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Ferentillo: Il Regno di Narnia

 

La tana del bianconiglio. 

L’armadio che si apre sul regno di Narnia. 

Una piattaforma ferroviaria che porta ad una scuola di magia. 

 

Ogni posto magico ha un’accesso speciale. La Valnerina in Umbria ha una galleria di 4km che porta ad una valle incantata piena di eremiti, mastri birrai, mummie, templari e frutti dimenticati. 

 

Son montato in moto nella prima estate sotto COVID e ho viaggiato dalla Toscana fino in Umbria, una regione spesso dimenticata dai turisti, e ancor di piú dagli italiani. Ciò che mi ha attirato a Ferentillo, una paese abbarbicato sulle coste di una valle, é stata una birra locale ispirata ad uno scultore, Ursus, che nel 740AC pensò bene di firmare il proprio lavoro dopo aver scolpito una pala d’altare in pietra. 

 

Appena varcato il tunnel mi trovai una valle cosi profonda, con fiancate cosi alte che il mondo scompariva, assieme ai suoni completamente assorbiti dai boschi scuri attorno a me. E’ abbastanza normale trovare castelli e torri in cima a colline e montagne ovunque vai in Italia, ma la Valnerina ha roccaforti costruite lungo le coste della valle che quasi come capre inbilico su roccioni son rimaste perfettamente ferme e stabili per un migliaio di anni, proteggendo la valle da nemici e intrusi, ma anche qualche turista. 

 

 

La mia guida e’ Roberta. Una ragazza piccola ma con un fuoco dentro che le da un’energia inspiegabile, nata in loco ma cittadina del mondo. Una che ha viaggiato ovunque, ma e’ sempre tornata alla valle perché: “Alla fine io sono di qui e la mia famiglia appartiene a questi luoghi”.

 

Ci siamo conosciuti tramite Instagram, quando postò una foto che parlava di un antico condimento Romano (colatura di alici) che ci ha portato ovviamente a parlare di cibo. Tutt’ad un tratto mi son trovato a scoprire una quantitá di piatti di cui non avevo mai sentito parlare, tutti provenienti da appena tre ore dalla cittá in cui sono nato, Firenze. 

 

Assieme a Giovanni, Roberta si occupa della produzione della loro birra artigianale. Magester (dallo scultore Ursus) una birra prodotta con ingredienti locali, fra i quali la Merangola. Un antico frutto dimenticato, iperlocale alla Valnerina, dal sapore amaro e dalla buccia spessa. Roberta mi spiega che a causa della latitudine e del clima, le olive venivano spremute piú tardi nell’anno e per ammorbidire il sapore i frati dei monasteri usavano gocce di Merangola per insaporire i piatti e le bruschette, aggiungendo cosi note dolci e fruttate. Recentemente questa pianta e’ entrata a far parte di un registro di risorse genetiche delle regione Umbra. Adesso vengono prodotti anche profumi, liquori, marmellate e miele con la Merangola, proprio come la Bianca Merangola, la famosa birra Magester che ha vinto diversi premi. 

 

Ferentillo e’ piena di personaggi speciali. Uno fra i quali Simone. La notte che arrivai era San Sebastiano, il patrono del paese. A causa del Covid, la processione era stata cancellata ed il prete aveva disposto sedie fuori dalla chiesa tutte perfettamente a distanza, permettendo a tutto i paesani di partecipare alla messa.

Per le piccole comunità italiane la religione e’ un fattore ancora molto importante e Simone lo sa bene. Durante l’inverno che ha colpito duramente l’Italia con la prima ondata di Covid, Simone assieme ad alcuni altri paesani, ha installato dei megafoni in modo che la messa potesse esser amplificata e trasmessa in tutta la valle, rimbalzando tra pietre e alberi fino alla case degli abitanti. 

 

“Molti anziani hanno bisogno di esser rassicurati. Hanno bisogno di sapere che il paese e la comunità sono ancora li presenti. Certo alcuni si lamentano a sentire le preghiere sparate dai megafoni, ma sai che? Alla fine c’e sempre qualcuno che si lamenta di qualcosa. Noi lo abbiamo fatto per aiutare i poveri anziani a casa. E’ importante che loro possano seguire i loro rituali quotidiani. Se gli togli pure quelli che gli rimane??”.  

 

Simone e’ un’elettricista ed e’ anche il marito di Roberta, ed insieme creare una dinamicità senza pari, sempre pronti ad aiutare il paese in qualsiasi modo possono, organizzando eventi e sempre sostenendo la comunità. 

 

 

 

La sera di San Sebastiano fui ospitato a casa di Roberta. Mi offrirono un’intera selezione di birre Magester e del salame di cerbiatto e coppa fatti in casa che furono dati a Simone in cambio di alcuni lavoretti in casa. Simone scoppia a ridere mentre prende un’altro pezzo di coppa. “Quando la gente non ha soldi preferiscono condividere quello che hanno. E certe volte non e’ brutto tornare ai vecchi sistemi…certo che i soldi non fanno schifo!”

