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L’Autostrada del Sole: Da Milano a Napoli l’Arteria che ha Cambiato l’Italia

“Piling into automobiles, with striped deck chairs strapped to the roofs, Italian families clogged the A1 to reach coveted beaches along the coastline.”

Polvere e faticose salite: si viaggiava così nello stivale degli anni Cinquanta, prima che una fitta cerniera di strade all’avanguardia lo attraversasse, unendolo per sempre.

Il mito dell’estate italiana aveva inizio. L’aumento dei redditi, l’ottenimento di ferie pagate, l’ampliamento delle reti stradali, trasformarono Agosto nel mese dell’esodo estivo: un fenomeno tipicamente Italiano, nato con le chiusure delle grandi fabbriche, Fiat in testa. 

A bordo delle leggendarie 600 o Millecento con sedie a sdraio a righe stipate sul tetto, le famiglie italiane popolavano le prime autostrade e abbandonavano le città per raggiungere le ambite spiagge del litorale. Il bikini divenne il must have dell’estate e la Fiat non vedeva l’ora di vendere le sue macchine a tutti gli italiani, prede del consumismo. 

Tra il 1955 e il 1960 fu prodotto un milione di FIAT 600. La campagna pubblicitaria si concentrava sul concetto, quasi rivoluzionario per l’epoca, di un’auto destinata anche al tempo libero e al campeggio. L’automobile divenne presto simbolo di indipendenza ed emancipazione, come lo era stata anche la Vespa.

E non appena l’autostrada fu inaugurata, anche le vendite delle macchine aumentarono.

L’autostrada fu costruita perché così tante persone compravano automobili o le persone compravano automobili perché ora c’era un’autostrada su cui guidarle? Non lo sapremo mai. Sicuro però un fenomeno ha rafforzato l’altro con un classico esempio di causalità reciproca. E in effetti, gli italiani desideravano ardentemente l’ultima novità sul mercato.

La domanda era così alta che la Fiat non aveva altra scelta che produrre e produrre. 

La A1, Autostrada del Sole fu una visione futuristica, una strategia che dava il “la” al boom economico o che semplicemente cavalcava l’onda del fenomeno già consolidato. Il nome era una garanzia di felicità: invitava ai bagni di sole, all’aria buona di mare, lontana dal grigio e dalla nebbia delle città del nord (vecchio pregiudizio duro a morire). 

Perché si viaggiava verso sud, verso le terre sulfuree napoletane, verso il fuoco dei vulcani attivi di un’estate imperitura. Si sognavano gli iconici lidi di Capri, i faraglioni e “La Canzone del Mare”.

Pensata sul modello delle autostrade americane, i migliori tecnici italiani s’imbarcarono per gli Stati Uniti d’America dove studiarono e progettarono i disegni della nuova highway: un vero e proprio capolavoro di ingegneria civile. Un miracolo da 300 miliardi di lire (circa 154 milioni di euro) per 755 km. Il sogno era di collegare le città di Milano, Bologna, Firenze e Roma alla Partenope d’Italia: Napoli. 

Prima della costruzione dell’autostrada, “la maggior parte delle strade erano rimaste al tempo di Cesare” e ci sarebbero voluti due giorni per raggiungere Napoli da Milano. Con l’autostrada, solo sette ore! E per la Sicilia solo dodici ore e mezza.

La posa della prima pietra fu in un giorno roseo di maggio, a Milano, nella frazione di San Donato, nel 1956. 8 anni e 15 milioni di giornate lavorative dopo, i lavori erano terminati con ben tre mesi di anticipo, sotto il sole cocente, e con non poche vittime, sacrificate tra ponti sopraelevati sul Tevere e fiumi di bitume.

“La genialità e la perizia dei tecnici vengono messe a dura prova perché il terreno è argilloso al nord insidiato da acque sotterranee, le valli vengono sorvolate da viadotti ponti e i monti traforati da gallerie.

Ma il 4 ottobre 1964 la A1 è un fatto compiuto e viene inaugurata da Aldo Moro, allora Presidente del Consiglio (Governo Moro 1, 1953 – 1964) che dichiarò: “Così è stata tracciata questa nuova modernissima strada che agevola i traffici, sviluppa l’economia, rende più vivo e più ricco il nostro paese”. 

Nord e Sud si davano finalmente la mano. Il viaggio era reso lieto da 56 oasi di servizio nel deserto d’asfalto, tutti modelli della prima area di sosta italiana nata in realtà sulla Milano – Torino già nel 1947, grazie all’invenzione di Mario Pavesi, che decise di promuovere proprio lì sotto un pergolato di chicchi maturi la sua fabbrica familiare di biscotti: i pavesini. 

Ma è sulla A1 che si inaugura il primo autogrill a ponte d’Europa progettato da Angelo Bianchetti e inaugurato nel 1959 a Fiorenzuola d’Arda. L’Autogrill era semplicemente il posto migliore in cui trovarsi negli anni ’60. C’era di tutto: dal carburante alle banche, dalle cabine telefoniche agli uffici turistici. Negli autogrill a ponte si andava a pranzo la domenica per guardare sfrecciare le auto sotto i finestroni, come all’autodromo di Monza, si visitavano come gli hotel sulla Las Vegas Strip e si organizzavano addirittura matrimoni.

L’Autostrada del Sole era la più antica d’Europa e ancora oggi è la più lunga d’Italia.

Nel 1954 erano appena un milione gli spostamenti in auto, nel 1964 erano già diventati sei milioni. Secondo l’ANAS nel 1991 sono transitate sulla A1 circa 70.000 veicoli ad agosto e 111.000 nel 2019. Un numero che continua ad aumentare insieme ai costi per la benzina.

Ma ora mettiamoci in macchina. Il tragitto parte da Milano e, una volta superate le torri Bolognesi e San Luca all’orizzonte, “Firenze è vicina, le colline mobilissime, e un piede preme allegro sull’acceleratore”. Ci si trova alle porte della bella Medicea, al centro di una vasta zona, dove si erge un’opera simbolo della A1 in ricordo delle vittime cadute durante i lavori: la Chiesa di Giovanni Michelucci, una vela all’orizzonte, che si staglia camaleontica sul cielo.

Passando attraverso l’Umbria, invece, i colori si fanno pastello, ed ecco apparire i monti dell’alto Lazio. Irresistibile Roma: la città Eterna. 

E infine la Sirena che tutti ammalia e non fa più partire: Napoli, dal canto melodioso e le ali mostruose.

Courtesy Archivio Storico Autostrade per l'Italia