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Natale a Verona

«Dicono che Verona è romantica, è pittoresca; e perciò anche dialettale; è una grande città, è capitale e provinciale ad un tempo».

Viaggio in Italia, Guido Piovene

Nel suo libro Viaggio in Italia lo scrittore vicentino Guido Piovene descrisse molto bene “quell’eleganza contadina” che secondo lui distingue Verona dalle altre province del Veneto.

Città di fiume, di ponti, di larghi marciapiedi in pietra rosa, di piazze, campanili e mura, Verona è una realtà multiforme, ametista sfaccettata che – come spiega Piovene – “per varietà di stili, nessuno dei quali prevale, non ha pari tra le città italiane se si eccettua Roma”.

Misteriosa e allo stesso tempo rassicurante, parca ed edonista, Verona è un microcosmo di luci e ombre, gelosa custode di un patrimonio culturale nascosto che può ambire all’universale.

Metà ricca pianura, un trenta per cento di collina ed un venti per cento di zona montagnosa, Verona è “riflesso dei popoli che attraversarono la storia” – come dice sempre Piovene –  e allo stesso tempo così spiccatamente se stessa.

La sua molteplice anima, come un giano bifronte, impedisce di coglierla realmente e di generare su di essa qualsiasi giudizio di tipo definitivo. L’indeterminatezza che caratterizza la città veneta però non genera sospetto, ma invita alla scoperta anche le persone che, come me, a Verona ci sono nate. Io ho sempre vissuto all’estero, ma ogni Natale della mia vita, un po’ per nostalgia un po’ per consuetudine, mi ritrovo a fare i conti con la “fatal” Verona di shakespeariana memoria e con le sue innumerevoli personalità.

Nel periodo delle feste, poi, il pungente freddo dell’inverno si coniuga al calore degli interni, dei profumi, dei dolci, delle bevande calde e dei sorrisi che nel mese di dicembre inevitabilmente si moltiplicano, come fossero un auspicio per l’anno che verrà. Con l’arrivo delle prime nevicate, l’attesa cresce di giorno in giorno, mentre la città si addobba a festa, costellata di luminarie che rendono magiche le nostre strade.

A Verona il momento del Natale è anticipato da un altro imperdibile appuntamento: la notte di Santa Lucia che cade tra il 12 e 13 dicembre. Festività tipicamente scandinava, Santa Lucia coincide con il giorno del solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno, che conferisce al suo nome una connotazione altamente spirituale. Lucia infatti deriva dal latino “Lux” e significa Luce, intesa anche come la capacità di vedere Dio.

Santa Lucia fu una martire cristiana, nata e vissuta a Siracusa, tra il 283 e il 304 d.C. A 21 anni si convertì al cristianesimo e decise di donare le sue ricchezze ai più bisognosi. Il promesso sposo, pagano e rifiutato dalla giovane, per vendetta la denunciò. A quel tempo, sotto l’Impero di Diocleziano, i cristiani erano aspramente perseguitati e la giovane morì martire.

Oltre a Siracusa, la festa di Santa Lucia è molto sentita in alcune città del Nord Italia, tra cui in particolare Verona dove rappresenta il vero fulcro delle festività dicembrine.

Il culto della santa siciliana a Verona si combina con una tradizione locale che risale al XIII secolo, quando i bambini della città vennero colpiti da una pericolosa malattia contagiosa agli occhi, probabilmente dovuta alle cattiva alimentazione e alle precarie condizioni igieniche.

Per invocare la protezione della Santa, protettrice della vista a motivo del suo nome, i genitori organizzarono una processione a piedi nudi fino alla Chiesa delle Sante Lucia e Agnese, originalmente situata nella centralissima Piazza Bra. Per convincere anche i bambini a partecipare, le famiglie promisero loro che quando sarebbero tornati a casa avrebbero ritrovato dolci in abbondanza, un dono da parte della Santa per il loro impegno. Da quel momento, la tradizione vuole che la notte del 12 dicembre i bambini ricevano regali e leccornie, per premiare i più buoni e ricordare il miracolo. Per questo, la festa di Santa Lucia è particolarmente attesa a Verona. Durante la guerra e in tempi più modesti, i doni erano frugali: si ricevevano noccioline, arachidi, mandarini e liquirizia. Oggi i doni hanno ben altro valore, ma lo spirito di questa festività è rimasto inalterato.

Con il tempo, il pellegrinaggio di Santa Lucia è diventano una vera e propria tradizione per i veronesi. Dato l’afflusso di numerose famiglie e bambini in Piazza Bra per motivi religiosi, i commercianti iniziarono ad allestire delle bancarelle di giocattoli e dolciumi, da cui deriva il celebre mercatino, detto anche “I banchéti de Santa Lùssìa”, che ancora oggi rappresenta un momento irrinunciabile del periodo delle feste con centinaia di banchetti che per cinque giorni affollano il grande catino di Piazza Bra, meta per gli acquisti natalizi per grandi e piccini.

