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Botticelli e il Baratto di Modigliana

Per saperne di più abbiamo voluto intervistare Luigi Rivola e Giuseppe Baldini, entrambi appassionati ed esperti di questo caso. 

Era fine gennaio. Tenevo un caffè bollente tra le cosce e un giornale fra le dita. Come mio solito, sfogliai per prima cosa le pagine di cultura e arte. Un magnate russo si era aggiudicato un quadro di Sandro Botticelli pagandolo all’asta 92 milioni di euro: “Ritratto di giovane che tiene in mano un tondello”.

Quando osservai il dipinto, ne rimasi folgorata: un vero capolavoro. Nei giorni a seguire non si parlava d’altro. Sembrava avere un doppio significato, quasi mistico.

Artista raro e geniale, tra i pittori fiorentini più noti del Rinascimento, Botticelli è conteso in tutto il mondo per la sua raffinatezza. Ma ora, una volta acquistata, l’opera sarebbe nuovamente caduta nell’oblio, in qualche palazzo nelle campagne di Mosca o chissà dove. 

Così, prima che fosse troppo tardi, assecondai la mia curiosità e decisi di riscoprirne la storia. Non mi sbagliavo. Venni a sapere che le vicende del quadro erano avvolte dal mistero. Nel rintracciarne le fonti sono stata aiutata da Valentina Aulizio, modiglianese, che mi confermò che il quadro era legato alla sua città. La leggenda è parte della tradizione ed è conosciuta da tutti con il nome di “IL BARATTO”. Per saperne di più abbiamo voluto intervistare Luigi Rivola e Giuseppe Baldini, entrambi appassionati ed esperti di questo caso. 

Le Origini Della Leggenda

Tutto ebbe inizio a Modigliana nella notte del 16 aprile del 1773, vigilia del Venerdì Santo. Nel Palazzo Borghi, di fronte al Palazzo Pretorio che all’epoca era il carcere della città, due donne partorirono. Vincenza, una signora che lavorava per la famiglia Borghi, diede alla luce un bambino. L’altra, che si chiamava contessa di Joinville, era ospite della nobile famiglia insieme al marito. Si credeva che avesse dato alla luce una bambina. 

Secondo la leggenda, i due bambini furono scambiati. Per quale motivo? Per scoprirlo bisogna specificare che i due conti francesi altro non erano se non i duchi d’Orleans (sotto falso nome per non farsi riconoscere). Essi appartenevano alla potentissima famiglia reale di Francia ed erano in linea di successione. Perciò, per assicurarsi la possibilità di ascesa al trono, era loro necessario un erede maschio. La duchessa d’Orleans barattò la sua ragazza “dai capelli rossi e dalla pelle chiara” in cambio della regalità e di un ragazzo che l’avrebbe permesso. Vincenza, la madre naturale del ragazzo, e Lorenzo Chiappini, suo marito e capo delle guardie carcerarie accettarono di barattare i bambini e chiamarono la ragazza Maria Stella, per la quale giurarono il segreto assoluto..

Da quel momento la vita della famiglia Chiappini cambiò miracolosamente. Grazie al baratto, la bambina crebbe in tutti gli agi possibili. Da Modigliana, città che allora faceva parte del Gran Ducato di Toscana, Maria Stella poté trasferirsi presto a Firenze, dove frequentò le migliori scuole di danza e canto, come fosse una nobildonna. E, viste le umili origini della famiglia Chiappini, non erano pochi coloro che s’interrogavano sulla loro fortuna improvvisa. Forse ricevevano del denaro dalla famiglia reale per tenere la bocca chiusa sul baratto? 

La Prima Apparizione Del Quadro

A tredici anni, un Lord inglese, Lord Newborough chiese con molta insistenza la mano di Maria Stella, dopo averla vista recitare. Come mai un lord avrebbe dovuto sposarla? Sapeva che sangue blu scorreva nelle sue vene? Lei stessa, per altro, acconsentì alle nozze solo dopo aver ricevuto in dono il famoso quadro del Botticelli: “il giovane che tiene in mano un tondello” dimostrando così anche un animo nobile e incline alle arti. I due convolarono a nozze e si trasferirono nel castello di Glynvillon, dove il quadro è sempre stato fino al 1785, anno in cui il castello fu venduto all’asta. La stessa casa d’aste che avrebbe venduto lo stesso quadro di Botticelli più di 250 anni dopo.

