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Brescia Capitale

“[…] la natura bresciana è di fare più che comunicare: in provincia vale l’arrosto, non il fumo”

“Brescia è una delle provincie più sorprendenti e contraddittorie” scriveva il giornalista Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia del dopoguerra, anno 1954. Nel 2022 rileggere le sue parole, non sembra cambiato molto. Rispetto ad allora esistono le stesse piazze, le stesse chiese, gli stessi siti archeologici e le medesime bellezze, ma soprattutto esistono gli stessi bresciani, che lui stesso definisce accaniti al lavoro, ostinati, risparmiatori, tradizionalisti nelle idee amministrative e fanatici della loro indipendenza – rubandomi le parole di bocca. I bresciani erano e sono così, impregnati di spirito d’iniziativa, tanto da averli portati a guadagnarsi il titolo di Capitale della Cultura 2023. Brescia capitale quindi, anche perché – ma lo ha sempre detto Piovene – questa è una terra “autarchica istintivamente ”. 

 

L’itinerario classico

Brexia in latino, la città conserva lo splendido Foro Romano, un intero complesso archeologico, il più grande e meglio conservato nell’Italia settentrionale. Brescia è stata iscritta però nella lista dei beni patrimonio mondiale dell’UNESCO grazie ad un’eredità successiva, quella di epoca longobarda presente in città come la Chiesa e il Monastero di Santa Giulia che contiene migliaia di opere d’arte e reperti archeologici. Brescia vanta un castello che domina la città e circondato da un ampio parco pubblico, il palazzo della Loggia in stile veneziano, il duomo vecchio e il duomo nuovo, le sue belle piazze come la fascisissima Piazza Vittoria, quella in stile veneziano di Piazza della Loggia, Piazza Paolo VI da cui ammirare il Broletto e la Torre Bruciata, e poi Piazza del Foro che dà accesso al Parco archeologico. Questi gli itinerari classici, scritti in ogni guida, ma se c’è un passato glorioso da visitare, a Brescia oggi si viene più che altro per ammirare l’intraprendenza e i segni del moderno genius loci bresciano. 

 

Il genius loci

Il monumento più iconico della città è il Torrione, primo grattacielo costruito in Italia e primo grattacielo in cemento armato d’Europa che con i suoi 15 piani si erge imponente nel suo stile razionalista su Piazza Vittoria. E poi Santa Giulia, museo che è diventato una case history in quanto a esposizioni temporanee, così acclamate che negli anni Duemila resero Brescia (non Roma, Firenze o Venezia) la prima città in Italia per visitatori di mostre. Brescia la si gira a piedi, agevolmente, ma hanno anche la metropolitana: 17 fermate e un totale di 13 km (una passeggiata, appunto) scintillanti di vetro, specchi e acciaio abbelliti però da opere d’arte grazie al progetto SubBrixia. Una delle opere è un cartello con il nome della città scritto sottosopra, a rappresentare idealmente una seconda città, quella archeologica che si sviluppa sottoterra – o quella underground dei locali e della vita notturna, il vero B-Side di una città votata al lavoro. 

 

AAA: armi, auto, acciaio

Metà montanara, un quarto collinare, un quarto pianeggiante, la provincia di Brescia è abitata dai discendenti di agricoltori che per secoli se la sono vista con una terra dura. Poi in una cinquantina d’anni con uno sbalzo prodigioso a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento si è ritrovata culla dell’industria pesante nazionale. Fra le sue valli è nato il “Distretto del tondino” della metallurgia e  si producono armi e motori, le due passioni locali. Lo si capisce dal culto per le belle macchine che sfrecciano per le strade e su fino nei borghi di montagna, dove già ai tempi di Piovene si guidano auto sportive.  Qui ha sede la Beretta, quella delle pistole e dei fucili, qui è nata e ogni anno parte la corsa delle Millemiglia e ci si è inventati persino la Champagne italiana, trasformando le colline che la separano dal Lago d’Iseo nella zona della Franciacorta, nome del famoso spumante italiano. A Brescia si produce spumante, si beve o meglio oggi si “sboccia” celebrando quello che una volta non esisteva: il tempo libero. 

 

Areadocks e il segno del cambiamento

“Nel 1995 quando abbiamo aperto era un’epoca di oscurantismo. La notte era un tabù, bisognava lavorare mica divertirsi” racconta il fondatore di Areadocks Alberto Marengoni, “un po’ come oggi a Bergamo” dice scherzando. Ex rugbista professionista (sport che a Brescia conta più del calcio) ha aperto negli anni Novanta la prima steak house della città, Seconda Classe, ristorante che negli anni si è espanso fino a diventare un mega progetto di riqualificazione urbana. Da magazzino ferroviario in una zona periferica, oggi qui hanno trovato sede una pizzeria, tre ristoranti, un concept store di abbigliamento e accessori, uno studio di arredo e architettura, sei bar, una pasticceria con gelateria, sale private, spazio eventi, un nuovissimo boutique hotel da 13 stanze. “Abbiamo portato il mondo a Brescia” racconta, ed effettivamente la cura del dettaglio e degli interni ha più di New York City che  delle Prealpi. Aprono dalle sei del mattino e chiudono a tarda notte, si organizzano dj set e spettacoli e oggi sono un simbolo della rinascita bresciana. “Oggi questo è centro storico, tutto attorno stanno aprendo boutique e nuove attività”, ma soprattutto Areadocks racconta l’evoluzione di un territorio che è diventato ricco e ha cominciato non solo a produrre ma anche a consumare. 

