Una moneta cade nel jukebox. Un breve, sospeso momento di esitazione. Poi, quasi istintivamente, le dita digitano un codice alfanumerico, una sequenza ricordata senza sforzo come le poesie imparate a memoria a scuola durante l’anno. Dopodiché, è solo una questione di gusti: un twist irrequieto per adolescenti dal ciuffo ribelle, il twang di una chitarra surf-rock o la voce intrisa di archi di una diva pop degli anni ’60 si diffondono dai raffinati altoparlanti mid-century del jukebox.
Per decenni, la musica dell’estate italiana è stata definita dai tormentoni — canzoni pubblicate fuori dalla stagione di Sanremo per aumentare i profitti delle etichette che, quasi per caso, diventavano la colonna sonora della stagione. Risuonavano dagli altoparlanti degli stabilimenti balneari, dalle autoradio di un Paese che correva verso la modernità, dai giradischi portatili portati sotto gli ombrelloni a righe e dai jukebox dei caffè di paese e delle località balneari. Questo rituale ha dato origine al termine “ gettonato” — letteralmente una canzone che attirava più gettoni nel jukebox e, per estensione, quella che tutti ascoltavano.
Eppure, il suono dell’estate in Italia non è mai appartenuto esclusivamente a orecchiabili brani pop pieni di cuori infranti adolescenziali e dichiarazioni d’amore scarabocchiate sulla sabbia.
Dalla fine degli anni ’50 fino agli anni ’70, il cinema italiano ha catturato l’identità del Paese come nient’altro: le sue contraddizioni, le sue abitudini, i suoi piaceri e, inevitabilmente, le sue vacanze. Dalle spensierate commedie balneari alle fughe di Ferragosto, i registi hanno cronacato non solo i costumi di un’epoca ma anche il suo paesaggio sonoro, creando una colonna sonora alternativa dell’estate italiana che oggi suona incredibilmente contemporanea.
Compositori di culto come Ennio Morricone, Piero Umiliani, Armando Trovajoli, Riz Ortolani e Piero Piccioni hanno brevettato un suono distintivo, unico in Italia. Il caldo jazz mediterraneo si mescolava a influenze esotiche — bossa nova, samba, calypso e cha-cha-cha — mentre voci eteree e senza parole fluttuavano dentro e fuori come onde.
La qualità di questi film era tale che il confine tra commedia balneare e cinema d’autore spesso svaniva. Sotto la loro solare leggerezza si celavano riflessioni argute, pungenti e talvolta apertamente politiche su un Paese in transizione.
A posteriori, queste colonne sonore si uniscono per formare la playlist perfetta per vivere l’estate in Italia. È il tipo di musica adatto per guidare lungo spettacolari strade costiere, scoprendo calette nascoste e grotte marine nel Golfo di Napoli, o per abbandonarsi alle lenzuola fresche di una camera d’albergo sulla Riviera Romagnola prima di sparire in una notte di balere, luci al neon e zanzare.
Italy Segreta e CAM Sugar, sede del catalogo di musica per il cinema italiano e francese più grande al mondo, hanno curato “Summer in Italy Soundtracks”, una playlist che raccoglie la migliore musica mai scritta per l’estate italiana sul grande schermo. Ecco le storie dietro alcuni dei film e dei brani presenti nella selezione.
Il sorpasso (1962)
Musica di Riz Ortolani
Pochi film hanno catturato sia la libertà che l’alienazione dell’estate italiana come Il sorpasso. Il capolavoro del 1962 di Dino Risi segue l’impulsivo Bruno Cortona (Vittorio Gassman) e il riservato studente di legge Roberto (Jean-Louis Trintignant) in un viaggio on the road a Ferragosto che spazia dalle strade deserte e arse dal sole di Roma alle spiagge di Ostia e ai borghi addormentati della campagna, tra tombe etrusche e sagre di paese. Sotto il suo fascino spontaneo si cela uno dei ritratti più acuti mai realizzati dell’Italia durante gli anni del miracolo economico, una satira sociale che rimane incisiva oggi come oltre 60 anni fa.
