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Oltre Tropea, Come Vivere la Calabria come un Locale

“Chi lo assaggia se ne innamora, proprio come la Calabria tutta.”

La Calabria è l’ultima regione italiana a non essere stata brutalizzata dal turismo di massa. Il posto giusto per non sentirsi un turista, perché non c’è turismo. 800 km di coste perlopiù popolate solo da calabresi in vacanza, montagne che fanno invidia alle Alpi (anzi, lo sono) da in meno di un’ora si può andare al mare., anzi due, Tirrenio e Ionio. La Calabria è bellissima ma se fino ad oggi lo sapevano solo i calabresi, il Time l’ha iscritta nella list of the world’s 50 greatest places of 2022 – ed è l’unica del paese. Non ci ero mai stata, sono partita da Milano e me la sono fatta tutta, in lungo e in largo per 3500 km di viaggio on the road a bordo di una Panda. In solitaria, anzi in compagnia di tanti compagni di viaggio incontrati lungo la strada.

La Calabria che deve essere raccontata

«In Calabria ci si passa per andare in Sicilia, o si resta se la Puglia era troppo piena». Me lo ripetono in tanti perché ad oggi il loro turismo lo considerano uno scarto, quello su cui ripiega chi voleva andare altrove, nei luoghi più rinomati. Per inciso, di quelli che una volta arrivati in Salento, Costiera o nella meta dell’anno si ritrovano in mezzo a troppa gente e troppi negozi di souvenir, e così cercano  su Google (ironia della sorte) i posti meno turistici e più autentici per fare esperienze “like a local”. Ecco, in Calabria – spoilero la morale dell’articolo – scartato un paio di posti, non c’è rischio. In Calabria ragioni storiche e culturali hanno rallentato un processo altrove irreversibile, preservandola vergine, inesperta, selvatica, calorosa: la Calabria è forse l’ultima costa italiana per veri viaggiatori dove immergersi nella realtà locale, non quella da cartolina rappresentata ad hoc e un po’ folkloristica, ma quella vera, fatta anche delle sue contraddizioni. 

Io che ci sono venuta apposta con un programma serrato fatto anche di “località minori” suscitando stupore misto orgoglio. Vogliono tutti una sola cosa: che la loro terra venga raccontata, ma bene. Oltre la ‘nduia, i Bronzi di Riace e Tropea. E per farlo, mi serviranno un fiume di parole. 

La costa tirrenica: la discesa

Il modo migliore per viaggiare è abbandonare l’autostrada e affidarsi alle statali per godersi il panorama. Arrivando da Nord, lungo la strada Tirrenica Inferiore, la prima tappa d’obbligo è il borgo di San Nicola Arcella per fare il bagno al tramonto alla spiaggia dell’Arcomagno, una sintesi perfetta della Calabria: è meraviglioso ma le informazioni sono poche, per arrivarci si sale e si scende su un sentiero impervio e ti devi portare dietro tutto quello che ti serve. Poi però è uno spettacolo che ha del mistico, soprattutto dopo 10 ore di viaggio da Milano. Festeggio con un calice di vino serale da Il Vicolo Vineria&Libreria che dà ufficialmente inizio al viaggio verso Sud.

La costa prosegue con Scalea e i suoi villaggi turistici all-inclusive che fanno molto anni Ottanta, i murales di Diamante (in inverno patria del cedro di Calabria) e poi via via paesini arroccati nell’interno con la loro trasposizione marittima di recente costruzione, con case anonime, spesso non finite che costituiscono l’architettura calabrese – contraddistinta dai tondini in ferro spuntare dai tetti in costruzione. Immancabile la tappa al Santuario di San Francesco da Paola, un giro ad Amantea e poi giù fino a Pizzo Calabro per il celebre Tartufo di Pizzo – un gelato ripieno di cioccolato. Tutti si fregiano di fare il migliore, in piazza, ma alla fine ho seguito consigli dei local e mi sono fermata invece da Enrico, prima di entrare in paese.

