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Reinventare il Barolo: Il Vino che Non Invecchia

“Il Barolo non invecchia”

Barolo è un borgo di 684 abitanti come mille altri in Italia, ma è diventato famoso in tutto il mondo. Ha dato il nome ad uno dei vini più pregiati del Piemonte, o meglio, delle Langhe, che infatti giocano un campionato a sé sulle mappe del turismo internazionale. Il merito è certo del vino, della cucina, del tartufo bianco… ma anche della Nutella, di una solida visione imprenditoriale… e un po’ anche del caso. La storia del Barolo infatti comincia prima dell’Unità d‘Italia, ringrazia gli americani, una cappella tutta colorata e finisce con il consiglio spassionato di mettersi in macchina per venire qui, rigorosamente in autunno. Anche se (spoiler) non parleremo di vino.

 

Un paesaggio di vigneti come a Bali

Ti accorgi di essere nelle Langhe perché da qualunque direzione si arrivi, il paesaggio cambia: le colline in cui si alternano boschi, viti e campi, diventano una distesa… di vigne. Sembra quasi di essere fra le risaie di Bali, anch’esse riconosciute infatti Patrimonio UNESCO per il paesaggio frutto del lavoro dell’uomo: di natura neanche l’ombra. La terra qui può arrivare a costare 2 milioni all’ettaro, come in Champagne o in Borgogna, e nessuno spreca più manco un centimetro quadrato per fare altro. I vitigni di Nebbiolo erano già apprezzati da secoli tra le colline delle Langhe e sono gli stessi che diventano a pochi chilometri Barbaresco e Gattinara, ma a Barolo devono la propria fortuna a marchese, politici  e al primo Re d’Italia, che produssero a metà dell’Ottocento il primo vino Barolo (così come lo beviamo oggi) e lo fecero conoscere alle corti di mezza Europa. Ebbe grande fortuna, almeno fino all’epidemia di fillossera che nel 1930 distrusse tutti i vigneti: la storia del Barolo di oggi riparte dal Dopoguerra. 

 

Vini che dicono grazie alla Nutella

Le colline del Barolo circondando Alba, sede della Ferrero. La Nutella è nata qui e dagli anni Cinquanta ha significato un lavoro certo, noccioleti redditizi e un’attaccamento alla terra che invece in altre zone d’Italia veniva abbandonata insieme alla miseria. “Ma Ferrero ha sedimentato anche la speranza, l’idea che si potessero fare grandi cose” mi spiega Roberta Ceretto, terza generazione di una famiglia ha fatto parte di quel movimento di riscoperta del vino già dagli anni Sessanta ha puntato alla valorizzazione dei migliori vigneti. La new wave del Barolo arriva negli anni Ottanta, negli anni Novanta il mercato americano, tedesco e del Nord Europa riscoprire il Barolo, ed insieme al vino una destinazione. Succede un po’ di tutto: a Bra, pochi chilometri di distanza, nasce il movimento di Slow Food, i castelli come quello di Barolo vengono recuperati e aperti al pubblico, i Ceretto cominciano ad ospitare artisti sul modello del Chiantishire e acquistano una palazzina in centro al Alba come le grandi maison francesi. Si comincia a immaginare un futuro turistico e negli anni, come sempre accade un po’ per caso, un po’ per intelligenza, prende forma quello che è oggi è una Silicon Valley dell’enogastronomia e della promozione territoriale.  

 

