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Il Monte Amiata, Questo Mistero

“L’Amiata mistico e misterioso […] è una fonte inesauribile di sorprese e bizzarrie, per questo è bello andarci, tornarci e ritornarci, sempre con occhi nuovi e antenne ben alzate.”

​​Il Monte Amiata è un posto bizzarro e alquanto misterioso.

Dalla forma quasi conica, in parte irregolare, è una bella montagna di quasi 1800 metri nel sud della Toscana, tra la Val d’Orcia, la Maremma e la Val di Chiana.

All’apparenza è un (quasi) ininterrotto susseguirsi di castagneti, boschi di faggi e uliveti, una montagna verde fino alla vetta, con strade che salgono e scendono, aggirano il monte e attraversano paesi più o meno caratteristici: il paradiso del trekking e del cicloturismo.

In realtà l’Amiata è un antico vulcano, un tumultuoso colosso di lava, oggi assopito sotto un manto di faggi e castagni ma che ancora sbuffa attraverso acque termali e soffioni boraciferi sparsi qua e là.

E prima di un vulcano, l’Amiata è stata un’isola rocciosa in mezzo al Mar Tirreno, quando quasi tutta la Toscana era mare e isole. In effetti, a ben pensarci, della sua preistorica energia di isola ha mantenuto l’essenza e la caratteristica di terra isolata: i boscaioli, i minatori, i carbonai e i contadini che la abitano sono gente solida e taciturna, cresciuta nel silenzio boscoso delle pendici.

Quando mi capita di passeggiare tra i boschi di castagno, penso sempre che per gli Etruschi l’Amiata era la terra sacra dove dimorava Tinia (il Giove romano), la loro divinità più importante. È affascinante immaginare che questa fosse una montagna sacra e che le genti etrusche si stabilissero qui per venerare il loro potente dio in un grandioso edificio di culto mentre cacciavano con grande abilità, coltivavano le feconde terre vulcaniche e commerciavano con le vicine Chiusi, Vetulonia e Roselle.

Mia madre, appassionata di Etruschi, vede qui, in ogni sequenza di pietre, una via selciata e racconta storie appassionanti di donne libere, indipendenti, coraggiose, colte e bellissime. A me hanno sempre affascinato i loro nomi e l’emancipazione di cui godevano, l’idea che viaggiassero da sole e partecipassero ai banchetti degli uomini.

Gli Etruschi erano un popolo che sapeva godersi la vita ma sono stati i Romani che dell’Amiata hanno apprezzato e utilizzato le acque termali e, a dire il vero, hanno fatto parecchio bene perché qui le terme sono una reale goduria: Saturnia, Bagni San Filippo, Bagno Vignoni, San Casciano dei Bagni hanno una magia tutta loro, unica.

Le vasche con cascate calcaree sono in mezzo alla natura, hanno come cornice il bosco e la macchia mediterranea e sono a libero accesso per bagnarsi e soprattutto rilassarsi.

Un giro da queste parti vale senz’altro la pena farlo se amate la natura incontaminata, i borghi medievali, l’acqua a 50 gradi, la pelle morbida, l’odore sulfureo delle terme e il corpo rilassato e felice.

Io sono notoriamente un gatto da divano ma a fare un giro in bici qui si può esplorare la montagna, mangiare divinamente, farsi un bagno alle terme e incontrare i paesani che giocano a carte nel bar del paese. La vita da queste parti scorre lenta e segue ancora i ritmi della montagna e della terra: la frutta col caldo, le vigne a fine estate, le olive e le castagne in autunno.

A me è questo che affascina di questa parte di Toscana, la lentezza e la natura selvaggia, così diversa dalle colline dipinte della vicina Val d’Orcia.

Per me, milanese acquisita, è sempre stato un posto d’attrazione; talmente perfetto per fuggire dalla frenesia meneghina che a un certo punto mi sono pure comprata un bel podere, meraviglioso e ovviamente inutilizzato: giusto così, per sentirmi un po’ Rossella O’Hara.

In questo periodo autunnale, poi, l’Amiata è un paradiso di leccornie: castagne e marroni, porcini e tartufi fanno bella mostra negli alimentari e sui tavoli delle osterie.