Oltre Tropea, nella vera Calabria agricola

Tutte le guide diranno di fermarsi a Tropea, città della cipolla ma soprattutto antica sede vescovile e quindi ricca di chiese e di eleganti palazzi nobiliari. Cartolina perfetta della Calabria con il suo Santuario di Santa Maria dell’Isola a cui fare le foto al tramonto è davvero scenografica: sopra la città è a picco sul mare, sotto alla Marina la spiaggia. Sono durata mezza giornata però perché la realtà sono troppi turisti, e mi sono lasciata così velocemente alle spalle i menù con spaghetti bolognese. Ho anche provato a visitare Spilinga, città della ‘nduia, salume morbido locale a base di maiale e peperoncino, piccantissimo, per scoprire però che nonostante la fama planetaria del salume, in paese non esiste molto. Per un mangiare c’è la pizzeria al Salumificio Monteporo e si può fare shopping da Sua Maestà il Porco, salumificio locale.  Oltrepassando Capo Vaticano ci sono il borgo di Palmi, la sua Tonnara che oggi è una bella spiaggia frequentata (turisti zero), e nell’entroterra la Piana di Gioia Tauro, estensione agricola immensa e pianeggiante. Qui mi sono fermata a dormire in  una realtà unica della campagna calabrese, la Tenuta Acton. Una grande azienda agricola dei discendenti di una famiglia inglese che si stabilì nel ‘700 nell’allora Regno delle due Sicilie e successivamente in Calabria, e anche ancora oggi coltiva ulivi e piantagioni di kiwi. Dei 40.000 ettari iniziali oggi ne sono rimasti “solo” 300, punteggiati di immensi ulivi, alitissimi, proprio dietro le camere ricavate negli alloggi dei contadini. La struttura è diffusa nella grande corte alberata con tanto di casa padronale (dove vivono i discendenti della famiglia e i loro bambini, che gestiscono il bed&breakfast) e una chiesa, dove mattina e sera si dice messa e ci si conosce tutti. Nel giro di 48 ore, ti senti a casa pure tu, ed è una delle cose più splendide che ti può succedere in viaggio.

Le città dai Greci alla primavera

La Calabria è terra di miti. A Scilla si diceva che vivesse un mostro marino, così cattivo da affondare le barche di passaggio. Oggi al posto dei ricoveri per barche nel borgo di Chianalea, sotto alla rocca, ci sono dei ristorantini deliziosi e non uccidono i turisti di passaggio. Questa è proprio la Scilla cantata nell’Odissea da Omero, la Sicilia è a poche miglia di mare e la Calabria è stata la culla della civiltà all’epoca della Magna Grecia.  Reggio Calabria, Sibari, Locri, Crotone furono città fiorenti sotto il domino greco e ancora oggi ospitano aree archeologiche e musei. Il più celebre quello di Museo Archeologico di Reggio Calabria dove sono ospitati le due grandi statue che hanno preso il nome di Bronzi di Riace dalla città dove sono state ritrovate. In attesa che venga costruito il Museo del Mediterraneo progettato da Zaha Hadid, Reggio Calabria resta comunque una meta da visitare. Per i musei ma soprattutto per la vita cittadina che scorre, letteralmente, lungo la pedonale Corso Garibaldi. In estate qui tutto si anima dopo le cinque di pomeriggio, appena il sole si placa, quando riaprono i negozi e la gente si riversa in strada. Sul Lungomare Falcomatà c’è chi passeggia, chi va in bici, chi mangia un cono della celebre Gelateria Cesare. Ai primi del Novecento, il poeta Gabriele D’Annunzio lo aveva definito il chilometro più bello d’Italia, peccato che poi era caduto nel degrado per quasi un secolo finché negli anni Novanta era tornato ai fasti di un tempo, palme e giardini da un lato, spiaggia dall’altro. Oggi è intitolato al sindaco artefice di quella che è stata chiamata la “primavera di Reggio” e sedersi per un drink al Piro Piro, vista mare, ti fa respirare uno spaccato contemporaneo di una regione sempre troppo dipinta come arretrata. Se durante le vacanze tutti vanno al mare in località spesso sorte di recente e che si animano giusto l’arco di una stagione, cercando il relax, è nelle città come questa, Cosenza e Catanzaro che si concentra la vita durante tutto il resto dell’anno. Pensare di scoprire una regione solo percorrendo la costa ha poco senso.