Slow food e slow tourism

Barolo è la “Città Italiana del Vino 2021”, i Ceretto sono entrati per la prima volta nel 2020 fra le 50 World’s Best Vineyards, il premio assegnato alle migliori destinazioni enoturistiche al mondo. Ma cosa fare, in concreto? Le Langhe non si possono “visitare”, non vanta bellezze da cartolina (senza offese), bisogna viverle. I Ceretto negli anni hanno creato un sistema e fatto scuola: cantine aperte dove poter degustare, progettate da designer di grido, un ristorante a tre stelle Michelin in pieno centro, Piazza Duomo; la trattoria La Piola che macina coperti nel segno della tradizione, e un sodalizio decennale con pittori, musicisti e scultori.  Nel lontano1996 avevano conosciuto due artisti del calibro di Sol LeWitt e David Tremlett, quelli che nel 1999 hanno fanno di un rudere usato per ricoverare i trattori, la Cappella del Barolo. Non è una mostra temporanea, non si paga il biglietto, è lì notte e giorno, in mezzo alle vigne e in una bellissima posizione panoramica: è l’immagine più instagrammata della zona. Tutta colorata è pop per definizione, tanto da essere finita sui magneti e sulle cartoline vendute nei tabaccai. Alle Langhe mancava un simbolo e oggi ne esiste uno: se vieni qui non puoi non passarci, se la vedi ti viene voglia di andarci. 

 

Il menù Barolo che vale il viaggio

“Vale il viaggio “è la definizione che la Guida Michelin assegna ai ristoranti tre stelle, e per decretare che le Langhe fossero una meta, ne serviva uno: Piazza Duomo ad Alba le ha prese nel 2012 ed è anche uno dei pochi italiani nella lista dei World’s 50 Best Restaurants. Nel 2021 lo chef Enrico Crippa ha deciso di riportare la tradizione sulla sua tavola e di giocare con il Barolo, dedicandogli un intero menù con pairing a tema che è già stato iscritto negli annali delle cene indimenticabili. Dopo uno dei set di amuse bouche fra i più sontuosi in circolazione, dedicato alla cultura piemontese, ci si addentra nelle materie prime e nei sapori locali, elevati alla perfezione. Carne cruda all’albese; insalata del vignaiolo ispirata ai pranzi dei contadini a base di avanzi ( indimenticabile); lumache, risotto… i piatti sono un ritorno alla grande ristorazione prima dell’astrattismo, del concettualismo, del minimalismo del fine dining. Si mangiano porzioni da Re e si beve il vino dei Re, con cui il sommelier Vincenzo Donatiello gioca preparandoci cocktail, mischiandolo al brodo di carne come si usava in inverno, o servendolo in abbinamento all’insalata. Si stappano grandi annate, ma soprattutto si sfata l’idea che il Barolo sia solo un vino da grandi occasioni. 

 

Il Rinascimento VerdeQuesto non è un articolo che parla di vino, ma di territorio e di turismo, quindi la risposta non sta fra modernità e tradizione, cemento o anfora, barrique sì o barrique no. Il futuro dei 2000 ettari del Barolo è in quello che si deciderà di fare per la terra. Ne sono convinti i Ceretto che oramai sono votati al biodinamico e anche i Farinetti che gestiscono in puro stile Eataly la vicina cantina storica di Fontanafredda. “Il pubblico non è più lo stesso di trent’anni fa. Il vino e il territorio vanno continuamente raccontati a nuove, in modo nuovo” spiega Andrea Farinetti, figlio minore del fondatore di Eataly, Oscar. Producono vino ma soprattutto esperienze e oltre a ristorazione e ospitalità alberghiera hanno creato un Villaggio Narrante in cui con cartelli, App e audio guida ci si addentra nel mondo del vino anche senza saperne nulla – e si esce passando per il gift shop.  Parlano di Rinascimento Verde perché sono convinti che se il primo Rinascimento ha messo al centro l’uomo, oggi bisogna mettere al centro la terra.  

What to visit 

Museo del vino WIMU, Barolo 

Museo del Cavatappi, Barolo 

Il Villaggio Narrante di Fontanafredda  

Sentieri del Barolo 

Il mercato del sabato, in centro ad Alba

 

Where to eat  

Trattoria La Piola, Alba  

Piazza Duomo***, Alba  

 

Wine bars 

Enoteca Wine Bar La Vite Turchese, Barolo 

Enoteca Regionale del Barolo, Barolo  

Enoteca Fracchia e Berchialla, Alba 

Ape Wine Bar, Alba 

Enoteca Wine Bar La Vite Turchese

Enoteca Regionale del Barolo

Enoteca Fracchia e Berchialla

Ape Wine Bar

Piazza Duomo Alba

Trattoria La Piola

Museo del vino WIMU

Museo dei Cavatappi