Con calma fui convinto a salire sulla torre della chiesa. Quella notte Simone e Leo (il campanaro) avrebbero suonato le campane della chiesa e volevano che partecipassi all’evento. Nel giro di qualche secondo mi trovai a guardare dal basso in alto una vecchia scala di legno a pioli con un legno cosi liscio e liso dal tempo che non capivo come potevano salirci senza scivolare. La scala non aveva protezioni ai lati e si ergeva per 10 metri sopra di me. Roberta saltò sulla scala davanti a me e comincio a salire come una ragazzina. Poi mi guarda dall’alto e con un sorriso mi dice: “Dai andiamo!” 

Mi trovai ben presto a rimpiangere la mia statura. Ad ogni piano Roberta sgattaiolava tra le assi antiche urlandomi tra il rimbombare delle campane: “Occhio alla capoccia! Te sei alto! Aggrappati li, occhio ai piedi!”. Mi sembrava di essere sotto addestramento militare, e poi mi trovai tre piani sopra, guardando Ferentillo di notte fuori dalla torre e dimenticai tutto preso dalla bellezza delle luci e dell’aria fredda notturna. Davanti a me un uomo stava saltando a piedi uniti su una campana di qualche tonnellata, facendola dondolare a destra e sinistra. Al suo fianco un uomo più anziano spingeva con tutta la forza che aveva in corpo, come se volesse spingere la campana fuori dalla torre.  

Presto mi sono reso conto che la torre stava oscillando. A quell’altezza la forza centrifuga della campana era talmente tanto forte da far oscillare una torre in pietra di 600 anni senza farla crollare. Leo, uno dei campanari, conosce l’intera storia del paese, quasi come se ne fosse il custode. Sa delle schegge delle bombe che hanno colpito la campana durante la Seconda Guerra Mondiale, sa delle facce ridenti e piangenti scolpite lungo la campana, ma la cosa piú importante di tutte riguarda cio che sa del piccolo segreto vicino alla sagrestia.

Come un gruppo di ragazzetti del liceo, Roberta, Leo, Simone e altri tre campanari si lanciano giù lungo la scala a pioli e corrono in sagrestia, mentre il prete fuori sta ancora dicendo messa. Si erge li un frigo bianco, quasi piú sacro della croce stessa, con un bottiglione di vino bianco del contadino. In un attimo compaiono bicchierini di plastica, e visi arrossati dalla discesa sorridono mentre il vino sparisce in un sorso solo. “Cin cin!” Urla Leo. Roberta ci zittisce arrabbiata: “Ragazzi su!!! Stanno dicendo messa, ma voi rispetto proprio no eh??”.

Beviamo e sussurriamo uno vicino all’altro come se fosse un festino nascosto in gita scolastica col timore di esser sgamati. Poi barcolliamo fuori nella navata della chiesa dove Leo mi mostra un affresco con un monaco circondato da animali, un maialino di cinta senese, un alveare, frutti e cibo. Ci credo che i monaci avevano trovato rifugio in questa vallata.  “Ora et Labora” ha completamente senso adesso col vino di Leo in circolo. 

 

 

Ferentillo sembra un paesino normalissimo, costruito in una valle stupenda con tre fortezze che lo racchiudono, una chiesina molto classica, un paio di casette vecchie, ed un museo…pieno di mummie. Ma c’e un’eccezione. Secondo Giovanni Tomassini, qui e’ dove é nascosto il Sacro Graal. 

Giovanni e’ un famoso ricercatore che ha passato la vita intera cercando di imparare tutto ciò che poteva a riguardo del suo paese e della sua regione. Attraverso i suoi studi e viaggi ha cercato di capire il più possibile a riguardo degli ultimi anni dell’Ordine dei Templari. Molti di loro tornarono dal medio oriente e fuggirono in Umbria dove costruirono chiese e rifugi per i poveri. Ma non era l’unico motivo. Ogni zona in Italia ha un vescovo, tranne qui dove per qualche motivo il papa decise di prendere il potere, nonostante fosse una piccola valle nascosta con un paio di fortezze. Perchè mai il papa si sarebbe interessato di un posto come questo?

 

La chiesa di Ferentillo, costruita dai Templari, nasconde moltissimi simboli che in un certo senso raccontano questa storia. Una storia che secondo Giovanni e’ comprensibile a chi conosce i simboli che sono li in bella vista. Se capisci ciò che volevano dire i Templari allora saprai che c’e un tesoro nascosto.

Un tesoro “portato” da un uomo e una donna. Un uomo che non mori per risorgere tre giorni dopo, ma che scappò assieme ad una donna con un mantello rosso (Maddalena). Un tesoro nascosto sotto una botola, circondato da una serie di statue di santi, le cui iniziali compongono “Santo Graal”. Giovanni ha provato piú volte ad aprire la botola, finché la Chiesa stessa non e’ intervenuta chiedendogli di desistere e allontanarsi. 