Spesso considerato il film on the road italiano per eccellenza, Il sorpasso avrebbe poi ispirato Easy Rider di Dennis Hopper; non a caso, il suo titolo internazionale era The Easy Life.
Se il classico della controcultura di Hopper ha trovato la sua voce nel folk psichedelico dei The Byrds e nelle chitarre distorte degli Steppenwolf, Risi ha affidato il suo viaggio a Riz Ortolani, uno dei compositori che più elegantemente ha fuso il gusto mediterraneo con il jazz americano. La sua colonna sonora è una distillazione perfetta di quello stile: vibranti rielaborazioni di successi pop come “Quando, quando, quando” di Tony Renis e Alberto Testa e “St. Tropez Twist” di Peppino di Capri si affiancano a un jazz moderno e irrequieto, che si muove allo stesso ritmo esaltante della splendida Lancia Aurelia B24 Spider di Bruno.
Per gentile concessione di CAM Sugar
Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974)
Musica di Piero Piccioni
C’era un tempo in cui il cinema popolare poteva anche essere ferocemente politico. Pochi film lo incarnano meglio di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (Swept Away).
Uscito nel 1974, al culmine degli anni di piombo in Italia, il film trasforma una vacanza in barca ad agosto in una pungente allegoria della lotta di classe. Dopo un naufragio, la ricca aristocratica Raffaella Pavone Lanzetti (Mariangela Melato) e il marinaio comunista Gennarino Carunchio (Giancarlo Giannini) si ritrovano bloccati su un’isola deserta. La loro reciproca ostilità lascia lentamente il posto al desiderio, mentre il mare cristallino e il sole cocente di agosto sembrano, per un fugace momento, dissolvere ogni divisione sociale. La realtà, tuttavia, si rivela molto meno indulgente.
La colonna sonora di Piero Piccioni rispecchia questo mondo sospeso con un’eleganza naturale. Ritmi brasiliani, orchestrazioni lussureggianti e groove ipnotici, quasi tribali, si uniscono per creare un paesaggio estivo onirico. La musica è sopravvissuta a lungo al film stesso e si sente ancora perfettamente a suo agio attraverso un paio di cuffie su un lettino o a bordo piscina.
Per gentile concessione di CAM Sugar
La voglia matta (1962)
Musica di Ennio Morricone
L’estate è anche la stagione delle fantasie impossibili. In La voglia matta (Crazy Desire) di Luciano Salce, una delle migliori commedie dei primi anni ’60, un uomo d’affari di mezza età di successo (Ugo Tognazzi) si ritrova travolto da un gruppo spensierato di giovani vacanzieri, infatuandosi della magnetica Francesca, interpretata da Catherine Spaak. Quello che inizia come un leggero flirt estivo si rivela gradualmente come una riflessione agrodolce sulle promesse (e le illusioni) del boom economico italiano, quando sembrava brevemente che tutto potesse essere riscritto.
Come Dino Risi, Salce eccelleva nel mascherare il commento sociale sotto la superficie della commedia. La voglia matta è divertente, giocoso ed elegantemente disinvolto, eppure sottilmente malinconico, esponendo le ansie di una generazione sospesa tra la ritrovata prosperità e il passare del tempo.
La colonna sonora rispecchia questa dualità. L’esuberanza del pop da jukebox e dei dischi twist evoca l’energia irrequieta della gioventù italiana, mentre una delle prime colonne sonore di Ennio Morricone rivela un lato molto più intimo del film. Brani come “Sole e sogni” sospendono del tutto il tempo, trasformando il paesaggio estivo in qualcosa di onirico, fragile e nostalgico.