Dal pirlo alla pizza gourmet 

Un’altro indirizzo in cui leggere il cambiamento è quello dei Lanzani. Da macelleria storica a bistrot con enoteca, in centro, e oggi anche Laboratorio Lanzani, mega spazio modaiolo in cui si mangiano crudi di pesce e si stappano bottiglie – rigorosamente di Franciacorta. Si trova emblematicamente in via Milano, fino al loro arrivo zona malfamata e oggi di nuovo arteria che (lo dice il nome) connette idealmente il piccolo capoluogo alla grande metropoli. 

Oramai bisogna scordarsi le trattorie di una volta che si popolavano solo nei fine settimana e dove si mangiavano un paio di ricette tipiche, il manzo all’olio e i casoncelli. Oggi si mangiano un po’ ovunque in versioni più o meno rivisitate, o come vuole tradizione alla Osteria Ai Bianchi, dopo un aperitivo con un pirlo (la versione bresciana dello spritz). Ma in città l’innovazione si è oramai fatta largo locali come Vivace, cucina contemporanea che gioca con gli elementi della cucina classica senza preclusioni, per piatti come la Verza all’olio o le cotolette di pesce di lago. La pizza la si mangia al taglio da Alimento, pluripremiata pizzeria che serve piccole creazioni gastronomiche su una base croccante e ben lievitata, e si va dal kimchi coreano alla la pizza con manzo all’olio o con carne di pecora. E poi c’è Inedito, pizzeria nata nei locali che nel 1962 ospitarono la prima pizzeria di Brescia ora completamente rinnovati. La pizza è tonda, con il cornicione importante, topping di super qualità e un impasto saporito a base di farro – si comincia con il gli antipasti e c’è anche il menù degustazione. 

La capitale delle pasticcerie

Capitolo a parte lo fanno le pasticcerie, vero vanto locale. Qui è nato, cresciuto ed è diventato il grande saggio della pasticceria italiana Iginio Massari con la sua Pasticceria Veneto, in via Veneto: immancabile assaggiare uno dei suoi lievitati come panettone, bussolà o il maritozzo alla panna. In città però le pasticcerie sono spuntate come funghi, e il livello tocca vette altissime, con belle innovazioni. Da Bedussi fanno anche il gelato, e la pizza, ottimi,  e nella bella stagione si mangia anche fuori sotto al pergolato, alla San Carlo si trova la classica torta di rose bresciana, un pan brioche ricchissimo, che ultimamente sta spopolando come dessert in tutto il Nord Italia anche nei ristoranti stellati, portando una presenza gastronomica bresciana fino al centro di Milano. Secondo Piovene i bresciani hanno sempre diffidato dai milanesi, “cavallette”che depredano tutto e questa popolarità dei loro dolci di certo li riempie d’orgoglio. 

Niente fumo. Porche 

Se Milano è la capitale della moda e del design, Brescia se la contende sull’innovazione in campo digitale e non solo. Qui nel 2011 è nato Talent Garden, start-up originariamente conosciuta per essere uno dei marchi pionieri del co-working e ogi uno dei maggiori network d’innovazione in Europa. Sempre nel 2011 è nata Gummy Industries, “manifattura pesante” di creatività digitale, che fra le tante cose ha anche curato delle campagne di comunicazione… per la città di Milano. “È una città che soffre una selezione avversa – mi racconta Alessandro Mininno, founder e CEO – “tanti della mia generazione se ne sono andati, attratti dalla vicina Milano o dalle capitali internazionali. Chi resta a vivere o a lavorare qui lo fa per comodità ma anche per vocazione, per non arrendersi alla mediocrità della provincia e per cambiare le cose. Quindi la lotta non è solo contro le generazioni precedenti, è contro una mentalità”. Meno familiare e più industriale, che oggi lavora connessa con il resto del mondo. “C’è ma spesso non si vede perché la natura bresciana è di fare più che comunicare: in provincia vale l’arrosto, non il fumo”.  

“I bresciani hanno imparato, ma forse lo hanno sempre saputo, che esistono i consumi posizionali: l’arte, il design e ovviamente la moda. Brescia è la prima città in Europa in cui vengono distribuiti marchi street wear” conclude Alessandro. Io di statistica ne avevo un’altra: fra gli spazi dell’immensa Areadocks è passato il negozio Tesla e ora c’è Porche NOW, dove la macchina non solo la compri ma la personalizzi. Brescia è la prima provincia per vendite del brand a livello europeo, e qui hanno sede il più grande autodromo e il più grande customer center del mondo targato Porsche. Perché non solo il BigMac è un’indicatore economico globale…

Santa Giulia

Areadocks

Seconda Classe

Lanzani

Osteria Ai Bianchi

Vivace

Alimento

Inedito

Pasticceria Veneto

Bedussi

San Carlo

Porche NOW