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Poetesse o Puttane? Vi Presento le Cortigiane

“Viver ardendo e non sentire il male”

Gaspara Stampa

Li senti? Alcuni la sussurrano, altri la urlano. Serpeggia per ogni calle, aleggia sopra ogni canale. La parola per cui ogni donna trema: puttana. Che la gridino: la loro condanna è la mia libertà.

Mi chiamano con il nome che fu di Elena. Credendo d’insultarmi, con il nome della donna per la quale si scatenò la guerra la cui gloria echeggia da millenni. La donna per cui Omero cantò l’Iliade, per cui Paride tradì Ettore, per cui Afrodite impazzì, per cui Achille morì. Suo é il nome usato per ridurre il nostro sesso a mera carne. L’amore, l’arte di essere amata, è la fonte fondamentale del potere. Che tu sia uomo o donna, il desiderio rende ciechi. Basta uno sguardo, un dito, uno squarcio di collo. La vista si appanna, il battito monta, il sangue ruggisce nelle vene. Hanno voluto domarla, Elena, hanno voluto ridurla alle sue membra. Con lei, hanno reso il femminile sinonimo di animalesco, istintivo, schiavitù. Lei, prima tra tutte noi, ha pagato il prezzo d’aver incendiato l’animo di un uomo. Un uomo che non ha saputo reggere il suo sguardo. Per lei, paghiamo. Per lei, lottiamo. Per lei, amiamo.

Cinquecento anni fa, una donna ha l’ardore di rifiutare d’appartenere ad un uomo. Rifiutare di comprarsi la salvezza con una dote, rifiutare di farsi oggetto per non compromettere la sua immagine pubblica. O meglio, non una donna, delle donne. Donne come Veronica Franco e Gaspara Stampa. Vissute quattro secoli prima della nascita del movimento femminista, abitarono la Serenissima all’epoca del suo massimo splendore. E ne alimentarono la leggenda. “Cortigiane honeste”, si distinguevano dalle meretrici per la passioni delle arti e la nobiltà dei loro amanti. Non abitavano i bordelli di Rialto, ed i loro salotti erano invece luoghi di cultura, fonte d’ispirazione dei primi trattati sulla condizione femminile, a firma di Moderata Fonte e Lucrezia Marinelli, stampati a Venezia a cavallo tra il Cinquecento ed il Seicento.

Padovana d’origine ma veneziana d’adozione, Gaspara Stampa è considerata la più importante poetessa del Rinascimento. Le sue Rime, pubblicate nel 1554, irrompono nel petrarchismo e ne sbaragliano i canoni. I suoi versi sono d’amore, ma per la prima volta è l’uomo ad essere la musa, ed è la voce di una donna ad affermare : “Amor m’ha fatto tal ch’io vivo in foco”. Per la prima volta, la sofferente protagonista è donna, una donna che non nasconde d’avere avuto più di un amante. “A pena era anche estinto il primo ardore,/ che accese l’altro Amore, a quel ch’io sento/ fin qui per priva, più vivo e maggiore./ Ed io d’arder amando non mi pento.” 

Nel 1575, Veronica Franco le fa eco, con rinnovata fiducia nella propria forza, nelle Terze Rime: “Quasi da pigro sonno or poi svegliata,/ dal cansato periglio animo presi,/ benché femina a molli opere nata;/ e in man col ferro a essercitarmi appresi,/ tanto ch’aver le donne agil natura,/ non men che l’uomo, in armeggiando intesi:/ perché ‘n ciò posto ogni mia industria e cura, mercé del ciel, mi veggo giunta a tale,/ che piú d’offese altrui non ho paura.”

È quindi da Venezia, da una città che costringeva le proprie cittadine a “darsi in preda di tanti, con rischio di essere dispogliata, d’esser rubbata, d’esser uccisa […] infermità contagiose e spaventose; mangiar con l’altrui bocca, dormir con gli occhi altrui, muoversi secondo l’altrui desiderio” che si leva con fermezza il ruggito di delle donne pronte a subire l’umiliazione pubblica, – e nel caso della Franco, un processo dell’Inquisizione – pur di mantenere la propria indipendenza.

“Amor m’ha fatto tal ch’io vivo in foco,
qual nova salamandra al mondo, e quale
l’altro di lei non men stranio animale,
che vive e spira in medesmo loco.
Le mie delizie son tutte e ‘l mio gioco
vivere ardendo e non sentire il male,
e non curar ch’ei m’induce a tale
abbia di me pietà molto né poco.
A pena era anche estinto il primo ardore,
che accese l’altro Amore, a quel ch’io sento
fin qui per priva, più vivo e maggiore.
Ed io d’arder amando non mi pento,
pur che chi m’ha di novo tolto il core
resti dell’arder mio pago e contento.
Gaspara Stampa

Di cia non se ne son Ie donne accorte;
che se si risolvessero di farlo,
con voi pugnar porian fino a la morte.
E per farvi veder ch’ei vero parlo,
tra tante donne incominciar voglio io,
porgendo essempio a lor di seguitarlo.
A voi, che contra tutte sete rio,
con qual’ armi volete in man mi volgo,
con speme d’atterrarvi e con desio;
e le donne a difender tutte tolgo
contra di voi, che di lor sete schivo,
Sich’a ragion io sola non mi dolgo.
[…]
Torno al mio intento, ond’era uscita fuore,
e vi disfido a singolar battaglia.
Cingetevi pur d’armi e di valore:
vi mostrerò quanto al vostro prevaglia
il sesso feminil; pigliate quali
volete armi, e di voi stesso vi caglia,
ch’io vi risponderò di colpi tali,
il campo a voi lasciando elegger anco,
ch’a questi forse non sentiste eguali.
Veronica Franco