Per gentile concessione di CAM Sugar
Profumo di donna (1974)
Musica di Armando Trovajoli
Molti conoscono la storia di questo film attraverso il remake hollywoodiano con Al Pacino, ma l’originale è inconfondibilmente italiano. Diretto da Dino Risi, Profumo di donna (Scent of a woman) riunisce il regista con Vittorio Gassman in una delle interpretazioni più significative della sua carriera. Gassman interpreta il capitano Fausto Consolo, un ufficiale dell’esercito in pensione non vedente che intraprende un viaggio attraverso l’Italia accompagnato da un giovane soldato assegnato ad assisterlo. Quello che inizia come un viaggio on the road forzato si trasforma gradualmente in un commovente ritratto di orgoglio, vulnerabilità e inaspettata complicità.
La colonna sonora di Armando Trovajoli cattura ogni sfumatura del film con un’eleganza naturale, passando da momenti di malinconia a sprazzi di funk sofisticato e al calore lirico che definiva la sua scrittura. Al suo cuore c’è “Che vuole questa musica stasera”, composta da Trovajoli e interpretata da Peppino Gagliardi. Più che un tema musicale, è diventata un classico della musica popolare italiana: una ballata senza tempo la cui malinconia cinematografica è sopravvissuta a lungo al film stesso, tornando sul grande schermo in opere diverse come Operazione U.N.C.L.E. di Guy Ritchie e Lo spietato di Renato De Maria con Riccardo Scamarcio.
Per gentile concessione di CAM Sugar
La rossa dalla pelle che scotta (1972)
Musica di Sante Maria Romitelli
Altrettanto importanti per la storia del cinema italiano sono gli innumerevoli film di genere e i B-movie che, nonostante gli inizi modesti, hanno gradualmente trovato un pubblico devoto e guadagnato lo status di cult. Tra questi c’erano le commedie scollacciate e i drammi erotici che stuzzicavano scherzosamente le fantasie di un’Italia che cambiava, spesso con titoli deliziosamente sopra le righe come La rossa dalla pelle che scotta.
Se molti di questi film sono finiti nell’oblio, la loro musica ha fatto esattamente l’opposto. Le loro colonne sonore rimangono tesori nascosti e sono uno dei motivi per cui la musica per il cinema italiano è così spesso sopravvissuta alle immagini per cui era stata scritta.
Sante Maria Romitelli, un compositore di culto il cui lavoro sta ricevendo solo ora un riconoscimento più ampio, crea una partitura dove sensualità e fascino si dispiegano attraverso jazz sofisticato, bossa nova, clavicembali ipnotici e l’inconfondibile voce senza parole di Edda Dell’Orso, i cui vocalizzi eterei sono diventati uno dei suoni distintivi del cinema italiano negli anni ’60 e ’70.
Per gentile concessione di CAM Sugar
Le ore nude (1964)
Musica di Riz Ortolani
Non tutte le estati italiane si svolgono sotto ombrelloni affollati o lungo lungomari assolati. A volte accadono al chiuso, a tende tirate, dove desiderio e malinconia si confondono sotto la calura pomeridiana.
Il film di Marco Vicario Le ore nude segue una giovane donna, interpretata da Rossana Podestà, mentre vaga per Roma alla ricerca di indipendenza, intimità e di un posto tutto suo. Più psicologico che basato sulla trama, il film appartiene a quel notevole filone del cinema italiano degli anni ’60 che ha trasformato elegantemente l’irrequietezza emotiva dei suoi personaggi nel ritratto di una società in piena trasformazione.
La colonna sonora di Riz Ortolani cattura questa atmosfera con straordinaria compostezza. Lontana è l’esuberanza del jukebox; al suo posto ci sono delicate armonie jazz, un’orchestrazione ariosa e melodie che sembrano dissolversi nella foschia estiva. È il tipo di musica che racchiude l’esistenzialismo del silenzio e del desiderio estivo. Da ascoltare in un pomeriggio languido, quando il caldo rallenta il tempo fino a fermarlo.