La montagna ha i colori perfetti dell’autunno e i gialli, rossi e arancioni sono quasi commoventi sotto al sole e al cielo frizzante dei primi freddi.

Questa è anche la stagione in cui, nelle giornate più nitide, si possono vedere le cime appenniniche della Toscana, dell’Emilia, della Romagna, dell’Umbria e delle Marche, si vedono i monti del Lazio, le isole dell’Arcipelago, e poi ancora la Sardegna, e la Corsica.

Il mio paese preferito dell’Amiata è Santa Fiora, un elegante borgo medievale, famoso per le numerose ceramiche dei Della Robbia sparse sia nelle chiese che nelle abitazioni private. Un piccolo dedalo di vicoli che sovrastano la Peschiera, una grande vasca cinquecentesca costruita alla sorgente del fiume Fiora, dove carpe gigantesche nuotano indisturbate tra le acque limpide.

A Santa Fiora in estate ci sono scuole di musica meravigliose che rendono le stradine del borgo ancora più suggestive.

Per mangiare, invece, Seggiano è il paese perfetto: un delizioso borgo medievale immerso tra uliveti e castagni, famoso per l’Olivastra seggianese (un’oliva rara che rende un olio extravergine delicato, molto pregiato e buonissimo) e per la scottiglia, il cacciucco della montagna, un tipico piatto di origini medievali, con un misto di carni e pomodoro, delizioso per i non vegetariani.

A Seggiano, poi, c’è l’ottimo Silene, ristorante una stella Michelin, un ristoro d’eccellenza, una vera goduria dei sensi: regalatevi i suoi tortelli maremmani al tartufo bianco, se trovate posto!

 

Per la spiritualità, invece, non c’è che l’imbarazzo della scelta, intorno all’Amiata.

Sopra Arcidosso c’è il magnifico centro Merigar, dagli anni Settanta il più importante centro di studi e pratica Dzog-chen (buddhismo tibetano) fondato dal Maestro Norbu, che ha ospitato il Dalai Lama e Richard Gere. Il centro organizza pratiche, incontri filosofici e spirituali di elevato livello culturale e scientifico, ha un’incredibile biblioteca di sacri testi tibetani ed ettari di verde curati con amore dalla comunità. La prima volta che l’ho visitato non potevo credere che ci fosse un pezzetto di Tibet tra le curve dell’Amiata, con bandierine delle preghiere e un enorme tempio per fare pratica. Vale veramente la pena visitarlo e fare una passeggiata nell’energia di pace che lo abita.

Il giro all’Amiata, poi, non può che concludersi sul mistico Monte Labbro, sede della torre Giurisdavidica costruita da David Lazzaretti, il profeta dell’Amiata, un personaggio decisamente interessante vissuto a metà dell’800, da alcuni detto «il Santo», da altri raffigurato approssimativamente come un visionario socialista ante-litteram, da altri ancora, come Lombroso che ne studiò a lungo le spoglie, come un «monomaniaco».

Si racconta che da visioni avute verso il 1868, Lazzaretti capì di dover assolvere ad una missione divina, aderì con tutto il suo fervore alla Chiesa cattolica, iniziò ritiri, digiuni ed altre pratiche ascetiche e si impegnò attivamente nella costruzione di un santuario in Arcidosso e di un eremo sul monte Labro.

Raccolse intorno a sé centinaia di seguaci e iniziò una vera e propria comunità cristiana e socialista ante-litteram, di un socialismo mistico e utopistico.

La fine di Lazzaretti, ormai diventato un Santo e famoso fino in Francia, temuto da Stato e Chiesa, è rapida ed eroica: fu ucciso ad Arcidosso da un militare durante una processione pacifica insieme ai suoi seguaci.

L’Amiata mistico e misterioso, con le sue miniere di mercurio e le piste da sci invernali, è una fonte inesauribile di sorprese e bizzarrie, per questo è bello andarci, tornarci e ritornarci, sempre con occhi nuovi e antenne ben alzate, in cerca di segnali tra pietre, castagne e trascendenze.

Ristorante Silene

Seggiano

Comunità Dzogchen di Merigar

Monte Labbro

Santa Fiora