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Puglia

Salento: Da Costa a Costa in Puglia

Per gli stranieri Puglia significa Valle d’Itria, per gli italiani è sinonimo di Salento. È una storia recente cominciata a cavallo del nuovo millennio con ragazzini in furgone e turisti low cost, culminata con il concerto della Notte della Taranta trasmesso persino in televisione, e naufragata con lo scandalo dei posti letto affittati sui balconi di Gallipoli, nel 2017. In vent’anni qui è cambiato tutto.

 

Day 7
Lecce, La Capitale Di Tutto

Dalla Valle d’Itria arriviamo sorpassando Brindisi e facendo una tappa fugace a Lecce. Brulica di vita, di locali, normalmente anche di turisti, ed è l’ultimo avamposto prima di addentrarsi verso sud in terre che furono e che sono essenzialmente agricole. Facciamo una sosta solo per inaugurare il nuovo Hotel Patria Palace, primo cinque stelle dell’intera regione e oggi alle prese con l’apertura del nuovo rooftop e di un nuovo ristorante gourmet. Oltre ad essere la capitale del Barocco leccese, la città è anche la fucina dell’innovazione gastronomica e dove a parte i pasticciotti si prova  fare ricerca.

 

Andiamo a cena da Primo dalla giovanissima chef Solaika Marrocco che rimescola le carte con piatti minimal e parmigiane di melanzane contemporanee: “Se tutti se ne vanno via, la Puglia resterà sempre indietro” e lei invece ha deciso di rimanere e questa è un po’ la chiave della rinascita che troveremo anche altrove: il ritorno dei cervelli. La sera passeggiamo fra i vicoli del centro prima di tornare in hotel, è tardi e i locali cominciano a chiudere. Tutto ha un’altra faccia e le facciate sontuose e solari dei palazzi di notte diventano cupe e misteriose. Dormiamo con vista sulla Chiesa di Santa Croce e dopo una colazione luculliana ripartiamo verso sud.

 

Day 8
An Olive Desert

Guidiamo fra distese di ulivi secchi, devastati dalla xylella che dal 2010 si è espansa a macchia d’olio da Gallipoli per infettare oramai metà della regione. Il batterio viene trasmesso da un tipo di cicala, secca le piante e la sua diffusione offre un parallelismo sinistro con la pandemia che stiamo vivendo. Me lo spiega un bambino di Roma, Flavio, 8 anni, mentre faccio colazione a Masseria Panareo: “La xylella è come un virus, non è cattiva, cerca solo di sopravvivere, come il Covid”. Invece per anni l’emergenza è stata sottovalutata se non con cattiveria con ignoranza, i piani di contenimento sono stati archiviati come parte di una teoria del complotto che voleva favorire le multinazionali. Il risultato è che oggi il morbo avanza inesorabile e non si cerca neppure più di eradicarla perché impossibile. La campagna che nel Nord della regione è verde, qui diventa quasi desertica e si sprecano gli interrogativi su cosa fare senza l’economia degli ulivi per dar da mangiare ad una regione…

 

Le case sono quasi tutte nuove, bianche, basse, progettate da geometri dall’indubbio cattivo gusto durante il boom economico. I paesi sembrano tutti uguali: piazza, chiesa barocca, stradine del centro storico semi disabitate e “periferia” di nuova costruzione. Facciamo tappa per ben tre notti consecutive nello stesso letto, a Uggiano la Chiesa, poco fuori Otranto in una casa di famiglia nel centro del paese. La mattina ci svegliamo presto e andiamo in spiaggia, deserta fino a mezzogiorno, torniamo a casa per pranzare e assecondiamo il sole che batte impietoso e rende impossibile oltre  che dannoso fare qualunque cosa prima del tramonto. Prima di cena mentre stendo i panni sul tetto come ogni massaia salentina sento i rumori dei trattori che tornano a casa e delle televisioni accese. A volte mi dimentico quanto l’Italia sia questa, non la mia vita milanese.

