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Botteghe storiche, la rivincita dei quartieri

“Bottega significa sapere artigiano, qualità, specializzazione, servizio ma soprattuto relazione con la propria clientela.”

Le prime ad aprire all’alba erano le edicole, poi i bar per bere il caffè e leggere il giornale. I panettieri lavoravano tutta la notte e la mattina sfornavano michette, sabato facevano il pane doppio. C’è era il Bar Sport, dove si guardano le partite e si giocava a carte, nelle Drogheria e Coloniali di vendevano cose esotiche come come spezie e cioccolato, nei Sali e Tabacchi, i monopoli di Stato. Fabbri, lattai, sarti e salumieri, i negozi erano quelli degli artigiani, che producevano prima di vendere, dove si “andava a bottega” per imparare un mestiere. Erano negozi di quartiere in cui potevi ordinare “il solito”, spettegolare con la parrucchiera e sapevi che il macellaio ti avrebbe tenuto da parte quello che ti piaceva di più. Giorno dopo giorno, poi a Natale tutti in gastronomia, la domenica chiuso, agosto ferie. C’è stato un tempo – lontano meno di una trentina d’anni – in cui il ritmo della vita e del commercio andavano di pari passo in modo simbiotico, a km zero, fra casa e bottega. Poi abbiamo cominciato a consumare più che a produrre, a viaggiare, a fare la spesa con grandi carrelli nei centri commerciali una volta alla settimana, magari la sera o nel week-end, e le botteghe sotto casa hanno iniziato a perdere la loro funzione, e a chiudere. Ma c’è chi si è reinventato, fino a diventate un brand di portata internazionale.

Pasticceria Cucchi, Milano

Le migliori botteghe della Italia

La più antica d’Italia è l’Officina di Santa Maria Novella, a Firenze, meta fissa per gli amanti dei profumi dal 1612, a Roma c’è l’Antica Farmacia Reale Sbarigia, dal 1687, a Venezia la più antica è la pasticceria Rizzardini che dal 1742 sforna torte, pasticcini, focacce e ciambelle.

A Milano la libreria Fratelli Bocca Editori lavora dal 1744, ma stando al regolamento che vuole una bottega storica tale dopo il compimento dei 50 anni di età, lo sarebbe potuto diventare anche il  primo supermercato d’Italia aperto il 27 novembre 1957 dai Rockfeller in persona e dall’imprenditore italiano Bernardo Caprotti, fondatore del supermercato Esselunga, un’icona cittadina. Peccato abbiano ammodernato gli interni perché se fosse rimasto come era, oggi sarebbe una attrazione cittadina più visitata della Rinascente. Il volto dell’Italia sta nei grandi monumenti come nel piccolo commercio dal fascino vintage ed ecco perché questo DNA va protetto per il suo immenso valore culturale.

Fra le 50 migliori botteghe del mondo elette dal Financial Times, sette sono italiane. C’è la Casa del Parmigiano al Mercato di Rialto a Venezia o la Macelleria-norcineria di Sergio Falaschi a San Miniato in Toscana, chicche scovate dai giornalisti inglesi ma semi sconosciute a livello nazionale. Nella lista però ci sono anche due esempi di eccellenze che sono diventate tappe immancabili nella geografia urbana. A Roma uno dei 50 best è Roscioli, punto di riferimento cittadino sia per il banco gastronomia che per la carbonara, nonché per la sezione enoteca, così frequentato e radicato che è diventato un universo di più insegne composto da pasticceria, forno, wine bar – tutte di ottimo livello. A Milano l’indirizzo è quello di Peck, passato dall’essere la “salumeria dei milanesi” e dal fare le bresaole nelle cantine sotto piazza Duomo ad aprire punti vendita in giro per l’Italia e nel mondo. Le botteghe sono un simbolo del Made in Italy, i nostri panda da salvare e che ci salveranno dai centri storici tutti uguali e popolati da catene, ma il fascino degli arredi d’epoca non basta, bottega significa sapere artigiano, qualità, specializzazione, servizio ma soprattuto relazione con la propria clientela. Più che in centro, nei quartieri e in mezzo alla vita cittadina quotidiana.

Officina di Santa Maria Novella, Florence

La nuova normalità

Due anni di Covid hanno rilanciato il commercio di prossimità, affossando definitivamente la formula dei centri commerciali. A causa di supermercati affollati e troppo lontani dopo decenni si sono riviste le file davanti alle macellerie, ai panifici e alle gastronomie, che per mesi hanno sostituito i ristoranti chiusi per decreto. È stato un ritorno alla spesa sotto casa, ai fattorini che consegnano a domicilio, una riscoperta generale dei prodotti genuini e non industriali. Ogni crisi nasconde anche delle opportunità, e a coglierle a sto giro non è stato solo Amazon, ma pure il fruttivendolo all’angolo. In controtendenza con qualunque statistica passata, nuove botteghe hanno pure cominciato a riaprire, ripopolando i quartieri di mestieri, volti e saluti. Nessuna nostalgia però, quella è proprio la sindrome letale per negozi di prossimità o le lavorazioni artigiane. Oggi i fioristi  hanno la caffetteria, al bar si fa il karaoke, nei mercati rionali si va per l’aperitivo. Si ordina il solito e   si chiacchiera per sapere le ultime dalla zona. 

Officina di Santa Maria Novella

Antica Farmacia Reale Sbarigia

Rizzardini

Libreria Bocca

Aliani Casa Del Parmigiano

Sergio Falaschi's Macelleria

Roscioli

Peck