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Stromboli: Paesaggio Vulcanico dell’Isola Siciliana

Da secoli l’isola bedda ci seduce. Ne amiamo le tinte, i frutti e le asperità. La Sicilia è la chiave di tutto, come diceva Goethe. Così non dobbiamo stupirci se tra un via vai e l’altro di saraceni e Borboni, in fondo sia rimasta sempre la stessa. La natura le ha conferito una magnificenza unica. Una terra di fuochi e sulfurei vapori  che è accogliente, ricca, ma anche imprevedibile. Tutte qualità che possiamo vedere rispecchiate nell’isola di Stromboli, dove abita Iddu, Lui, l’innominato vulcano piú attivo della Sicilia dopo l’Etna. 

Quando si sbarca sulla sua sabbia nera, costellata di reti e imbarcazioni, si respira un’aria di zolfo e zucchero. È l’odore agrodolce del pericolo. All’improvviso sei consapevole di essere in balia delle forze della natura, e di non avere orizzonti se non il blu che circonda ogni cosa. Ne è sempre stato consapevole ogni viaggiatore, come Ulisse,  che lì vi giunse durante il lungo viaggio di ritorno a Itaca e fu accolto da Eolo, signore del vento..

Ma l’isola del fuoco non è solo fatta per lupi di mare esperti.  È perfetta anche per gli appassionati del trekking. Passeggiare la mattina presto per i piccoli centri abitati di Stromboli, come Ginostra, Scari o Piscità, è un’esperienza mistica. I villaggi, silenziosi sotto il sole, nascondono misteri sotto le foglie polilobate dei fichi e i muri delle case sono macchiate dal rosa dei fiori d’ibisco.

La pace dei villaggi a volte fa dimenticare di trovarsi su un vulcano attivo, ma basta salire verso la sua bocca fiammante per ricordarselo. In cima al cratere, sembra di camminare su una conchiglia di sabbia scura pronta ad esplodere, capace di sommergere tutto di lava e cenere. Ogni tanto il suo borbottare ti trasmette l’energia sotterranea del luogo. Per le strade, moniti scritti su cartelli azzurri indicano vie di fuga dai maremoti, una minaccia costante.

Sull’isola, il pomeriggio è l’orario perfetto per circumnavigare Strombolicchio, scoglio vulcanico che si erge in lontananza con il suo faro, e aspettare che al tramonto il sole e il vulcano si salutino, due giganti di fuoco, figli di Efesto. Ma è la sera che si assiste allo spettacolo più affascinante dell’isola. Salendo su per un’antica mulattiera dal borgo di  Piscità, ci si inerpica sui pendii di Iddu fino a raggiungere l’Osservatorio, un ristorante pizzeria dove avvistare non solo le stelle, ma qualcosa di ben più brillante:  getti  di lava che che eruttano dalla bocca del vulcano e illuminano la notte come fuochi d’artificio. 

Secondo una vecchia leggenda, gli uomini che conservano la memoria delle terre vulcaniche diventano immortali. Come se il vulcano trasferisse la sua energia eterna ai viaggiatori,  cosí da generare magnetismi e affinità tra esseri umani e natura selvaggia. I momenti intensi vissuti a Stromboli si fossilizzano nel cuore di ogni visitatore e vi galleggiano come leggere pietre pomici bucherellate sulla superficie dell’acqua. È impossibile non innamorarsi di questo luogo. 

Stromboli è avvolta da un romanticismo presente nelle onde del mare che si gonfiano sotto la luce della luna, nel fuoco che gorgoglia nel profondo della terra, nel vento che ulula. Forse sono questi gli elementi che rendono Stromboli l’isola dell’amore. 

Non a caso Roberto Rossellini scelse quest’isola tra tutte le Eolie per girare il suo film Stromboli (Terra di Dio).  Nel film appare come protagonista Ingrid Bergman, che in quel momento era la compagna di Rossellini, da poco separatosi dalla esplosiva attrice Anna Magnani. Vicende e conflitti d’amore ci restituiscono così uno spaccato storico del cinema italiano e lasciano segni indelebili anche sulle case dell’isola. Quella della Bergman è l’unica tuttora dipinta di rosso.

Come i muri delle case, anche le porte di Stromboli, veri e propri capolavori, raccontano storie d’amore. Tinteggiate di colori brillanti sorridono ai passanti, sfoggiando  i simboli della terra di fuoco, come il rettile, che si annuncia ai turisti con una frase di benvenuto: “A Stromboli l’amore è geco”. 

Stromboli si nutre dell’energia dei suoi visitatori e ha la capacità di purificarli con i suoi fumi e le sue acque sulfuree, come in un antico rito ancestrale. È attraversata dallo spirito dell’araba fenice, sempre pronta a risorgere dalle proprie ceneri.  

Per questo, se si decide di partire per Stromboli, bisogna essere pronti a tornare a casa con nuovi occhi e con la consapevolezza che un giorno l’isola degli innamorati, proprio come la fenice, potrebbe improvvisamente fare scintille, mutare, sparire… ma poi rinascere, più forte di prima.