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Il Mito della Costa Smeralda Compie 60 Anni

“Esattamente 60 anni fa nasceva infatti un progetto che ha messo un pezzo d’Italia sulle mappe internazionali.”

C’era una volta in Sardegna un’isola montuosa, terra di pastori, approdo di dominatori. Qui sono passati tutti, fenici, romani, genovesi, spagnoli e piemontesi, sedimentando culture e tradizioni. Poi nel 1962 è arrivato il principe Karim Aga Khan e quella che per millenni era stata una regione selvaggia nel Mar Mediterraneo si è trasformata nella meta eletta di yacht e aerei privati di attori, ricchi e famosi, teste coronate ieri e oggi di imprenditori della Silicon Valley. Dove negli anni Sessanta sbarcavano Jackie Kennedy, Margaret d’Inghilterra, Grace Kelly e Brigitte Bardot, oggi approdano Mark Zuckerberg, Beyoncé e Jay-Z. Il mito resiste e senza nostalgia per i bei tempi andati punta pure tutto sulla Gen Z e i potenti di domani. Come ci sono riusciti è una storia pionieristica che ha ancora da insegnare, anche se la Costa Smeralda nei fatti, non esiste. 

Costa Smeralda non è un comune o un toponimo storico, ma un marchio registrato che delimita i territori gestiti da un consorzio privato, che come un demiurgo amministra e governa dagli esordi il cambiamento di 3000 ettari di terra, acquistati uno ad uno dai suoi fondatori. Calette dove si arriva solo in barca, acque cristalline, scogliere di granito a picco su piccole spiagge e macchia mediterranea usata solo per pascolare gli animali: qui l’occhio attento di una manciata di imprenditori vide un luogo idilliaco, selvaggio, meravigliosamente appartato e dal mare color smeraldo. Il posto giusto dove il jet set internazionale poteva trovare rifugio dal logorio della vita moderna. Bastava solo costruire loro un’oasi naturale, all comfort. 

Pietra dopo pietra viene edificato il centro di Porto Cervo, villaggio immaginario con tanto di chiesa e piazza, ufficio postale e supermercato. Architetti e urbanisti di indiscussa fama come Jacques Couëlle, Michele Busiri Vici e Luigi Vietti fondano in pochi anni il nucleo storico firmando gli hotel Cala di Volpe, il Romazzino, il Pitrizza, Luci de la-Muntagna, il ristorante Quattro Passi al Pescatore e la chiesa Stella Maris. Attorno, le iconiche ville bianche o rosa, tutte archi e tetti in legno di quello che da allora sarà battezzato stile smeraldino. Si inventa una piccola città ideale, perfettamente immersa nel panorama circostante, volutamente discreta, architettonicamente studiata in ogni dettaglio per non rompere la rappresentazione pittoresca del Mediterraneo. Altro che “edificazione spontanea” all’italiana, l’Aga Khan insieme ad un manipolo di imprenditori visionari e professionisti del settore progetta tutto, dall’estetica delle facciate alle fognature, porta la corrente elettrica e le strade, crea spazi per i negozi, fonda aziende di piastrelle e di materiali da costruzione e le riempie di lavoratori. Mancano l’aeroporto e i voli? Fonda pure quelli. Gli sconosciuti Monti di Mola diventano la Costa Smeralda, così famosa che all’estero domandano: ma la Sardegna è in Costa Smeralda? Esattamente 60 anni fa nasceva infatti un progetto che ha messo un pezzo d’Italia sulle mappe internazionali e ha fatto scuola in termini di pianificazione territoriale e sviluppo turistico. 

Dalla Rivera ligure alla Costiera amalfitana, Capri e i luoghi del grand tour, il turismo italiano è nato grazie agli stranieri che nel Bel Paese hanno trovato la bellezza e uno stile di vita, la Dolce vita, quindi non c’è da stupirsi se dopo inglesi e americani, qui sia arrivato un principe Imam musulmano della comunità degli Ismailiti Sciiti e diretto discendente del profeta Maometto, mezzo inglese e mezzo portoghese, cresciuto a Ginevra e laureato ad Harvard. Aveva 24 anni ed era un cittadino nel mondo parte di quella èlite che avrebbe voluto ospitare e che invitò da subito per fare promozione alla nuova impresa a suon di copertine dei tabloid.