 

Day 9
Le Spiagge

Il Salento è un pezzo di penisola, giuridicamente non esiste eppure è come se fosse un’isola, isolata. Il mare è la sua attrattiva principale e se ad agosto viene presa d’assalto da noi del Nord, a luglio è ancora vissuto dai locali. Per tre giorni giriamo le spiagge libere degli Alimini e di Torre dell’Orso, lingue di sabbia con alle spalle dune e pineta, proviamo la stretta baia di Porto Badisco e facciamo un tuffo nelle spiagge urbane di Otranto e di Castro. Rispetto alle spiagge in cui l’acqua è così bassa che la gente in mare sta seduta o cammina, ma non nuota nessuno, qui ci si stende sul cemento, in pieno centro città, e ci si deve buttare in acqua (meravigliosa) dalle scalette – o tuffandosi direttamente. Si fa il bagno in mare e ci si immerge nella fauna locale di famiglie, ombrelloni e borse termiche – che sono anche più interessanti del panorama. 

 

Sulla costa ionica nei giorni seguenti mi concederò un ombrellone con lettini al Lido Pineta nella riserva naturale del Parco Litorale di Ugento e uno al Dune Beach Club di Porto Cesareo, per scoprire che spiaggia libera o attrezzata, le famiglie fanno tutte le stesse cose. Però in più ballano per la lezione di acquagym, si godono il beach service dal bar che ti porta pucce* imbottite e drink in riva al mare. La cucina salentina è una cucina povera, poverissima, e non arricchita dalla presenza di corti e nobiltà. Qui di tipico ci sono le friselle con il pomodoro, la purea di fave con la cicoria, pasta e legumi, un profluvio di verdure e ricotta forte. Lungo il mare si trovano chioschi che vendono ricci di mare, frittura di pesce e onnipresenti panini con il polpo extra-large. Ammetto i essere disincantata per il fine dining quanto per le “trattoria caserecce” dove si spende poco e si mangia bene (troppo poco per mangiare bene) ma noto una generale proliferazione di tentativi di innovazione, crumble di taralli e polpi alla pignatta destrutturati che nei mercati gastronomici maturi hanno già lasciato il passo ad una nuova cucina italiana molto più concreta e goduriosa, non necessariamente rivisitazione di qualcosa.

 

 

Day 10
La Nuova Cucina Salentina

La cucina salentina è una cucina povera, poverissima, e non arricchita dalla presenza di corti e nobiltà. Qui di tipico ci sono le friselle con il pomodoro, la purea di fave con la cicoria, pasta e legumi, un profluvio di verdure e ricotta forte. Lungo il mare si trovano chioschi che vendono ricci di mare, frittura di pesce e onnipresenti panini con il polpo extra-large. Ammetto i essere disincantata per il fine dining quanto per le “trattoria caserecce” dove si spende poco e si mangia bene (troppo poco per mangiare bene) ma noto una generale proliferazione di tentativi di innovazione, crumble di taralli e polpi alla pignatta destrutturati che nei mercati gastronomici maturi hanno già lasciato il passo ad una nuova cucina italiana molto più concreta e goduriosa, non necessariamente rivisitazione di qualcosa.

 

Andiamo a cena nella bellissima Ruffano, una vera sorpresa nell’entroterra, per incontrare la chef Valentina Rizzo e soci che alla Farmacia dei Sani fanno una bella cucina pugliese creativa, di gusto e di porzioni generose (alias, il futuro). Durante il lockdown hanno inaugurato anche un liquorificio, la Farmacia dei Contenti, e laboratori in collaborazione con una ceramista locale. Sorseggiamo un cocktail prima di cena mentre in piazza suonano il tango per un concertino del paese, circondati delle luminarie colorate della festa del santo patrono. Continuo a fare video perché non voglio scordarmi questa serata così incredibilmente perfetta.

