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La Befana dell’Epifania

“Abbiamo Tutti Bisogno Di Qualcosa In Cui Credere”

 

“La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte…”

 

Per noi i regali non finiscono a Natale e ci prepariamo a riceverli all’interno delle calze sistemate vicino al camino.

La Befana scenderà dal comignolo la mattina del 6 Gennaio…una tradizione che esiste da molto tempo prima che Babbo Natale iniziasse a consegnare i regali guidato dalle proprie renne.

Riuscite ad immaginare una donna di 90 anni (ha smesso di contare i propri anni secoli fa) fare una cosa del genere? Probabilmente no, ma per un bambino tutto è possibile.

È proprio lì che vive la magia.

L’Epifania segna la fine ufficiale del periodo natalizio, questa festività chiude la stagione natalizia e rappresenta il giorno in cui i Re Magi portarono i propri doni a bambino Gesù.

Ogni anno è tradizione festeggiare questo evento con la rappresentazione del presepe vivente, una sentita e accurata processione per le vie del centro della città e, udite udite amanti dei dolci, l’arrivo della Befana!

La leggenda narra che durante il loro lungo viaggio i Re Magi incontrarono una donna che, come ogni madre o casalinga italiana avrebbe fatto, offrì loro cibo delizioso ed ospitalità.

Dopo che la cordiale signora li ospitò e mostrò loro la strada per Gerusalemme, i Re Magi le proposero di andare con loro. Sentendosi sopraffatta dalla richiesta e in colpa nel lasciare i suoi numerosi compiti giornalieri che aveva da svolgere se avesse accettato, declinò e li salutò poiché sarebbero partiti l’indomani mattina.Si pentì della sua scelta immediatamente e si mise in viaggio da sola, cercando il bambino Gesù in ogni casa, offrendo caramelle e doni a tutti i bambini che incontrò lungo la sua strada.

Da allora ogni notte tra il 5 ed il 6 Gennaio lei riprende la propria ricerca munita di scopa volante, indossando la lunga gonna coperta dal grembiule rattoppato, il fazzoletto in testa annodato sotto al mento e regalando giochi e dolcetti a tutti i bambini.

Con indosso i nostri pigiami a quadrettoni, prepariamo con molta cura e trepidazione, biscotti, mandarini e grappa per far sì che la Befana si riscaldi. Ogni sera del 5 Gennaio prima di andare a dormire, chiudiamo gli nostri occhi e sussurriamo desideri tenendo le dita incrociate dietro alla schiena; questo ci permette di infrangere le nostre promesse, fatte mentre giuriamo solennemente portando una al cuore. Mentre proviamo ad addormentarci facciamo ammenda sperando di essere perdonati per un paio di dispetti fatti durante l’anno. Quella notte ci addormentiamo immaginandoci la Befana mentre riempie le nostre calze con piccoli doni invece che con il carbone, nonostante negli ultimi anni sia stato sostituito da mattoncini di zucchero nero (niente male!).

Quanto era bello credere in qualcosa… senza “se” o “ma”, semplicemente credere in qualcosa di così magico da tenerci svegli tutta la notte.

 

La mattina del 6 Gennaio, proprio come quella del 25 Dicembre, deve essere una delle poche mattine durante la quale i bambini si svegliano grazie alla pura eccitazione che li fa correre verso il salotto.

Eccitazione palpabile nell’aria e di cui il ricordo è ancora vivo in noi.

Il desiderio di venire a conoscenza di quello che si cela dietro a quel velo di mistero, che ha sempre avvolto il personaggio della Befana, aggiunge a questa festività un fascino incredibile.

Spade di legno, bambole di pezza, soldatini e monete di cioccolato.

Poi abbiamo una scelta da fare tra tirar fuori dalla calza i dolci uno alla volta oppure, per i meno pazienti (come me), il metodo è molto semplice: capovolgere la calza così da rovesciarne tutto il contenuto sul pavimento.

Mi piace pensare che ci sia un bambino dentro ognuno di noi che rincontriamo improvvisamente ed inaspettatamente  in qualche raro momento.

Momenti con la famiglia, circondati dalla tradizione o in quei posti che amiamo chiamare casa.

Abbiamo bisogno della tradizione, ci tiene saldi a sé, in grado di scandire il tempo che passa e di regalarci un senso di sicurezza nel rivivere le stesse azioni anno dopo anno.

La tradizione si intrufola tra marshmallow, pasta di mandorle e stecche di liquirizia e prende forme differenti a seconda della propria regione.

Noi optiamo sempre per la tradizione e se lo fate anche voi eccovene alcune tipiche del 6 Gennaio, l’Epifania:

 

Focaccia della Befana, Piemonte

Impasto a lunga lievitazione all’interno del quale si inserisce una moneta e porta fortuna a chi la trova. (Vi serviranno denti resistenti per questo)

Befanini, Toscana

Biscotti a forma di albero di Natale, campanelle o stelle aromatizzati con scorza di limone e decorati con zucchero colorato. Nati a Viareggio e poi adottati dal resto della Toscana, anticamente venivano preparati dai bambini e consegnati ai parenti (nel tragitto ne mangiavano la metà).

Pinza della Marantega (in dialetto Befana), Veneto

Uvetta, grappa, fichi secchi, pinoli e arancia candita. Focaccia anticamente preparata dai contadini e ricoperta da foglie di cavolo, messa sotto i carboni ardenti del falò durante i festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno e dell’Epifania.

A Roma la tradizione della Befana si vive e si respira a Piazza Navona (di cui si è sentita fortemente la mancanza quest’anno a causa del Covid). Zampognari, zucchero filato, mele caramellate e pan di zenzero. La giostra che sembra uscita dal film di Mary Poppins e mandorle zuccherate.

Buccellato, Sicilia

Pasta frolla a forma di ciambella che custodisce al proprio interno una ricchissima farcitura: fichi secchi, zucca candita, marmellata d’arancia, cioccolato fondente, noci e cannella.

A Milano ce la possiamo facilmente immaginare mentre prende gli ultimi dolcetti, prima delle consegne, da Marchesi.

Questo è il nostro dolce modo di concludere il periodo natalizio.

Dopo tutto cosa c’è di male nel credere in qualcosa senza dubbi o tentennamenti per un giorno all’anno?