Da quasi 40 anni, Domenico Dolce e Stefano Gabbana cuciono l’Italia nei loro abiti. Dal lancio del loro marchio omonimo a Milano nel 1985, il duo lo ha trasformato in un emblema globale del glamour italiano, costruito sul calore di un pranzo domenicale siciliano piuttosto che sul freddo bagliore di una tendenza passeggera.
Una firma così distintiva è stata forgiata attraverso la collisione creativa di Dolce e Gabbana: Dolce è cresciuto nell’atelier siciliano di famiglia, immerso nella sartoria del vecchio mondo, mentre Gabbana proveniva dal frenetico mondo del graphic design milanese. Fondendo la tradizione del Sud con la raffinatezza del Nord, hanno costantemente guardato al passato, attingendo ai rituali familiari, all’artigianato tramandato nel tempo e persino al cinema italiano per trasformare il patrimonio personale in una firma di alta moda che si distingue dall’ossessione del settore per la “prossima grande novità”.
Il loro ultimo progetto, Dal Cuore alle Mani, trasforma l’universo del marchio in un’esperienza fisica itinerante. Una vasta retrospettiva di oltre 300 pezzi d’archivio e contemporanei, la mostra è un camaleonte che si evolve spostandosi da Milano a Parigi, Roma e ora Miami per mettere in luce gli artigiani locali e le storie di ogni città ospitante. È una mappa letterale del percorso creativo di Dolce&Gabbana, che traccia il cammino dalla prima scintilla d’ispirazione all’ultimo punto: “dal cuore alle mani”.
Dopo il debutto di Dal Cuore alle Mani a Miami all’inizio di quest’anno, Italy Segreta ha parlato con i designer per riflettere su artigianato, continuità e sul perché l’Italia sarà sempre la loro bussola.

Laura Kettlewell: La vostra estetica è immediatamente riconoscibile per la sua sensualità e capacità narrativa. Qual è il cuore dell’identità Dolce&Gabbana oggi?
Domenico Dolce: Quando qualcuno vede uno dei nostri abiti, profumi o persino rossetti, vogliamo che dica immediatamente: “Questo è Dolce&Gabbana”. Il nostro stile è costruito sui contrasti: maschile e femminile, sensualità e austerità, tessuti intricati e altri molto semplici, nero siciliano e colore. L’italianità è al centro del nostro stile. Ogni giorno, l’Italia ci insegna che la semplicità può essere potente e che il vero stile viene dalla vita stessa.
LK: Anche il grande schermo è diventato una pietra miliare del vostro linguaggio visivo.
DD: Il cinema italiano, e il Neorealismo in particolare, ci ha influenzato profondamente. Siamo affascinati dalla sua capacità di catturare la vita reale con onestà ed emozione. Il Neorealismo elimina ogni artificio e si concentra su storie vere e bellezza autentica, il che si allinea con la nostra visione.
LK: Anche il patrimonio siciliano è una parte enorme del vostro DNA creativo. Domenico, ci sono tradizioni siciliane specifiche che ancora apprezzi e come plasmano il tuo lavoro?
DD: La Sicilia è una parte essenziale della mia vita: è dove tutto è iniziato e a cui tutto ritorna. Sono nato a Polizzi Generosa, in provincia di Palermo, e anche se sono partito per la moda all’età di 20 anni, non ho mai interrotto il mio legame con la regione. Le sue tradizioni, la sua cultura e la sua anima vivono nelle nostre creazioni. In ognuno dei nostri capi, vedo i tessuti del laboratorio di mio padre, gli abiti che le donne indossano nelle processioni, i colori delle feste di paese, il profumo dei fiori d’arancio, i pranzi domenicali…
LK: E c’è un posto in Sicilia dove ti senti sempre ispirato, non importa quante volte ci torni?
DD: Ci sono luoghi che ci ispirano sempre: Palermo con i suoi ricchi strati, i mosaici di Monreale, l’incanto di Taormina, la maestosità della Valle dei Templi e piccoli borghi dell’entroterra come Polizzi Generosa, dove tutto è iniziato. Avere l’Italia dalla nostra parte è un enorme vantaggio. Viviamo in uno dei paesi più belli del mondo. Ogni regione ha una storia da raccontare, un folklore che rivela l’anima della terra e della sua gente.
LK: Sentite la responsabilità di salvaguardare queste tradizioni?
DD: Sì, il passare del tempo ci ricorda quanto sia importante preservare le tradizioni affinché diventino patrimonio di tutti. È esattamente per questo che lavoriamo fianco a fianco con gli artigiani, per far luce sul loro straordinario talento. Non possiamo permettere che le loro conoscenze e competenze vengano dimenticate. Devono essere tramandate alle generazioni future.
Stefano Gabbana: Vogliamo trasmettere ai giovani l’idea di bellezza e di creazione fatta con amore, cura, attenzione ai dettagli. Non promuoviamo solo il Made in Italy; sottolineiamo l’importanza di tramandare l’artigianato alle generazioni future. Senza continuità, non c’è cultura.