L’Aspromonte e i boschi della Sila

Le cartoline in Calabria raffigurano tutte il mare, eppure l’80% del territorio è montuoso, tecnicamente (geologicamente parlando) persino alpino. L’Aspromonte è parco nazionale, la sua vetta più alta, il Montalto, sfiora i duemila metri, ci sono gli chalet, nevica e si scia. Fa un certo effetto perché questa non è l’immagine del Sud Italia ma soprattutto perché bastano una trentina di curve per passare dal costume alla felpa. Lo chef Nino Rossi mi porta a raccogliere finocchietto di mare alla Marinella di Palmi e poi abete bianco e ginepro. Da autodidatta è passato dai banchetti di matrimonio a prendere la stella Michelin in quella che era la casa di famiglia trasformata in un elegante ristorante con qualche camera. Si chiama Qafiz, nome arabo che deriva da un’antica unità di misura dell’olio utilizzata anche in Calabria. Lo hanno fatto ambasciatore del Parco Nazionale dell’Aspromonte e così la domenica mattina mi porta per boschi mentre gruppi e famiglie si preparano per il trekking e i contadini allestiscono bancarelle di prodotti lungo la strada. Lui ci viene per fare foraging e raccogliere erbe per il suo cocktail bar Aspro e per piatti come il risotto, che è una transumana fra montagna e mare. Rognone di agnello, riso Carnaroli, porcini arrostiti, sugo allo scoglio, nepetella, rognone di pecora e il suo grasso. 

Fra i boschi ci finisco anche con Antonio Biafora, chef del ristorante stellato Hyle, sulle montagne della Sila. 150.000 ettari di altipiani coltivati e boschi resi celebri dai Giganti della Sila: 50 esemplari di pini secolari sopravvissuti quando dopo la Seconda Guerra Mondiale 90.000 ettari vennero abbattuti per pagare il debito di guerra agli alleati. Il bosco che si vede oggi è quindi relativamente giovane, ordinato, innevato per mesi durante l’inverno e con uno scenario che ricorda il Trentino più che la Sicilia. Anche i bucolici laghetti dal volto alpino non in realtà artificiali e sono stati creati per generare energia elettrica, ma sono oggi un’attrazione turistica in località come Lorica, in cui si può sciare e fare sport acquatici in estate. L’economia locale è legata all’allevamento di ovini e alla coltivazione e Antonio mi porta dai suoi fornitori di formaggi al caseificio La Sorgente dove piantano anche frutti rossi biologici e nell’orto de Le Delizie di Marianna coltivato con decine di varietà di frutta e verdura. Da lei ci si può anche fermare a pranzo, cucina quello che raccoglie e non si sceglie, che è un po’ il leitmotiv della Calabria: ingegnarsi dove di scelta se ne ha poca. Antonio Biafora ha fatto un po’ la stessa cosa. Cresciuto in cucina con il fratello, mentre mamma cucinava e papà pensava alla sala, di anno in anno hanno trasformato la trattoria in un piccolo resort con spa annessa, allestiscono banchetti e matrimoni nei due mesi scarsi di clima mite e in inverno si dedicano al ristorante gourmet che fa una cucina di montagna di pochi ingredienti: cuore di vacca Podolica locale, risotto con foglie tenaci di cicoria selvatica, ravioli di cinghiale con morselle, il tutto affiancato da una carta di vini calabresi – la più ampia è divertente incontrata in regione. 

I borghi abbandonati

La Calabria è la regione economicamente più povera d’Italia e con un territorio immenso popolato da meno di due milioni di abitanti: che ci sia poca gente in giro è naturale. In molti sono emigrati a Nord durante il Novecento e continuano ad emigrare anche oggi in cerca di lavoro. Il numero di borghi abbandonati nell’entroterra lo dimostra, luoghi come Campana, Roghudi, Nicastriello sono solo alcuni dei paesi arroccati che non contano più nessun abitante. E poi c’è Pentidattilo che invece sta cercando di rinascere grazie a qualche bottega artigiana e un ristorantino, e il borgo Vaccarizzo diventato prototipo di rigenerazione sociale grazie anche al MIT di Boston e Belmonte Calabro, che ha dato vita ad una vera rivoluzione, quella chiamata delle “Seppie” della facoltà di Architettura della London Metropolitan University che qui ci organizzano una summer school.  Non tutti scappano insomma e anzi, c’è chi come Wlady Nigro, ha deciso di mettere a frutto una laurea in Scienze Turistiche per promuovere la sua regione. L’ho trovato su Instagram grazie all’account @calabriafoodporn, sono diventata una sua follower e come ogni buona groupie ho voluto incontrarlo. Mi ha dato appuntamento da Mi’Ndujo, fast food calabrese con diversi ristoranti a Cosenza e Roma. Fenomeno locale, è una delle espressioni più genuine della cucina tipica che abbia trovato insieme a Brezza, fish bar del giovanissimo chef stellato Luca Abbruzzino a Soverato, la spiaggia dei catanzaresi. Anche questo vuole essere un format, non piccante ma basato su friselle, panini di mare, crudi e fritti, aperto fino a tarda notte. Sembra catapultato qui da Miami, e infatti punta ad essere spedito anche altrove, per portare una Calabria inedita. Niente stereotipi o luoghi comuni, giusto una buona birra artigianale al Bergamotto. 