 

Day 11
Io Viaggio Da Sola Da De Finibus Terrae

Con una sveglia all’alba, domenica mattina accompagno Luca in aeroporto: lui ha un lavoro “vero” e non può fare southworking come me ovunque ci sia un wifi. Lo saluto dopo 10 giorni, stanco e abbronzato per proseguire il mio viaggio verso la costa Ionica, in (quasi) assoluta solitudine – visto che ho almeno un tre o quattro appuntamenti sociali a cui congiungermi. Guido dritto verso Santa Maria di Leuca, de finibus terrae perché punto più a sud della regione, e fine anche della strada che letteralmente ad un certo punto si interrompe modello vicolo cieco. Ascolto da fuori la messa della domenica mattina sul grande sagrato del santuario, faccio un giro lungo la scalinata che una volta l’anno viene inondata sino al porto e poi passeggio sul lungomare invaso di bancarelle di souvenir. Voglio vedere le ville in stile eclettico costruite a partire dall’Ottocento in quello che fu un villaggio di pescatori e che venne eletto luogo di vacanza dalle ricche famiglie salentine. Diedero sfogo del loro poter ingaggiando gli architetti più creativi dell’epoca dando vita ad una promenade unica al mondo. Qui Adriatico e Ionio si incontrano, la leggenda vuole che fosse terra di sirene ma più prosaicamente, comincia la costa ionica ed è tutta un’altra cosa

 

Salento, lu sule, lu mare, lu ientu

Se la costa adriatica ti mostra un volto del Salento a misura di famiglia dove la natura domina ancora alcuni tratti di costa e la sabbia si alterna agli scogli, la costa ionica ha un’altra faccia. A Marina di Pescoluse si sono inventati la definizione di Maldive del Salento e Gallipoli è nota coma l’Ibiza d’Italia. Mare splendido, spiagge che si susseguono lido dopo lido fino a far parte della periferia di Taranto. I ragazzini si affollano a Gallipoli attratti dalla nightlife di eventi e discoteche (almeno pre-Covid), ci sono villaggi all inclusive e destinazioni famose come Porto Cesareo. In realtà se si soggiorna nell’entroterra, la differenza la fa il vento. Se c’è vento di tramontana o da levante si va al mare sullo Ionio o da Otranto a Luca, se c’è scirocco o vento da ponente invece meglio la costa a nord di Otranto e il litorale adriatico. Se non ci capisci nulla come me, ci sono i siti web e le App che ti dicono dove andare.

 

Di Castelli e Bed& Breakfast

Il lavoro implica di dedicarsi anche a visite diverse da quelle di chiese e borghi storici, quindi vado in visita ad un bed&breakfast di lusso di nuova concezione, il relais Le Sei Conche, invisibile e ricavato in centro a Ugento in più case connesse fra loro ma tutte con secoli di storia. I bed&breakfast non sono più quelli di una volta e offrono una soluzione di ospitalità curatissima ma con una dimensione intima di poche camere (e piscina, ristorante, spa…). In paese io però dormirò al Castello di Ugento, opera di recupero e di restauro monumentale degli eredi della dinastia D’Amore. Hanno messo mano al castello di famiglia: 1500 mq di affreschi, 4500 di spazi, un chiostro interno, un ristorante gourmet con bar, un’accademia di cucina, due torri normanne incapsulate nelle fondamenta che presto ospiteranno una cantina. Dopo sei anni di restauri il futuro del castello è ancora tutto da scrivere e già si lavora per creare spazi espositivi e per riportare il castello al centro della vita culturale cittadina. Un progetto impressionante, pensato da menti cosmopolite, amato dai tanti ospiti internazionali e un esempio di quelli che spero farà scuola – come è già successo a Fasano e dintorni.

