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Cultura

Otto parole italiane che significano quasi tutto

…allora può significare praticamente qualsiasi cosa

Alcune parole italiane hanno una definizione da dizionario perfettamente rispettabile. Poi un italiano le pronuncia ad alta voce, e tutte le certezze svaniscono. Prego può darti il benvenuto in una stanza o chiederti di ripetere. Magari può esprimere speranza, dubbio, o un sogno che sai improbabile da realizzare. E allora può significare praticamente qualsiasi cosa, a seconda di quanto lo allunghi.

Il trucco non sta nel memorizzare più vocabolario. Sta nel capire che in italiano, come dici qualcosa può contare tanto quanto cosa dici. Ecco otto parole che fanno un lavoro sospettosamente intenso.

1. Allora

La parola che apre le conversazioni, riempie i silenzi imbarazzanti e a volte mette fine alle discussioni. Potresti probabilmente arrivare alla fine di un’intera cena italiana usando solo allora e le espressioni facciali appropriate.

  • ”Allora”: Allora, che facciamo? (Quindi, qual è il piano?)
  • ”A quel tempo”: Allora vivevo a Roma. (Vivevo a Roma in quel periodo.)
  • ”In tal caso”: Allora vengo anch’io. (Allora vengo anch’io.)
  • ”Allora?!”: Allora?! (Per quando qualcuno ci mette un po’ troppo a rispondere.)
  • ”E allora?”: E allora? (Qual è il punto?)

2. Prego

Una sola parola per gestire gran parte delle buone maniere del Paese. A seconda dell’intonazione, può anche segnalare che le buone maniere sono finite.

  • ”Prego”: ”Grazie!” — ”Prego!” (La risposta automatica a un ringraziamento.)
  • ”Dopo di lei”: Prego, passi pure! (Tenendo la porta aperta per qualcuno.)
  • ”Prego, dica”: Prego, dica. (Invitando qualcuno a parlare.)
  • ”Prego?!”: Prego?! (Con un sopracciglio alzato, quando non hai capito—o non puoi credere a—quello che qualcuno ha appena detto.)
  • ”Prego ogni sera”: Prego ogni sera. (Il significato letterale, per quando le buone maniere non bastano.)

3. Dai

Tecnicamente, una forma del verbo dare, che significa ”to give” in inglese. Nella pratica, copre tutto, dall’incoraggiamento all’impazienza, dalla supplica alla totale incredulità.

  • ”Dai una mano”: Dai una mano a tua sorella. (Dai una mano a tua sorella.)
  • ”Dai, andiamo!”: Dai, andiamo! (Stiamo partendo. Preferibilmente cinque minuti fa.)
  • ”Dai, ti prego!”: Dai, ti prego! (Una semplice richiesta che rapidamente diventa un affare nazionale pieno di dramma.)
  • ”Ma dai?!”: Ma dai?! (L’unica risposta ragionevole a un pettegolezzo particolarmente succoso.)
  • ”Dai, racconta!”: Dai, racconta! (Ora vogliamo i dettagli.)

4. Magari

Forse la parola più versatile dal punto di vista emotivo dell’italiano. Permette a speranza, incertezza e delusione di convivere in tre sillabe.

  • ”Magari!”: Magari potessi partire domani! (Magari potessi partire domani!)
  • ”Magari più tardi”: Magari più tardi… (Forse più tardi. Nessuna promessa.)
  • ”Magari!”: ”Hai comprato una casa al mare?” — ”Magari!” (Hai comprato una casa al mare? Magari!)
  • ”Magari!”: Magari! (Incrociando le dita.)
  • ”Sì, magari…”: Sì, magari… (Pronunciato con quel tanto di sarcasmo che basta a far capire il punto.)

5. Certo

Breve, rassicurante e apparentemente semplice. Finché qualcuno non lo dice con il tono sbagliato.

  • ”Certo, vieni pure!”: Certo, vieni pure! (Certo, vieni pure!)
  • ”Certo che sì!”: Certo che sì! (Un sì enfatico.)
  • ”Certo, però…”: Certo, però… (Stai dicendo di sì. Tecnicamente.)
  • ”Sì, certo…”: Sì, certo… (Pronunciato con calma e una buona dose di scetticismo.)
  • ”Un certo”: Mi ha chiamato un certo Luigi. (Mi ha chiamato un tale di nome Luigi.)

6. Piano

Una parola che si sente a casa tanto in una sala da concerto quanto in un palazzo o sul sedile del passeggero di un’auto. Un raggio d’azione piuttosto notevole.

  • ”Piano”: Vai piano! (Rallenta! Di solito rivolto a chi guida.)
  • ”Piano”: Parla piano, dormono tutti. (Abbassa la voce, dormono tutti.)
  • ”Piano”: Abito al terzo piano. (Abito al terzo piano.)
  • ”Piano”: Ho un piano. (Ho un piano.)
  • ”Piano”: Suono il piano. (Suono il piano.)

7. Rete

Un pescatore, un commentatore sportivo e la persona che ti ripara il Wi-Fi usano tutti questa parola. Nessuno dei tre sta parlando esattamente della stessa cosa.

  • ”Rete”: Una rete da pesca. (Una rete da pesca.)
  • ”Rete”: La rete non funziona. (La rete non funziona.)
  • ”Rete”: Ha segnato una rete! (Ha segnato una rete!)
  • ”Rete”: L’ho trovato in rete. (L’ho trovato in rete.)
  • ”Rete televisiva”: Una rete televisiva. (Una rete televisiva.)

8. Culo

A proposito di parti del corpo, il fondoschiena degli italiani è riuscito a diventare sinonimo di buona sorte, duro lavoro e, a volte, entrambe le cose insieme.

  • ”Culo”: Sono caduto sul culo. (Sono caduto sul culo.)
  • ”Che culo!”: Che culo! (Un’espressione di ammirazione, invidia, o entrambe.)
  • ”Avere culo”: Hai avuto culo! (Hai avuto culo!)
  • ”Farsi il culo”: Mi sono fatto il culo per questo. (Mi sono fatto il culo per questo.)
  • ”Pararsi il culo”: Pararsi il culo. (Proteggersi dalle conseguenze.)