Crotone 

Il bello di una destinazione poco turistica è che non ci si sente turisti, però è anche vero che non ci sono strutture, servizi, itinerari tracciati e comprensori organizzati.  Qui il turismo è ancora prevalente dettato dalla legge del ritorno che in estate e durate le vacanza riporta nella terra dei padri i calabresi sparsi per l’Italia e per il mondo. Negli anni Ottanta alcuni tour operator avevano costruito villaggi turistici a Scalea e Capo Rizzuto, oggi chiusi o diciamo decadenti. Poco altro è stato costruito lungo la costa, neppure gli ecomostri. Non si trovano hotel di grandi catene internazionali e il turismo di lusso sembra proprio ancora non pervenuto. Mosca bianca, il Praia Art Resort, cinque stelle di design e dal gusto internazionale, con un’eleganza e un lusso da Costa Smeralda ma prezzi calabresi. Un gioiello ricavato proprio ai margini di un comprensorio di case vacanze lungo la spiaggia di Praialonga, costa Ionica, dal magnate locale Raffaele Vrenna. Imprenditore, presidente di Confindustria Crotone ma idolo locale per aver portato il Crotone in serie A, ha dismesso investimenti in tv locali e rifiuti per darsi al turismo. Piscine private, vasche sul terrazzo, amache su cui dondolare sopra le onde del mare, ha costruito un piccolo universo Made in Crotone che è un avamposto della crescita turistica regionale. A luglio stavano per finire i lavori della nuova impresa, la discoteca Blu’70, locale storico della movida crotonese a cui vuole far fare il salto di qualità, per rendere Crotone una destinazione internazionale. 

Calabria coast to coast 

Se la costa tirrenica è blu, verde, con le montagne che arrivano al mare, in alcuni casi con vedute stile Jurassic Park, la costa ionica invece è brulla, mediterranea, con il mare basso e chiaro. Lo si vede poco alla volta guidando lungo la statale 106 che da Reggio Calabria porta fino al punto più a Sud d’Italia e poi di nuovo verso Nord passando per Locri, Siderno, Roccella Ionica…  oppure tagliando di netto la regione lungo la statale Jonio-Tirreno oppure percorrendo la panoramica Statale 1 e scollinando al Passo del Mercante. Tutti girano in Panda 4X4, vecchissime o ultimo modello, e fra strade strette e pendenze scoscese, mi sento perfettamente mimetizzata con l’ambiente. Montagne, boschi, massi enormi non a caso rinominati le Dolomiti del Sud dominano il paesaggio dell’interno. Facendo la costa invece per chilometri e chilometri si guida con il mare da un lato e qualche casa qua e là dall’altro, non belle ma poche. 

Poco più su a Isola di Caporizzuto c’è la riserva marina più grande d’Europa, a Capo Colonna le rovine greche, Crotone ha dato i natali a Pitagora e nel piccolo museo archeologico sono conservati manufatti che al Louvre avrebbero un’intera ala dedicata e attirerebbero visitatori da tutto il mondo. Da qui per ora solo il vino calabrese viaggia all’estero con successo, biglietto da visita importante del territorio. Se cercando informazioni e guide sulla Calabria si trova poco, si legge invece di più della rivoluzione dei Cirò Boys che alla fine degli anni Novanta cominciarono a valorizzare il vitigno autoctono, il gaglioppo, e a farne un vino identitario, in purezza, non merce da taglio per il Nord. Chi lo assaggia se ne innamora, proprio come la Calabria tutta.

Arcomagno Beach

Il Vicolo Vineria & Libreria

Santuario di San Francesco da Paola

Gelateria Enrico

Salumificio Monteporo

Azienda Agricola Sua Maestà il Porco

Palmi

Tenuta Acton

Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

Lungomare Falcomatà

Gelateria Cesare

Piro Piro

Aspromonte

Qafiz

Aspro Cocktail Bar

Hyle

Le Delizie di Marianna

Mi’Ndujo

Brezza Fish&Chill

Praia Art Resort

Pentedattilo

Vaccarizzo