuta di storia in ogni suo angolo che è impossibile rimanerne indifferenti. Ci sono frecce conficcate dal Medioevo nel soffitto ligneo dei portici di Palazzo Isolani, ci sono i resti di una basilica del II sec. a.C. sotto ai pavimenti di vetro di Sala Borsa, dentro all’antico Palazzo d’Accursio, ci sono palazzi come quello dell’Archiginnasio dove è racchiusa la storia dell’insegnamento universitario, oppure chiese come la Basilica di Santo Stefano che ne custodisce al suo interno altre sette, di epoche diverse.

Passeggiando lungo i 38 chilometri di portici che corrono lungo le vie del centro, ci si sente costantemente avvolti dalla storia e protetti: a Bologna si esce senza ombrello, tanto ci sono i portici. A Bologna ci si muove in bicicletta, che tanto è tutto a 20 minuti di distanza. L’urbanistica della città fa sì che ci sia continuità e che nessuno, neanche il palazzo nobile più particolare, possa isolarsi e spiccare sugli altri. A Bologna il Medioevo va a braccetto con il Rinascimento mentre strizza l’occhio ai resti di epoca romana. I personaggi illustri della storia, che hanno camminato lungo i suoi viali, sotto i portici, nelle piazze, sono stati artisti, poeti, studiosi, cantanti, giuristi e architetti, e se si viene a Bologna ci si sente tutti un po’ artisti, perché lei è capace di tirar fuori proprio questo da chi glielo lascia fare. E allora quando passeggerete in Piazza Cavour (la Piazza Grande cantata da Lucio Dalla), quando sarete in coda all’Osteria dell’Orsa per mangiare il miglior gnocco fritto della città, o da Vito per lasagne e stinco nella speranza di incontrare Guccini, quando avrete appena ordinato un caffè ai tavolini del Bar La Linea sotto gli archi di Palazzo Re Enzo, o due quadrati di pizza da Altero in via Indipendenza, oppure sarete in macchina in tangenziale e troverete la via di casa grazie a San Luca illuminato sui colli, saprete di appartenere per sempre a questa città e, come quando pensate a un amico, comincerete a sorridere.