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Isola di Capraia, Una Lettera d’Amore

“Alla Capraia, la magia risiede nel legame, unico e indissolubile, tra natura e uomo e che rimane indisturbato nel corso degli anni”

Mentre il traghetto si avvicina, lento e pachidermico, il profilo dell’isola comincia a delinearsi, il verde a farsi più vivido e i tetti rossi a comparire timidi. Come in un quadro nel quale la protagonista è la terra e non la presenza umana, anche il porticciolo dell’Isola di Capraia è punteggiato qui e là solo da qualche abitazione e gli alberi delle vele ormeggiate su un mare blu cobalto. Il traghetto si avvicina ai banchi per attraccare ed è forte la sensazione di essere assolutamente sproporzionati, troppo grandi e forse addirittura invasivi. L’urgenza di approdare e cominciare a mischiarsi con i pochi abitanti dell’isola, respirarne gli stessi profumi di mirto e aria marina, viene subito soddisfatta quando la nave riprende il largo.

Quando si arriva su un’isola, piccola come Capraia, è come entrare in casa di qualcuno. Si chiede permesso e poi ci si fa accogliere dall’ospite secondo i suoi rituali e ritmi. A Capraia questi sanno di vita selvatica e lenta, profumano di lunghe camminate nella macchia mediterranea e affascinano con profonde immersioni in acque che sembrano quelle turchesi di altre terre lontane. Non pensate di trovare ristoranti alla moda o locali glamour. Il fascino di Capraia non risiede lì ma nelle poche taverne del porto che sfilano una dietro l’altra dopo il centro sub, la boutique di tessuti e vestiti ricavata in una rimessa per le barche, nella gelateria che prepara un ottimo gusto pistacchio e nel piccolo supermarket appena oltre.

A Capraia le macchine sono poche, pochissime: è il ritmo dei propri passi a fare compagnia salendo lungo l’unica strada che collega porto e vecchio paese poco in collina. Mentre la si percorre, si costeggiano ville e case private dai giardini rigogliosi di bouganville e altre piante rampicanti, e continuando a salire, dopo due curve che quasi tolgono il fiato, si arriva al paese vecchio, nella piazza della Chiesa di San Nicola puntellata da panchine abitate dagli anziani dell’isola, da un cafè e qualche negozio. Se si continua ecco che i vicoli si stringono e i muri delle case si colorano di tinte sempre più accese, e in cima il Forte San Giorgio che solenne osserva tutti i viandanti che fanno accesso alla sua isola. La sua architettura del 1600, dopo essere stata una prigione, una discoteca e un hotel, oggi è una straordinaria residenza privata in affitto dallo stile delicato e accogliente.

Capraia, localmente chiamata “l’isola selvaggia”, deve il suo nome probabilmente al termine greco aegylon, ossia ‘isola delle capre’, oppure a quello etrusco carpa, che significa ‘pietra’, e quindi ‘isola delle pietre’. Capre o pietre che siano, Capraia è sì un’isola selvaggia e in apparenza dura e poco accogliente, ma come tutti i luoghi speciali, è ricca di contrasti. In pochi passi riesce a passare dall’asprezza della pietra e delle alte scogliere alla dolcezza di pendii verdi, sembra severa e brulla, ma diventa solare e accogliente in una manciata di attimi. E ci si sente subito a casa, come fosse un luogo ancestrale che appartiene al passato di tutti. E forse in qualche modo lo è, visto che nelle sue pietre e nel mare che l’abbraccia sono racchiuse storie e leggende che hanno colorato il Mediterraneo nei secoli: relitti di epoca romana con i resti delle anfore piene del vino di Capraia o il ritrovamento della Venere di Capraia sono solo alcuni esempi di quanto l’isola fosse un gioiello già in epoca romana.

Capraia, localmente chiamata “l’isola selvaggia”, deve il suo nome probabilmente al termine greco aegylon, ossia ‘isola delle capre’, oppure a quello etrusco carpa, che significa ‘pietra’, e quindi ‘isola delle pietre’. Capre o pietre che siano, Capraia è sì un’isola selvaggia e in apparenza dura e poco accogliente, ma come tutti i luoghi speciali, è ricca di contrasti. Sembra severa e brulla, ma diventa solare e accogliente in una manciata di attimi, in pochi passi riesce a passare dall’asprezza della pietra e delle alte scogliere alla dolcezza di pendii verdi, come nella camminata lungo costa che dal paese porta alla Cala dello Zurletto oppure più all’interno, verso i Palmenti delle Tigghielle, ossia delle vasche del XVI secolo scavate nella roccia per la produzione del vino. Il mare da qui sembra lontano, ma la brezza costante ricorda costantemente la sua presenza. E ci si sente subito a casa, come fosse un luogo ancestrale che appartiene al passato di tutti. E forse in qualche modo lo è, visto che nelle sue pietre e nel mare che l’abbraccia sono racchiuse storie e leggende che nei secoli hanno colorato il Mediterraneo: relitti di epoca romana con i resti delle anfore piene del vino di Capraia o il ritrovamento della Venere di Capraia sono solo alcuni esempi di quanto l’isola fosse un gioiello già in epoca romana.

Alla Capraia, la magia risiede nel legame, unico e indissolubile, tra natura e uomo e che rimane indisturbato nel corso degli anni, perché più forte dei resort, delle beauty farm e dei locali alla moda che la guardano dalla terra ferma. Qui non c’è posto per loro, come sembra che non ci sia posto per il traghetto che arriva quasi tutti i giorni da Livorno. Qui c’è posto solo per storia, lentisco e il mare.