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Come la Toscana racchiude una stagione in bottiglia

Al Castello Sonnino, la prima regola del raccolto è non festeggiare troppo presto. Nessuno si congratula per quella che sembra essere un’ottima annata. Non ancora. Verso la fine dell’estate, i grappoli rossi sono carichi sulle viti e il lavoro dell’anno sembra ormai al sicuro. Eppure, tutti guardano verso l’alto. Una singola grandinata può rovinare tutto da un momento all’altro. “Fino al momento in cui non raccogli, non puoi sapere”, dice Leone de Renzis Sonnino, che supervisiona l’aspetto viticolo della tenuta. “Si tocca ferro fino alla fine della vendemmia”.

Questa suspense fa parte della vendemmia, essenziale quanto i test di maturazione, le squadre di raccoglitori e le cassette. Un’annata non è una formula eseguita annualmente, ma il racconto di una stagione irripetibile: la sua pioggia e il suo calore, i suoi sbalzi di temperatura, i temporali che si sono abbattuti e quelli che si sono sfogati altrove. Rosso Nobile parte da questa stessa idea, per poi ribaltarla.

Creata nel 1999 da Dr. Vranjes Firenze, celebre maison fiorentina a breve distanza dal Castello Sonnino, è stata la prima fragranza d’ambiente a ispirarsi al vino rosso toscano: non la riproduzione di una specifica annata, ma il suo ricordo più vivido e duraturo.

Per il 2026, Rosso Nobile ha ricevuto un’annata tutta sua, in una bottiglia bordeaux semitrasparente in edizione limitata. La sua forma ottagonale — un omaggio al Duomo del Brunelleschi — filtra la luce come un calice di vino, proiettando un bagliore granato tipico di un corposo rosso toscano controluce.

Laddove l’etichetta su una bottiglia di vino identifica un anno che non potrà mai essere riprodotto, questa “annata 2026” segna una nuova edizione di una fragranza che riporta in vita la vendemmia, stagione dopo stagione.

Sulle colline di Montespertoli, all’interno della sottozona più piccola del Chianti, gli oltre 40 ettari di vigneti di Sonnino circondano una torre fortificata del XIII secolo, un palazzo del XVI secolo e cantine costruite nel XVII secolo. La famiglia de Renzis Sonnino vive qui dall’inizio del XIX secolo.

Recentemente, le estati più calde hanno anticipato l’inizio del raccolto dalla metà di settembre verso la fine di agosto. Anche in questo caso, le uve non arrivano tutte insieme. Il Syrah destinato al rosé può essere raccolto per primo, mentre gli acini conservano più acidità e meno zuccheri; seguono le varietà bianche, poi i rossi, filare dopo filare. Ognuno deve essere colto al momento giusto. Troppo presto e il vino manca di maturazione; troppo tardi e la freschezza inizia a svanire.

Molto prima che sul palato, un’annata si rivela al naso. «Durante la vendemmia ci sono profumi che non si avvertono in nessun altro momento», racconta Virginia, sorella di Leone. È la scia dell’uva appena colta tra i filari, della frutta pigiata nella tramoggia e del mosto che inizia a fermentare proprio sotto casa. «Amo la cantina in questo periodo, impregnata dell’odore del mosto in macerazione con le bucce», le fa eco Leone. Per lui, è la nota olfattiva che riporta subito «a questo momento dell’anno così felice».

Rosso Nobile ricostruisce quella sensazione nota dopo nota. L’apertura è illuminata dall’arancia e dai fiori d’arancio, a cui seguono fragola e frutti di bosco, maturi e quasi succosi come una marmellata. La violetta dona corpo, mentre la betulla e la quercia temperano la dolcezza con una nota più scura e leggermente affumicata “Dà profondità. Dà eleganza”, spiega il naso di Vranjes Firenze Eléonore Beurnier a proposito di quest’ultimo.