In ogni casa la sera del 12 dicembre si celebra il medesimo rito per accogliere la Santa foriera di regali. In particolare, si lasciano sul davanzale della finestra latte e i biscotti affinché la Santa possa rifocillarsi prima di riprendere il suo viaggio, qualche carota per il suo asinello, e un fiasco di vino per l’aiutante Gastaldo. Il giorno dopo, al risveglio, i bambini, con rinnovata meraviglia, trovano il “piatto” di Santa Lucia colmo di dolci e leccornie ed gli scintillanti pacchetti con i doni tanto attesi. A colazione non possono mancare le frolline di Santa Lucia, biscotti molto semplici da realizzare a casa, a base di burro lo zucchero, solitamente a forma di fiori, stelle o animali.

Tra usanze vecchie e nuove, da un trentennio nell’immaginario collettivo il simbolo del Natale veronese è una suggestiva scultura a forma di stella cometa che dall’interno dell’Arena romana si protende nella piazza. Disegnata nel 1984 dall’architetto veronese Rinaldo Olivieri per simboleggiare l’importante rassegna internazionale dei presepi ospitata negli arcovoli dell’anfiteatro, la stella d’acciaio alta più di 70 metri per 78 tonnellate di peso, con il suo spettacolare arco è diventata la regina delle feste, notte di capodanno compresa.  

Tutti noi siamo sempre stati ammaliati da quel mastodontico raggio di luce che sferza il cielo e non esiste bambino che non abbia provato almeno una volta, come prova di coraggio, ad arrampicarsi sui tralicci d’acciaio della scultura.

Per una passeggiata natalizia tra le vie del centro meta irrinunciabile sono l’elegante Piazza delle Erbe, vestita a festa con gocce luminose che creano un suggestivo effetto a pioggia, tra sogno e candore, e l’attigua Piazza Dante, un vero e proprio salotto che tradizionalmente ospita i Mercatini natalizi di Norimberga, cornice ideale per sorseggiare con gli amici un bicchiere di vin brulé fumante dall’inconfondibile aroma speziato. Preparato in casa in capienti pentoloni, il vin brulé è una bevanda a base di vino rosso a cui vengono poi aggiunti zucchero, chiodi di garofano, pezzetti di mela, cannella e scorza di limone, o in alternativa succo d’arancia.

Il Natale veronese è ancora oggi comunque una festa da vivere nell’intimo della famiglia, in cui sull’edonismo prevale l’aspetto della condivisione e dello stare insieme. Si perpetuano i riti della tradizione, quando in famiglia si giocava a tombola e si addobbava il presepio con il muschio vero raccolto nei boschi. Sulla tavola delle feste, la cucina veronese conferma i suoi sapori semplici ma decisi, che connotano un’origine contadina fortemente legata al territorio. Tra i primi piatti non mancano mai i tortellini in brodo di Valeggio, che annodati come un fazzoletto omaggiano la storia d’amore tra Malco e la ninfa Silvia, le tagliatelline in brodo con i fegatini di pollo, e a seguire il classico bollito con la pearà, carne mista lessata accompagnata da una salsa a base di pane grattugiato, formaggio, midollo, brodo e pepe nero. 

Tra i dessert, primo della fila è sicuramente il pandoro, dolce tipico della tradizione veronese, la cui consistenza soffice lo rende uno dei prodotti più amati anche nel resto d’Italia. A base di farina, zucchero, uova, burro, e lievito, il pandoro deriva dal “pan de oro”, in dialetto veneto, dolce già presente nel XIII secolo sulle tavole dei nobili veneziani.

Il pandoro così come lo conosciamo ora nasce ufficialmente il 14 ottobre 1894, quando Domenico Melegatti, fondatore della storica pasticceria di corso Portoni Borsari, depositò il brevetto di un dolce soffice “di forma tronco piramidale a otto costole laterali”, caratterizzato da una crosta d’oro e cosparso di zucchero a velo vanigliato. La forma a stella a otto punte è opera dell’artista Dall’Oca Bianca, pittore impressionista locale.

Il pandoro è figlio di un altro dolce storico di Verona: il Nadalin, ideato nel XIII secolo per festeggiare il primo Natale di Verona sotto la signoria dei “della Scala”. Meno lievitato del pandoro, anche il Nadalin è a forma di stella a otto punte. Arricchendone la pasta di burro e uova, il 1 ottobre 1891 il pasticcere Giovanni Battista Perbellini creava un dolce soffice, l’Offella d’Oro, prelibatezza di nicchia ancora oggi prodotto dell’erede della tradizione pasticcera della famiglia Perbellini, Giancarlo chef pluristellato.

Sobrietà, famiglia e condivisione: sono queste le parole chiave dello spirito del Natale a Verona, dalla tavola alle strade della città. Un’atmosfera densa di calore pervade le romantiche vie della città che, come in un vero e proprio villaggio di Natale, incanta chiunque la visiti. 

 

DOVE MANGIARE

Ristorante 12 Apostoli

Ristorante Il Desco

Ristorante Maffei

Ristorante Vittorio Emanuele

Caffè Dante

Nuova Trattoria Fluviale Vecio Mulin

Ristorante Re Teodorico

 

DOVE PRENDERE UN CAFF O UNA CIOCCOLATA CALDA

Pasticceria Flego

Bar Caffetteria Al Duomo 

Dolce Locanda Perbellini

Caffè Coloniale

Caffè Tubino 

Art & Chocolate

 

NEGOZI

Libreria Pagina 12 

Libreria Il Gelso

Enoteca Dal Zovo

Lo scrittoio 

Libreria Antiquaria Perini

Erboristeria Città Antica