 

Day 12
Gallipoli e Porto Cesareo

Mi sveglio come una principessa in una stanza del castello ma per curiosità voglio andare a visitare la famosa Gallipoli. Ci vado alla mattina sbagliando incredibilmente orario. Le vie della città nuova sono trafficate come quelle di un regolare lunedì mattina mentre sull’isola che contiene il centro storico più turistico tutto è ancora fermo e silenzioso. Sono aperti sono negozii di souvenir e qualche ristorante lungo la via principale con menù a 10€ (come i posti letto dello scandalo). Mi colpiscono i rumori, perché dopo giorni assordata dal suono delle cicale, qui il fastidio è quello dei trolley che sferragliano sulle stradine in pietra. Sentenzio che bisogna venirci dopo le 19 e proseguo verso Porto Cesareo, località rinomata del litorale.

 

Sono ospite dell’Hotel Le Dune e del suo direttore che da qualche anno si fa portavoce con l’evento FoodExp di “creare flussi migratori al contrario” e di invertire le rotte del turismo che ha per decenni visto fuggire i cervelli dell’ospitalità altrove. Credo ci stia riuscendo perché nel giro di due giorni di ritrovo a pranzo con colleghi e amici del settore davanti a plateau di pesce crudo da clickbait e interi scorfani fritti. Qui hanno introiettato la lezione: fare bene il loro, cercare le materie prime migliori, applicare la creatività alle tecniche non al risultato finale. I tubetti con le cozze sono divini e perdono persino il risotto ricci e caffè (abbinamento reiterato da Lecce in giù e che mangio in totale 3 volte in 5 giorni): oramai è un nuovo classico locale. Satolla vado in spiaggia con il computer a lavorare fino al tramonto e mi stupisco di quanto sia popolata sino a sera di famiglie che non mollano i lettini: qui il mare è una cosa seria, si costruiscono accampamenti da Protezione Civile e ci si vive finché c’è luca in cielo. Il giorno dopo ripeto l’esperienza southworking da spiaggia mentre per un’ora di orologio si balla l’acquagym con tanto di musica a palla e vocalist da discoteca: ecco la vera estate italiana.

 

Day 13
Tramonto a Taranto

Ultima tappa, Taranto. Prima di andare alla serata mondana di festeggiamenti per il centenario della cantina vinicola Varvaglione faccio un giro per i vicoli della città vecchia. Tristemente nota per l’acciaieria, i morti di cancro, il declino dell’industria pesante italiana, Taranto è anche la patria delle cozze, di un mare pescoso in cui nuotano delfini e solo all’inizio di un progetto di riqualificazione che le cambierà faccia. Il centro storico è stretto su un’isola, tutto sgarrupato ma vedo affissi i manifesti della vendita delle case ad un euro e quelli delle ristrutturazioni che preannunciano grandi migliorie. Il resto della città si estende sulla terra ferma, verso sud, mentre oltre un ponte si estende una seconda Taranto, immensa, fatta di cantieri, capannoni e gru dell’area portuale. Quelli di cui ho sempre e solo sentito parlare, purtroppo, al telegiornale. 

Lì c’è il passato, ma il futuro dice altro perché il capoluogo ha perso per un soffio il ruolo di Capitale della Cultura del 2022 ma guarda già ai Giochi del Mediterraneo che ospiterà nel 2026. In pochi anni ci scommetto sarà la nuova Marsiglia. 

I bambini fanno il bagno nelle acque del molo con vista pescherecci, i ristoranti preparano i tavoli all’aperto e un sole gigante, rosso fuoco, tramonta tuffandosi nel mare. Finalmente. Mi fermo a guardarlo rapita, sospesa sull’acqua del ponte che divide il Mar Grande dallo Ionio. È ora di ripartire e di tornare a casa, ma qui voglio tornarci al più presto.

 

P.S. Alla fine del viaggio il mio contachilometri segnerà 3176 km. 

 

KEEP THE ROAD TRIP GOING

 

Valle D’Itria

 

Puglia North