“Estremamente generosi” è il modo in cui Beurnier descrive i vini italiani. “Mi sembra di bere e ‘mangiare’ allo stesso tempo, tanto sono ricchi”, dice. Rosso Nobile non cerca di riprodurre il bouquet di una singola bottigliama ricalca la struttura di un rosso importante: prima la brillantezza, poi la frutta matura, la densità floreale e, infine, il legno.

Per Beurnier, la parola “nobile” appartiene a Firenze tanto quanto il Duomo. “Penso che faccia davvero parte del DNA di Firenze”, afferma. “Nobile non è un aggettivo che useresti per Milano. Penso che sia un aggettivo che si abbina davvero a Firenze e alla Toscana”. Rosso Nobile non suggerisce un anonimo rosso della casa, ma un vino con pedigree.

Al Castello Sonnino, la nobiltà del pedigree si sposa con una disarmante autenticità. «Avevamo sempre amici intorno», racconta Virginia ricordando la sua infanzia in dimora, «un andirivieni continuo di persone che passavano anche solo per un saluto». Oggi la proprietà apre le porte a gruppi universitari e a un ristretto numero di ospiti, mantenendo però la sua dimensione intima. «Se vieni a trovarci, proponiamo sempre di mangiare insieme», spiega. «Amiamo il vino: è parte integrante della nostra cultura familiare, oltre che di quella italiana».

Il vino che alla fine arriva su quella tavola inizia molto prima che l’uva entri nella tramoggia. “Un buon vino, per la nostra filosofia, si fa in campo”, dice Leone. “Non si fa in cantina”.

La profumeria condivide questa devozione per le materie prime, anche se creare il profumo del vino richiede un abile atto di alchimia. Poiché le uve stesse non producono fragranze estraibili, Vranjes Firenze ha costruito Rosso Nobile attraverso un amalgama di altre essenze per evocare l’illusione della vite senza utilizzare uve vere.

Tornando in cantina, le uve raccolte a mano vengono diraspate, quindi indirizzate verso l’acciaio o il cemento a seconda del vino che si sta producendo. Il lievito converte gli zuccheri del mosto in alcol; successivamente, i vini più giovani trascorrono da sei a otto mesi a riposare nelle vecchie vasche di cemento della tenuta. I rossi più strutturati passano in rovere per 16-18 mesi — e a volte più a lungo, a seconda dell’annata.

Ancora una volta, il legno è lì per lavorare, non per mettersi in mostra. La lenta micro-ossigenazione ammorbidisce i tannini, regalando al vino maggiore struttura e longevità. Castello Sonnino predilige l’uso di botti esauste, che hanno già ceduto gran parte dei loro aromi alle annate precedenti. «Vogliamo che il frutto resti il vero protagonista», sottolinea Leone. Il rovere deve rimanere sullo sfondo: un perfetto equilibrio che impedisce a Rosso Nobile di scivolare nell’effetto di una marmellata di fragole.

Vino e fragranze condividono anche il rito del tempo e dell’attesa. Presso Dr. Vranjes Firenze, le singole materie prime vengono pesate e miscelate, per poi essere lasciate riposare prima dell’aggiunta dell’alcol e del successivo imbottigliamento. Beurnier definisce questa fase «maturazione e macerazione», mutuando i termini direttamente dal lessico della cantina. È proprio il tempo a permettere alle differenti essenze di armonizzarsi in un unico bouquet. «In fondo, gran parte del gusto si riduce all’olfatto — circa l’80%», osserva Leone. È la ragione per cui Rosso Nobile riesce a ricreare con tale fedeltà la sensazione di un’annata nel calice.

Da Sonnino, il vino può impiegare anni per arrivare a tavola. Il primo brindisi non aspetta così a lungo. Una volta che le ultime uve sono al sicuro in cantina, tutti possono smettere di guardare il cielo e dire quello che nessuno osava dire in agosto: è stata una buona annata.