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La Guida di Italy Segreta per Parlare Come un Locale

Duolingo può portarti solo fino a un certo punto. Siamo qui per aiutarti.

 

Prima di procedere, ti consigliamo di imparare le basi:ciao“, “grazie“, “buongiorno“, “arrivederci“, eccetera, eccetera sono certamente le parole più usate nella lingua italiana, ma avrai bisogno di molto di più per passare per un locale –soprattutto se pronunci “grazie” senza la “e” finale e “arrivederci” come Brad Pitt in Inglourious Basterds.

 

Ecco qui, la nostra guida di Italy Segreta per parlare come un local: 28 parole e frasi essenziali per quando vuoi fare il figo e fingerti un italiano che sa il fatto suo.

LIVELLO 1:

  • VABBÈ – Abbreviazione di “va bene, vabbè è un modo collaudato per chiudere una conversazione. Può essere usato sia in senso positivo, come esclamazione, sia in senso negativo, come segno di rassegnazione.
  • BOH – Questa magnifica parolina di una sillaba significa semplicemente “Non lo so”, ma può anche essere usata come “Chi lo sa!”, “Quel che sarà, sarà!”, “Non me ne frega niente”, e “Non lo saprò mai, quindi lasciami in pace!”
  • CHE PALLE – Anche se letteralmente significa “che testicoli”, questa espressione usata spesso indica fastidio o noia: “che schifo!”, “che rottura”, ecc.
  • MA VA – Un termine che rende al meglio se pronunciato con estremo sdegno, “ma va” può significare una delle seguenti cose: “mi stai prendendo in giro?”, “ma dai [Sherlock]”, “non ti credo”, “smettila” o “vai pure”.
  • CAVOLO! – Può sembrare strano che la parola “cavolo” possa essere usata al posto di quasi qualsiasi parolaccia – versatile come l’onnipresente “cazzo” – il suo uso risale ai tempi della cucina povera. Anche quando il cibo – specialmente carne e verdure pregiate – era un lusso per molte famiglie, i cavoli erano economici e abbondanti, e l’unico alimento che ci si poteva permettere di sprecare. Così nacque il paragone tra il cavolo e qualcosa che non vale la pena considerare.
  • TRANQUI – Abbreviazione di “tranquillo/a”. Un modo slang per dire “non preoccuparti”.
  • AVOGLIA – Assolutamente! Altroché! Certo! Un modo particolarmente enfatico per dire “ “.
  • DAI – Forse meglio tradotto come “su”, usato per esprimere urgenza o impazienza, o per incoraggiare o persuadere. Abbiamo visto anglofoni confusi da questa parolina – pronunciata come l’inglese “die” – pensando che ci auguriamo la morte a vicenda. (Vero solo se tifano per una squadra di calcio rivale.
  • MENO MALE! – ” Che fortuna!”
  • MAMMA MIA – Sì, noi italiani diciamo davvero mamma mia– e senza ironia. No, non ha assolutamente nulla a che fare con il film di successo del 2008 con lo stesso nome. Sorpresa, eccitazione, frustrazione e incredulità – mamma mia è un’esclamazione che può affrontarle tutte.

Photography by Anna Simi

LIVELLO 2:

  • IN BOCCA AL LUPO – Questa espressione, che significa “nella bocca del lupo”, era originariamente usata nel mondo dello spettacolo per augurare buona fortuna a un artista – più o meno l’equivalente italiano dell’inglese “break a leg”. La superstizione da cui ebbe origine si è riversata nella vita quotidiana, e il termine oggi viene usato continuamente anche fuori scena.
  • SECONDO ME – “Secondo me.” Usato prima di qualsiasi tipo di “take,” piccante o meno.
  • CAVALLO DI BATTAGLIA – Anche se si traduce letteralmente come “cavallo da battaglia”, cavallo di battaglia viene usato metaforicamente per indicare un vantaggio su un avversario o rivale. La carta vincente.
  • FUORI DI TESTA – Fuori di testa. Pazzo. Pazzesco. Come i non italiani con la burrata.
  • FA UN FREDDO CANE – È difficile da tradurre bene in inglese – c’è un cane in mezzo – ma, in sostanza, significa “fa un freddo cane”. Detto mentre si indossano calzini di cachemire, intimo termico, piumini e sette sciarpe… Tutto questo e il termometro non scende quasi mai sotto i 5°C.
  • FA SCHIFO – “È disgustoso/schifoso.” In alternativa, “fa schifo.” Generalmente usato per esprimere forte disapprovazione o disgusto per qualcosa, che siano scarafaggi o una brutta giornata per i capelli.
  • SOGNI D’ORO – Sogna d’oro, l’equivalente italiano di “dolci sogni.”
  • ROMPIPALLE – Una persona fastidiosa, un rompiscatole.
  • WEEKEND – A volte per parlare italiano come un italiano, devi parlare inglese come un italiano: anche se il modo corretto di dire weekend è “fine settimana, è molto più comune sentire il colloquiale “il weekend”. Lo stesso vale per altre parole inglesi, specialmente quelle legate al business – marketing, feedback, manager, trend – o alla tecnologia – computer, like (nella versione Instagram), chat, e-mail. Un accento italiano, però, è essenziale.

LIVELLO 3:

  • ATTACCARE IL BOTTONE (attaccare il bottone) – Conosci quelle conversazioni dalle quali, per quanto tu ci provi, proprio non riesci a scappare? Il tuo interlocutore non la smette di parlare di qualcosa di così noioso da far addormentare, ignorando completamente ogni segnale sociale? Sta “attaccando il bottone”, un’espressione che deriva dai tempi in cui i medici dovevano usare uno strumento di ferro per cauterizzare le ferite. La parte schiacciata alla fine, a quanto pare — e siamo felici di non parlare per esperienza personale — assomigliava molto a un bottone.
  • AD OCCHIO E CROCE (ad occhio e croce) – Qualcosa fatto approssimativamente, a occhio. Una stima approssimativa. Il termine deriva dai tessitori di seta di Firenze che, quando un filo si rompeva, rattoppavano il lavoro passando più volte sull’errore con l’ago, occhio, dell’ago e poi lo sistemavano a forma di croce, croce.
  • TIRARE IL PACCO (tirare il pacco) – Fregare qualcuno, o dare buca a qualcuno.
  • CADERE A FAGIOLO (cadere a fagiolo) – La coincidenza perfetta. Qualcosa di imprevisto che accade in un momento ideale, o una persona che arriva proprio nel momento in cui serve. Un’opportunità che ti cade in grembo. Niccolò Tommaseo, rinomato linguista del XIX secolo, ipotizzò che l’espressione derivi “dal detto comune che ai fiorentini piacciono molto i fagioli.” ( È vero, ci piacciono davvero tanto i fagioli.))
  • ULTIMA SPIAGGIA (ultima spiaggia) – Ultima risorsa, ultima speranza, ecc. Se quell’ultima spiaggia fallisce, tutto ciò che ti resta sono le onde.
  • MANDARE ALL’ARIA (mandare all’aria) – Mandare a monte i piani di qualcuno, annullare tutto. Simile all’espressione inglese “to blow up.”
  • AVERE LA CODA DI PAGLIA (avere la coda di paglia) – Chi ha una coda di paglia sa di aver fatto qualcosa di sbagliato e non ha la coscienza pulita; di conseguenza, è nervoso all’idea di essere scoperto. Un equivalente di avere “uno scheletro nell’armadio”. L’espressione deriva da una favola di Esopo in cui una volpe, avendo perso la coda in una trappola, la sostituisce con una di paglia.
  • SIAMO ALLA FRUTTA (siamo alla frutta) – Arrivare alla fine proverbiale, in riferimento alla frutta che è l’ultima portata di un pasto. Cioè essere allo sbando, essere alla fine della corda, ecc.
  • AVERE IL PELO SULLO STOMACO (avere il pelo sullo stomaco) – Essere senza scrupoli. Il ragionamento è che qualcuno privo di moralità, che può incassare qualsiasi insulto o accusa senza sensi di colpa, può farlo perché è protetto dai peli nello stomaco. Sicuro?