Black and White Photography by NellodiSalvo@CoastMagazine

Qualcuno considera la Costa Smeralda “finta”, solo perché è stata voluta, pianificata, controllata, regolamentata, ossia gestita come qualunque territorio turistico andrebbe maneggiato, con cura e una prospettiva. Lo ha fatto in anni non sospetti mentre altrove si costruivano ecomostri, palazzi in riva al mare e si deturpavano i litorali in nome del crescente turismo di massa. Qui invece si è voluta creare una enclave per pochi, non per tutti, fondata sulle bellezze del paesaggio che è stato quindi preservato come il bene prezioso. Nonostante ogni anno qui si raduni la più grande concentrazione di yacht del Mediterraneo, le immagini della piazzetta di Porto Cervo affollata o di discoteche come il Billionaire non sono rappresentativi della destinazione. La vita smeralda è fatta di privacy e di understatement, non di passerelle, di tuffi al largo, di imponenti massicci di granito su cui arrampicarsi e scogliere a picco sul mare. Se l’Aga Khan ha costruito tutto, lo ha fatto solo sul 4% di  macchia mediterranea e lasciando intatti i 55 km di coste. La movida non è mai stara chic. Nel lusso democratico qui non ci hanno mai creduto: il bello si paga, l’esclusivo non è per tutti e per mantenere la missione verso la sostenibilità ambientale e di appeal della destinazione bisogna rinnovarsi, ma fare “selezione all’ingresso”. Oggi si guarda a locali alla moda per i figli se non per i nipoti dei primi avventori, si ristruttura l’esistente, si fa di tutto per mantere il mare pulito conciliando il tutto con i flussi in crescita. Si pianifica il futuro, ancora una volta anche del turismo italiano.

COSA MANGIARE IN COSTA SMERALDA

 

Per mangiare nella storia:

Da Quattro Passi al Pescatore, disegnato da Jacques Couëlle, primo ristorante della Costa Smeralda e unico pieds dans l’eau, in piena Porto Cervo. 

La tavola sarda contemporanea:

Terrazza Frades si affaccia sulla baia del Cala di Volpe ad Abbiadori, meravigliosa. I tre fratelli Paddeu portano in tavola il meglio della Sardegna, dai taglieri dell’aperitivo alle ricette della tradizione sino al menù degustazione di fine dining sardo.  

Il buffet per fare people watching:

Al Cala di Volpe, iconico hotel finito anche in un film di 007 e opera di architettura del grande Jacques Couëlle e unico sul mare. Qui davanti nella baia si radunano gli yacht e le celebrities scendono a terra per il pranzo a buffet al Cala di Volpe Barbecue a bordo piscina. 

L’aperitivo ma non in piazzetta:

Al centro della Promenade du Port l’aperitivo da Zamira è qualcosa da bere e da osservare. Il barman è uno dei più conosciuti in Costa il che attira una clientela  di habitué e locali. C’è anche una piccola cucina aperta a tutte le ore con panini, insalate e piatti freddi.

 

WHERE TO STAY AND WHAT TO DO IN COSTA SMERALDA

 

Dormire in centro:

All’albergo Luci di La Muntagna, ispirato all’architettura mediterranea e dalle forme ancora più morbide. Opera di Michele Busiri Vici e ancora fermo a come era.

Per camminare:

Il Pevero Health Trail, percorsi nella macchia mediterranea a picco sul mare fra la spiaggia di Romazzino con quella del Grande Pevero. Fra stazzi di campagna e calette ci si immerge nella natura della Gallura.

La spiaggia per farsi il bagno:

Meno popolare e frequentata di altre, Cala Petra Ruja ha il mare azzurro-verde ed è immersa nella vegetazione e nel fondale roccioso. Meno attrezzata di altre spiagge della zona, di solito è più tranquilla. C’è anche una spiaggia a Porto Cervo, appena oltre la Marina. 

Photo by Slim Aarons

Quattro Passi al Pescatore

Hotel Cala di Volpe

Terrazza Frades

Zamira Lounge

Hotel Luci

Pevero Health Trail

Cala Petra Ruja