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Miuccia Prada: La Donna Dalla Gonna Plissettata

“E se in America a dettare le regole è Anna Wintour, in Italia è Miuccia Prada.”

Maria Bianchi nasce a Milano nel 1948 da Luigi Bianchi e Luisa Prada. Femminista di seconda ondata, sogna di lavorare come attrice con il regista Giorgio Strehler. Si laurea in scienze politiche alla Statale di Milano e si iscrive al circolo Unione Donne Italiane; poi al Piccolo Teatro di Milano dove studia mimo e recitazione. 

Intanto, a 23 anni, entra nella storica azienda di famiglia, dove disegna accessori con il nomignolo “Miuccia”. 

Negli anni ‘70 l’azienda dei fratelli Prada, fondata nel 1913 in Galleria Vittorio Emanuele II, produce ancora articoli da viaggio, pelletteria e cristalleria made in Italy.

Dal 1978 però, l’azienda passa da Luisa Prada a Miuccia e al futuro marito Patrizio Bertelli. Grazie alle intuizioni della coppia, il marchio inizia a concepire una prima linea di abbigliamento e a  scegliere come logo iconico del marchio il triangolo rovesciato, ispirato alle fibbie di alcuni borsoni vintage realizzati per i Savoia. 

È l’inizio di una rivoluzione. 

Miuccia era una giovane donna eclettica e sovversiva che viveva in un’Italia fatta di lotte sessantottine e inni alla libertà. Grazie al suo anticonformismo e spirito critico, il volto della moda, specie femminile, stava per cambiare radicalmente.

“Mi è sempre piaciuta la borghesia. Ero intrigata dalla borghesia. Soprattutto perchè era la cultura degli anni Sessanta e Settanta: Antonioni, Godard, Buñuel”. 

Alla prima sfilata, quella del 1988, le modelle apparivano come ragazze ben educate dal carattere deciso e indomabile, quelle un po’ troppo bohemienne per le quali il mondo adulto e borghese amava scandalizzarsi, con un’idea di bello anticonvenzionale che rispondeva talvolta ad un’estetica del brutto. “Il brutto è attraente, il brutto è eccitante”. Ragazze in uniforme con le gambe nude, o cappotto marrone stile vintage, che trascorrevano le notti con musicisti e creativi e passavano troppo tempo a studiare arte e non abbastanza matematica. Miuccia aveva in mente donne che sapevano divertirsi, che non si prendevano troppo sul serio, e che puntavano alla praticità senza dimenticare l’eleganza, con una vita movimentata, ma scevra da imposizioni.

A sancire questa legge è l’iconico zainetto nero in tessuto Pocono, un nylon degli anni della guerra, un materiale high-tech usato per confezionare i paracadute e le tende militari. In questo modo la stilista lancia una sfida alle idee preconcette di ciò che fino a quel momento era considerato “lusso”. Come accessorio, lo zaino, molto più della borsa, consentiva alle donne libertà di movimento e scioltezza.

Miuccia attraverso le sue creazioni racconta dell’emancipazione della donna e del suo ruolo nella società, parla di self-confidence, libertà di espressione e politica. “Le donne –infatti – hanno molte sfaccettature. Siamo molto più complesse. Siamo amanti, madri, lavoratrici.” Forse, è questo l’unico elemento distintivo che permane nel susseguirsi delle collezioni, motivo della complessa interrelazione che esiste tra il concetto di femminilità, femminismo e il loro rapporto con la moda stessa: non esiste un unico modello (maschile) a cui la donna deve o non deve attenersi. Le donne devono essere semplicemente loro stesse e fidarsi del loro istinto. 

Queste sono anche le parole della leggendaria direttrice di Vogue US: “Alla fine, io rispondo al mio istinto. A volte ho successo, e, ovviamente, a volte non ce l’ho. Tuttavia, bisogna, penso, rimanere fedeli a ciò in cui si crede.” E se in America a dettare le regole è Anna Wintour, in Italia è Miuccia Prada. 

La signora dalla gonna plissettata al ginocchio e maglione blu fa impazzire da sempre giornalisti e stilisti che ne inseguono gusti e antipatie. 

Nei primi anni ‘90 Miuccia crea Miu Miu, brand femminile dallo stile parigino, con la serie Women’s Tales promuove il lavoro cinematografico di giovani donne di talento e nel 1993 apre Fondazione Prada: un luogo all’avanguardia, polo nevralgico della scena artistico-culturale milanese. 

“C’è sempre stata l’idea che la moda sia frivola e che per fare moda si è tenuti a non pensare…ma ogni designer ha la propria visione. Il linguaggio della moda è immediato e tutto questo riguarda l’arte: non si può effettivamente fare moda se non si ha il desiderio di rompere le righe.”

E così, di collezione in collezione Miuccia Prada plasma lo spirito delle donne del suo tempo ricordando loro di non nascondersi mai dietro etichette di ogni sorta. Per questo grazie Miuccia, per le tue ossessioni e le tue meravigliose contraddizioni, che sono poi anche le nostre!