Giovanni ha scritto diversi libri, non racconterò il finale, per che come dice lui: “Questo non e’ mica un film o un racconto.  Non sono qui per dirti come va a finire. Se vuoi imparare e capire devi studiare, proprio come ho fatto io.” Il suo libro più recente uscirà quest’anno ed ‘e composto solamente di immagini. “Ho fatto questo libro per persone che vogliono capire. Gli altri vedranno solo un libro di immagini.”

Sotto sotto anche Giovanni e’ un templare.  

 

 

Le giornate in Umbria sono state un baccanale di tartufi, carni e pregiati vini locali. Dagli arrosticini di pecora, agli stinchi di agnello con verdure amare sul lato, ogni piatto aveva il profumo delle colline scure, della natura selvaggia e della selvaggina appena cacciata.

 

Ho scoperto la barbazza un tipo di carne simile al guanciale (tranne che si trova sotto il mento ed è più grasso), cotto in olio con foglie di salvia e con aggiunta finale di aceto.I pezzetti di grasso croccanti e salati vengono lavati via dall’aceto purificante. Ne ho quasi mangiato un vassoio pieno. L’Umbria è sicuramente la terra dei tartufi: bruschette al tartufo, ciriole (come i pici ma più corte) che nuotano nel tartufo nero e cozze, uova fritte in padella annegate nel tartufo nero… Potrei continuare… Insieme a questi toni terrosi vengono i fagioli e le lenticchie, famose in tutta l’Umbria, ma ancora di più a Castelluccio, dove ogni primavera il vasto altopiano è testimone della fioritura di migliaia di fiori colorati preziosi nel processo di produzione delle lenticchie.

 

Il fiume Nera attraversa l’intera valle, dandole il nome “Nerina”. E’ considerato uno dei fiumi piú limpidi e puliti in tutta  Italia, ci crescono infatti piante rare che vivono bene nella  purezza, come i piccoli gamberetti (ora decimati da un virus straniero). Quelli del luogo fanno rafting lungo il fiume, seguendo le acque rapide e tumultuose della cascate delle Marmore. Una delle cascate più alte d’Europa, artificialmente creata dai Romani migliaia di anni fa. La leggenda dice che furono create  per nascondere un drago che si dica vive ancora nei dintorni. Ma per me e Roberta il fiume Nera ha un compito ancor più importante. Raffredda le nostre birre durante il caldo torrido di mezzogiorno.

C’e qualcosa di unico nel poter bere una birra con  ingredienti locali mentre l’acqua del fiume le scorre intorno raffreddandola prima di una bella sorsata. Non c’e pubblicità che possa battere quella sensazione. Ci beviamo un paio di birre, cercando di resistere mentre il ghiaccio ci sale lungo le vene dai  piedi su ai polpacci immersi nel Nera. Il sole di mezzogiorno non sembra piú cosi caldo. 

 

 

Una mattina ricevo un messaggio da Roberta: “Prepara gli scar poni e prendi un ombrello andiamo a trovare Pietro l’eremita”.  Qualche secondo dopo siamo in macchina, salendo le curve  a gomito della valle su su fino a quasi sopra le nuvole stesse  finche non raggiungiamo un piccolo villaggio antico. C’e una  macchina sola parcheggiata nell’intero paese. Scendiamo sotto  la pioggia battente e tutt’ad un tratto appare. Come una figura  biblica, l’eremita nei suoi sandali cammina verso di noi senza  ombrello, con un sorriso radiante, con capelli lunghi bianchi.  Tiene una mano sul cuore e ci accoglie felice. Attraversiamo un  paese vuoto, in cui lui vive temporaneamente finche non torna  l’estate e può tornare al suo eremo. 

 

Ci accoglie nella sua casa. Ha un’amica che lo e’ venuto a trova re, una bellissima donna che sembra vivere ancora negli anni  70 proprio come lui. Ci parla del suo passato, di come abbia  viaggiato per il mondo professando la parola di Dio prima di  tornare in Italia e trovare nell’Umbria il posto perfetto dove  passare gli ultimi suoi anni. Ci parla come se fosse un ragazzo,  scherza e ride e ci chiede del mondo, ma e’ aggiornato e capisce  tutte le problematiche. Ci invita a mangiare dei tarallucci e  ci chiede se vogliamo delle orecchiette. Purtroppo si era fatto  tardi e andiamo via. Ci chiediamo tutti se lo vedremo di nuovo,  anche se lui tutto contento rinnova l’invito ad andare a trovarlo  all’eremo in estate. 

 

Certe volte ci dimentichiamo del valore del tempo. Pensiamo  che il tempo scorra veloce come il fiume Nera, rapido e freddo.  Corriamo a visitare luoghi e paesi che sono lontani ed esotici,  sperando di trovare esperienze rare lontanissime. Eppure ciò che e’ esotico e’ quasi sempre vicino a noi, proprio dietro  l’angolo. Tutto ciò che devi fare e’ viaggiare un po piú a fondo,  anche se si tratta di attraversare una galleria di 4km.

 

Photos by Tommaso Fontanella