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Venezia Segreta: Il Ghetto Ebraico della Laguna

“Oggi, per un bambino ebreo, uscire dal Ghetto significa affrontare ed accettare la propria diversità, addomesticarla, farla propria.”

Venezia è un labirinto. C’è poco da fare, è una delle pochissime verità insindacabili che mette d’accordo Veneziani e turisti. Certo, noi ci giochiamo crudelmente sopra, mandando i turisti a Sant’Elena, all’estremità della città, convinti di raggiungere Punta della Dogana, sede di uno dei musei della collezione Pinault. Ma, una volta usciti dalla sicurezza dei sentieri percorsi giorno dopo giorno, anche per un veterano è possibile provare la sensazione che coglie i visitatori mordi e fuggi ad ogni angolo. Calle, campo, giro, campiello. Ti volti, quattro calli uguali. Improvvisamente sei trasportato dentro l’universo dei libri della Rowling, ad Hogwarts, il castello di Harry Potter, alle cui scale, si sa, piace cambiare. A Venezia, c’è un luogo simile che, più degli altri, ama scomparire. Il ghetto.

“Li giudei debbano abitar unidi”: nasce così, per ordine del doge Leonardo Loredan, il primo ghetto ebraico del mondo. Luogo alieno per eccellenza, il termine stesso di ghetto, inteso come un quartiere cittadino chiuso, all’interno del quale vengono segregati gli Ebrei, nasce in laguna, 503 anni fa. Il nome deriva dall’omonimo Campo di Ghetto, storpiatura dal sapore aschenazita del veneziano “getto”, ovvero colata di metallo. Infatti, il Ghetto di Venezia nasce sulle ceneri di quello che era un antico quartiere di fonderie, dove la Serenissima relegò gli Ebrei della città il 29 Marzo 1516. 

Il neonato quartiere ebraico era delimitato da due porte, di cui si possono osservare gli antichi cardini nel Sottoportego del Ghetto Novo – mentre quelli che rimangono in Sottoportego del Ghetto Vecchio appartengono ad un’espansione successiva del quartiere, che la Repubblica si trovò costretta a fare nel 1541, in maniera da poter far spazio per la crescente comunità sefardita, arrivata a Venezia dopo la cacciata dalla Spagna del 1492. La notte, le porte venivano sbarrate. Il Ghetto, scompariva. Fino all’indomani mattina, nessuno aveva il permesso di entrare o di uscire.

“Ma cosa poteva succedere se un Ebreo avesse fatto tardi da un amico?” Assillavo così mia nonna, al ritorno dall’asilo ebraico, passando e ripassando tra quei cardini. Lei tergiversava, indicando, per distrarmi, il Banco Rosso. Simbolo della principale attività che gli israeliti avevano la libertà di esercitare, ovvero il prestito su pegno, il Banco Rosso domina il Campo del Ghetto da sotto il porticato, dove si legge ancor oggi l’insegna. La scritta rossa, fedele al nome del Banco, cattura ancora l’attenzione del visitatore, e si può infatti ancora visitare l’edificio, sbirciarne gli interni e leggervi la storia del ghetto. Nel ‘500, altri due erano i banchi di pegno, il Verde ed il Nero, a cui andranno ad aggiungersene altri otto nel corso del secolo.

Se ai piani terra si prestava denaro, gli attici delle altissime case – cresciute nel corso dei secoli per essere in grado di ospitare il maggior numero di persone possibili -erano adibiti a luoghi di preghiera, in un primo momento segreti. Qui, sfiorano ancora il cielo sopra il Campo la Scuola Tedesca, la Scuola Canton e la Scuola Italiana, nomi veneziani delle sinagoghe. Bisogna invece raggiungere il Ghetto Vecchio per trovare i luoghi da cui si sentono ancora cantare gli ebrei sefarditi, ovvero provenienti dalla Spagna, che qui hanno eretto la Scuola Spagnola e la Scuola Levantina. 

Le porte del Ghetto sono state spalancate da Napoleone nel 1797, e seppure da allora gli ebrei veneziani si siano trasferiti ai quattro angoli della laguna, la comunità ebraica locale ha ancora oggi tra questi antichi cardini il suo cuore pulsante. Qui, nei campi tra le costruzioni stratificate, in cui i nostri antenati erano costretti ad abitare, i bambini ebrei della città muovono ancora i primi passi. Qualche anno fa, anch’io ero tra di loro, a perdermi tra gli alberi del giardino del Centro Comunitario, imparando a contare in ebraico prima ancora che in Italiano.

Crescere ebreo, ovunque, ma in particolare modo in un’Italia che deve ancora fare i conti con le colpe del Fascismo, significa costruire un’identità sulla differenza. Sull’essere altro. Lo ignoravo, al tempo in cui gli infiniti giri in altalena erano interrotti da preghiere in una lingua dal sapore antico ma famigliare, che facevano da colonna sonora alle nostre giornate. Per me Napoleone è arrivato quando avevo sei anni, al momento in cui, varcando la soglia di una classe dove ero l’unica a portare una piccola stella di Davide dorata al collo, sono uscita, metaforicamente, dal Ghetto. 

Mi rivedo, una bambina spaesata, interdetta nello scoprire che molti tra i pregiudizi contro gli ebrei su cui mi avevano messa in guardia fossero effettivamente sulla bocca dei miei compagni. Oggi, per un bambino ebreo, uscire dal Ghetto significa affrontare ed accettare la propria diversità, addomesticarla, farla propria. Il Ghetto, antico luogo di reclusione e di oppressione, è diventato oggi un rifugio, un luogo sicuro di appartenenza e di trasmissione di una tradizione secolare. 

 

Musei & Gallerie

Museo Ebraico di Venezia: Visitate il Museo Ebraico di Venezia per conoscere la storia della Comunità ebraica veneziana e del primo Ghetto.

Le Sinagoghe: Le Sinagoghe di Venezia sono tra le più antiche al mondo

Ikona Gallery: Fondata nel 1979 dalla leggendaria Ziva Kraus, Ikona è la prima galleria di Venezia a dedicarsi alla fotografia, organizzando mostre d’avanguardia.

 

Ristoranti & Bar 

Gam Gam: Specialità mediorientali nel più antico ristorante kosher della città.

Osteria al Tapo: Un classico bacaro, dove la varietà di cicchetti è piacevole come il giardino nascosto.

Panificio Giovanni Volpe: L’unico panificio di Venezia a vendere prodotti kosher: ordinate un “panino alla mortadella”, particolarmente buono all’uscita di Pesach, la Pasqua Ebraica.

Majer Venezia Ghetto: L’indirizzo di riferimento per una classica colazione veneziana.

Museo Ebraico di Venezia

La Sinagoga Scuola Grande Tedesca

La Sinagoga Scuola Canton

La Sinagoga Scuola Italiana

La Sinagoga Scuola Levantina

Ikona Gallery

Gam Gam

Osteria al Tapo

Panificio Giovanni Volpe

Majer Venezia Ghetto