Alcuni la chiamano “la fabbrica dei sogni”. Federico Fellini l’ha descritta come il suo “luogo ideale, il vuoto cosmico prima del Big Bang”. Attraverso momenti di gloria, fama internazionale e profonda crisi, Cinecittà – la Città del Cinema Italiano – ha plasmato la percezione dell’Italia in tutto il mondo. E come molte altre istituzioni culturali moderne in questo paese, la sua nascita è inestricabilmente legata all’agenda politica del regime fascista.
Siamo a metà degli anni ’30 in Italia. Benito Mussolini governa la nazione da oltre un decennio. Punta a creare un impero coloniale italiano e nel 1935 invade l’Etiopia, una mossa che porta all’isolamento internazionale e spinge il paese ancora più vicino alla Germania nazista. All’epoca, in ogni cinema italiano, i cinegiornali – i cinegiornali – presentano Mussolini come un leader forte e moderno, esaltando la sua persona e l’agenda fascista.
“Il Duce”, amante del cinema, capisce l’influenza di questa forma d’arte: “Il cinema è l’arma più potente” proclamò una volta. Non sorprende che gli piacciano i kolossal italiani ambientati nell’antica Roma (ad esempio Cabiria, 1914); sorprendentemente, apprezza i western americani e le commedie di Stanlio e Ollio.
In modo molto anti-autarchico, è famoso per amare qualsiasi film con protagonista l’americana Anita Page, la “ragazza col viso più bello di Hollywood” – tanto che le ha chiesto di sposarlo più volte.
Si delinea l’idea di creare un complesso di studi cinematografici all’avanguardia appena fuori dalla capitale, per sfidare l’influenza dell’industria cinematografica americana. Fin dall’inizio, Cinecittà doveva essere l’ingranaggio principale di una macchina da guerra che aveva la propaganda come obiettivo primario. L’intero progetto mirava ad affermare l’Italia sulla scena mondiale come potenza culturale e moderna.
Ispirata agli Universal Studios di Hollywood e costruita in soli 15 mesi (un tempo record, considerando le sanzioni economiche internazionali che gravavano sul paese), Cinecittà apre nella primavera del 1937. Mussolini in persona presiede l’inaugurazione, alla presenza di una folla festante.
Il complesso è davvero innovativo. Un cinegiornale di propaganda lo descrive come “una luminosa affermazione della tecnologia e dell’architettura italiana”. Cinecittà vanta 73 edifici, inclusi studi, uffici, ristoranti e persino due piscine per le riprese in acqua.
Mussolini può ora soddisfare la sua ossessione di ridare all’Italia il potere dell’Antico Impero Romano – almeno sul grande schermo. La prima produzione di Cinecittà è un kolossal ambientato durante la Terza Guerra Punica. Scipione l’Africano (Scipio Africanus: The Defeat of Hannibal, 1937) impiega una scenografia monumentale, 10.000 comparse e 2.000 cavalieri. L’analogia tra il generale romano Scipione l’Africano, conquistatore dell’antica città africana di Cartagine, e Mussolini, che ha recentemente annesso l’Etiopia, fa rabbrividire.
