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Liguria

Genova, la Signora del Mare

Arrivando a Genova vedrai una città imperiosa,

coronata da aspre montagne,

superba per uomini e per mura,

signora del mare.

Francesco Petrarca

 

Chissà se a fine 1200, quando batteva Pisa in mare rafforzando il suo dominio come Repubblica Marinara, la città di Genova sapeva che sarebbe stata, lungamente, soprannominata la Signora del mare. Protesa verso il Mediterraneo ma ben attaccata alla sua terra, Genova è altera e maestosa, monumentale nei suoi palazzi signorili scrigni di tesori d’arte, e umile negli antichi villaggi di pescatori oggi diventati suoi quartieri. Crocevia di popoli, pirati e nobili, come ci si aspetta da una grande città di mare, è una delle poche nelle quali la storia si è reinventata e le sue sembianze cambiate, adattate, modificate. Il pizzo stradale costruito dai suoi caruggi (vicoli in genovese), i parchi, le ville affacciate sul mare, le grandi piazze, o quelle piccole per ritrovarsi stretti la sera, le spiaggette rubate agli scogli e le scale di ferro per raggiungerle, i corsi pedonali, e le facciate strette e colorate: a Genova ci si può perdere per ritrovarsi, ma il mare fa da bussola.

Da dove ebbe inizio tutto? Alcune leggende narrano che Giano, dio “bifronte” protettore delle navi e delle monete, capace di rappresentare il passato e il futuro, sia il fondatore della città. A ricordarlo è il Pozzo di Giano in una piazzetta poco distante da Piazza Sarzano, costruito nel 1600 nel punto esatto in cui effettivamente Genova nacque, cioè dove si fabbricavano le cime e le sartie per il porto e per le navi. Ruvida ed elegante, Genova ha infatti un rapporto speciale con il passato, il presente e il futuro: spinge ad andarsene, ma come l’alta marea, riporta indietro tra le sue braccia. Italo Calvino scrisse che i Genovesi si dividono in due tipi: “quelli che restano attaccati agli scogli come le patelle e quelli che invece partono e vanno a girare per il mondo”. Perché è del mondo che Genova è figlia e madre, sorella e compagna. Camminare per le sue strade e carruggi è una continua esperienza di appartenenza e lontananza, di presente e di passato. Basti pensare che nel sestiere del Molo si trovano i portici di Sottoripa che risalgono al XII secolo e sono un esempio eccezionale del più antico sistema di portici pubblici in Italia. La via, protetta dal mare, era un’unica fila di botteghe a piano strada. Le spese di manutenzione del portico erano a carico del negoziante che, in cambio, otteneva il diritto di avere l’abitazione appena sopra al negozio. Meraviglioso destino anche per Strada Nuova, anticamente chiamata Strada Aurea e ora Via Garibaldi, che ancora oggi rappresenta una gemma urbanistica del centro storico tanto da essere stata importante punto di riferimento per l’architettura moderna (Pieter Paul Rubens ne realizzò disegni accuratissimi nel 1622 contribuendo a diffondere la conoscenza della città e il modello architettonico genovese in tutta Europa) ed essere ora Patrimonio Unesco.

C’è però un luogo dove godere della complessità di Genova ed è la Spianata Castelletto, un grande balcone sospeso sul centro storico. Torri medievali, cupole barocche e tetti d’ardesia conducono gli occhi verso il porto, fulcro di vita e di commercio da sempre. Per raggiungere questo belvedere si può utilizzare l’ascensore in stile Liberty oppure percorrendo a piedi le creuze, le piccole strade pedonali che un tempo portavano fuori città. Questa “donna bellissima, vestita di stracci” come l’ha definita il cantante Gino Paoli, non è fatta però solo dal suo centro storico e dal porto: a pochi minuti a piedi, terminato Corso Italia, si arriva nella baia di Boccadasse, borgo marinaro di piccole case colorate e barche di pescatori, talmente intatto da sembrare una cartolina. La teoria più accreditata sull’origine del nome, anche dal punto di vista dei Genovesi, è quella che attribuisce alla forma della baia che vista dall’alto sembra una bocca d’asino (bocca d’azë in genovese) il nome del borgo. Qui, mangiare un cono di pesce fritto pescato dal Centro Ittico seduti sulla spiaggia è pratica comune, per autoctoni e turisti.