La Verità Svelata

Sul letto di morte Lorenzo Chiappini, il padre di Maria Stella, le consegnò una lettera in cui rivelava che non era la sua figlia biologica e che era una reale francese. Ormai marchesa di Modigliana, Maria Stella dovette affrontare la dura realtà di essere stata scambiata alla nascita. E la gabbia dorata, in cui aveva sempre vissuto, crollò.

Alla Ricerca 

Maria Stella, scossa dalla notizia, ma non abbastanza annichilita nella volontà di scoprire i suoi natali e la sua ascendenza, iniziò a raccogliere prove e consultò il tribunale ecclesiastico di Faenza. Questo le diede ragione nel 1824. Ma solo in Italia.

In Francia, infatti, non volevano saperne di lei, e anche la sua famiglia iniziò pian piano a voltarle le spalle tanto da definirla pazza. E quante donne matte ha partorito la storia quando non sottostavano alle regole e alle convenzioni sociali? 

La tenacia e la passione di Maria Stella non si spensero. Era una delle donne più ricche d’Europa. Aveva risorse da investire nelle sue ricerche e nei suoi viaggi e addirittura possedeva un’isola “l’isola degli uccelli”, oggi patrimonio UNESCO.

Confrontò i ritratti reali dell’epoca e notò delle chiare somiglianze con gli Orleans, prova incontrovertibile della verità. In effetti, si può notare una considerevole somiglianza con la sorella di sangue blu. Il re Luigi Filippo, che continuò ad essere re, era considerato una pecora nera per i suoi tratti e colori più scuri. Molti rifiutarono di accettare il baratto come un fatto, rivendicando la data di nascita del re e quindi sfatando l’intera affermazione. Tuttavia, è stato dimostrato che il re Luigi Filippo era l’unico reale che non aveva testimoni presenti alla nascita, rendendo così più fitto il mistero.

Alla morte di Lord Newborough, Maria Stella si sposò una seconda volta con Edward Von Ungern Sternbergh, un nobile russo. Durante questo periodo cominciò a scrivere dense pagine di un diario che poi pubblicò e andò subito esaurito. In Francia ne uscirono tre edizioni, ma furono ritirate dal mercato per ordine dello stesso re Luigi Filippo a causa delle dichiarazioni ivi contenute. Re Luigi Filippo avrebbe vissuto la sua vita con il peso di essere soprannominato “le Roi Bâtard” e alcuni dicono che questo calvario fu in parte la ragione del suo nomignolo.

Il mondo di fine Settecento, incline al pettegolezzo e agli scandali, amò questa storia, che col tempo assunse i caratteri di una vera epopea orale. I letterati e gli artisti più in voga del momento, come Alexander Dumas, scoprirono la storia del baratto e se ne affezionarono tanto che una sceneggiatrice francese decise di raccontarla in una delle sue opere, iniziando così una lunga corrispondenza, incoraggiando la donna ad addentrarsi ancora di più nel suo passato. Possiamo dire che solo l’’arte, protagonista di questa vicenda, fu sua alleata.

L’Enigma Insoluto

Con la scomparsa di Maria Stella, nulla era stato scoperto con certezza. Il mistero restava una matassa troppo fitta da sbrogliare, e nulla rimaneva più dei beni e delle ricchezze della Marchesina di Modigliana. Ciò che restava era una bellissima leggenda, dura a morire che solo i suoi discendenti e gli abitanti di Modigliana conoscono. Ancora oggi, i nonni la raccontano ai loro nipoti, che a loro volta la racconteranno ai loro figli e ai figli dopo di loro nella speranza di non vanificare gli sforzi di Maria Stella.