"Ateliers, Ornaments, and Volumes" room of
LK: Come bilanciate l’onorare il vostro patrimonio con il portare avanti idee nuove e audaci?
SG: Sia io che Domenico siamo persone molto curiose. Non vogliamo essere ripetitivi e non ci tiriamo mai indietro davanti alle novità. Ci piace metterci alla prova. E ogni collezione è una sfida: trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, tra le nostre radici e il mondo che cambia.
LK: Questa sfida diventa più difficile man mano che il settore si muove più velocemente?
SG: Nel tempo, gli strumenti sono cambiati, ma il nostro messaggio è sempre stato lo stesso. Sappiamo di avere la responsabilità di parlare il linguaggio delle generazioni più giovani. Il mondo è in continua evoluzione e le persone cambiano, così come i loro desideri. Dobbiamo essere pronti a cogliere questi segnali e trasformarli in emozione e bellezza. Questa è la sfida più grande e, allo stesso tempo, la più stimolante. È ciò che ci entusiasma ancora creativamente: trovare nuovi modi per raccontare la nostra storia senza perdere autenticità.
LK: Sembra che siate più interessati a quell’autenticità che a inseguire ciò che è “cool”.
SG: Per noi, l’evoluzione deve rispettare la tradizione. Troppo spesso, la moda mette in evidenza solo ciò che è considerato cool o di tendenza, ma che non dice molto altro. Non ci interessa. Creiamo abiti per persone reali che provano emozioni e trasmettono individualità.
LK: Dal Cuore alle Mani riunisce così tanti fili del vostro lavoro: patrimonio, artigianato, narrazione, ecc. Come riflette questo capitolo la vostra evoluzione personale e creativa?
SG: Volevamo fare il punto del nostro meraviglioso viaggio, raccontando tutto ciò che abbiamo imparato nel corso degli anni. È il nostro mezzo più potente per raccontare la storia dell’Italia: la maestria degli artigiani che abbiamo incontrato, le nuove tecniche che abbiamo scoperto e l’artigianato italiano, affinché nulla vada mai perduto. Le creazioni in mostra, dagli abiti ai gioielli, sono l’espressione massima del nostro lavoro. Testimoniano le mani degli artigiani che trasformano i nostri sogni in realtà.
DD: Quando abbiamo deciso di intraprendere il percorso dell’alta moda, ci siamo ispirati ai Grand Tour del XIX secolo: i viaggiatori che venivano dalla Francia, dall’Inghilterra e da tutto il mondo per scoprire il bel paese e immergersi nelle sue tradizioni, cultura e cucina. Il nostro viaggio alla ricerca dello spirito italiano ci ha portato dalla Sicilia a Napoli, Portofino, Capri, Venezia, Firenze, Puglia e, infine, Roma. Dal Cuore alle Mani ripercorre questo cammino: i nostri luoghi preferiti, toccati dal Grand Tour dell’Alta Moda. L’Italia è un mosaico di tradizioni ed eccellenze che cambia da regione a regione. Vogliamo darle continuità.

LK: Quali nuove dimensioni di Dolce&Gabbana sperate di condividere attraverso le diverse location?
SG: Adattiamo la mostra a ogni location. Quindi, a Roma, abbiamo aggiunto l’Arte Sarda, un omaggio al patrimonio dell’isola; Anatomia Sartoriale, che esplora la corsetteria; e Cinema, in onore di Giuseppe Tornatore. A Miami, facciamo lo stesso, grazie alla nostra straordinaria curatrice Florence Müller.
LK: Guardando indietro alla vostra carriera, qual è stato il vostro momento di maggior orgoglio finora?
DD: Ciò che ci rende più orgogliosi è aver creato un linguaggio unico riconoscibile in tutto il mondo. Non si tratta solo di abiti, ma di aver costruito un’immagine che celebra l’italianità, la famiglia e la cultura mediterranea. Ogni collezione, ogni progetto è stato un passo verso il racconto di chi siamo, quindi il fatto che Dolce&Gabbana sia ora sinonimo di stile e identità è la più grande soddisfazione per noi.
LK: E alcune domande rapide per concludere… Qual è il tuo posto preferito per osservare la gente?
SG: L’aeroporto. Non c’è posto migliore per osservare la gente.
LK: Una cosa che pensi gli italiani facciano meglio di chiunque altro?
DD: Sognare.
LK: Se la tua casa avesse un dress code, quale sarebbe?
SG: Barocco.
LK: Qual è il tuo profumo preferito al mondo?
SG: Patchouli.
LK: Qual è il tuo capo d’abbigliamento più prezioso?
DD: La prima giacca che abbia mai cucito, senza dubbio.
LK: Qual è il tuo momento preferito della giornata?
SG: La mattina, a casa da solo, con il mio primo caffè.
LK: Un rituale quotidiano per cui trovi sempre tempo?
DD: Da quando ho Fefè, il barboncino che mi ha regalato Stefano, le piccole abitudini con lui sono diventate importanti. Prendermi cura di lui mi fa stare bene.
LK: La tua ricetta preferita per ospitare una cena?
DD: Pasta alla norma, timballo di anelletti… Adoro cucinare e quando ho ospiti esagero sempre. Ho paura che non ci sia abbastanza cibo!
LK: Cosa ti porta gioia e ti aiuta a ricaricarti fuori dal lavoro?
DD: Può sembrare banale, ma la famiglia e gli amici sono, e saranno sempre, il nostro rifugio sicuro.
Dal Cuore alle Mani è aperta fino al 14 giugno 2026 presso l’Institute of Contemporary Art di Miami.