Rimanendo lungo il mare sono le tantissime passeggiate a riempire i cuori dei più romantici e i gli occhi dei viaggiatori. Su tutte, la passeggiata Anita Garibaldi a picco sulla scogliera di Nervi è sicuramente la più rinomata e suggestiva. Da qui si può scorgere il promontorio di Portofino. Ma un altro ottimo panorama si vede dalle antiche mura dello Zerbino e di Santa Chiara, fino a perdersi nel mare dalle terrazze del museo di arte moderna di Villa Croce. Il porticciolo della marina di Sestri è incantevole, ma è l’elegante lungomare di Pegli, raggiungibile con battello dal Porto Antico, che ruba davvero il cuore (qui l’ultima domenica del mese viene ospitato un mercatino di antiquariato e modernariato). 

Se è di tesori d’arte che si è alla ricerca, Genova è casa di una serie di palazzi nobili dall’eccezionale fattura, con facciate decorate in stucco, marmo o dipinte, grandi atrii, giardini con fontane, saloni affrescati e arredi di pregio. Si tratta dei Rolli, ossia una raccolta di ricchi palazzi messi a disposizione dai loro proprietari come armatori, banchieri e mercanti, a visite di stato secondo un Decreto del 1576. A seconda del rango dell’ospite in visita, veniva selezionato un palazzo. Oggi, in alcuni casi sono ancora privati ma molti sono diventati sedi di banche o uffici, o musei, e durante i Rolli Days (aprile e ottobre) vengono aperti al pubblico, per rivivere i fasti di quando Genova era la Superba. La varietà delle anime di Genova è unica e da quella dei fasti dei Rolli ci si può trovare in quella più autentica del sestiere della Maddalena, in piazza Lavagna, lontano dalla folla. Qui un’immersione nella veracità genovese è all’ordine del giorno. La biancheria stesa, le case fitte e colorate, il ritmo lento, di quartiere, come in un paese ma dal volto estremamente multietnico. Per molti questa è la vera Genova, ma lei, in fin dei conti, si svela solo a pochi.

Consigli culinari e qualche indirizzo per vivere il meglio di Genova

Focaccia e pesto sono di certo le due bandiere genovesi più conosciute, sia in Italia che all’estero, ma la tavola della Signora del mare non si limita a questo. Pur rimanendo una cucina semplice ed equilibrata che spazia dal sapore di mare, a quello dell’orto e delle montagne, quella genovese è una cucina molto varia che si basa prima di tutto sull’olio di oliva e sulle erbe aromatiche. In tutte le gastronomie si trova sempre una torta di verdure che ricorda la classica pasqualina appena sfornata; qualche fetta di cima, il polpettone tipico della città fatto con la pancia del vitello e ripieno di piselli, uova e parmigiano, da servire fredda alle feste; oppure la pasta fresca, dai pansotti alle trofie, i primi da assaporare con un cremoso sugo di noci e le seconde rigorosamente al pesto. E poi le specialità dal mare: le acciughe ripiene, lo “stocche e bacilli” cioè uno stufato di origine tunisina fatto di stoccafisso e favette secche, oppure lo stoccafisso accomodato cioè con patate, olive, pinoli e pomodori, o ancora i fritti da passeggio. E infine le cugine della focaccia: la farinata e le panisse, entrambe fatte con farina di ceci. L’origine di queste ricette porta lontano, su una nave genovese, proprio dopo la vittoria della battaglia di Meloria contro i Pisani. Dai testi sembra che la nave fu colta alla sorpresa da una tempesta eccezionale che non la fece affondare ma ballare molto. Nella stiva, i sacchi di farina di ceci si scontrarono con i barili d’olio e l’acqua salata del mare che aveva fatto irruzione creando una poltiglia. I marinai la fecero seccare al sole e poi l’assaggiarono. Era nata la farinata. La panissa invece non è altro che striscioline di farinata fritte. Entrambe venivano servite nelle Sciamadde, antiche locande con forno a legna. Ora si trovano in panetteria o nelle trattorie dei caruggi.

Ecco alcuni indirizzi:

CAFFÉ / PASTICCERIA

Confetteria Pietro Romanengo

Marescotti di Cavo

Fabbrica di cioccolato Romeo Viganotti

 

MANGIARE

Il Genovese

Trattoria Ugo 

Antica Sciamadda

Antica Friggitoria Carega

Trattoria Arvigo

Sà pesta

Trattoria dell’Acciughetta

La Brinca

Bruxaboschi

 

 DRINK

Malkovich

Le Rouge 

Trattoria Ugo

Malkovic

Le Rouges

Confetteria Pietro Romanengo

Romeo Viganotti Chocolate Factory

Antica Sciamadda

Antica Friggitoria Carega

Trattoria Arvigo

Sà pesta

Trattoria dell’Acciughetta

La Brinca

Marescotti di Cavo

Bruxaboschi