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Il Bioritmo di Cagliari

“Cagliari è una città viva tutto l’anno che vive al ritmo del clima caldo dell’estate.”

Dal lato opposto della Costa Smeralda, metaforicamente e geograficamente, Cagliari è una città viva tutto l’anno che vive al ritmo del clima caldo dell’estate. Dove mangiare pesce nelle trattorie del porto o scoprire i primi segni di gentrification urbana.

Dici Sardegna e pensi agli yacht, agli hotel di lusso alla nightlife cosmopolita. Tutti pensano al mare cristallino e alle celebrities, ma la Sardegna è una grande isola montuosa in cui il piatto tipico è il porceddu (il maialino da latte), porto sicuro lungo le rotte commerciali del Mar Mediterraneo sin dai tempi degli antichi Romani. Infatti Cagliari non è una meta turistica. È la più grande città della Sardegna, ha un grande porto internazionale e si trova alla punta più a sud dell’isola – dall’altro lato (fisicamente e spiritualmente) della Costa Smeralda. 

In molti ci passano e basta, facendo scalo qui per via dell’aeroporto e dei traghetti una volta arrivati sull’isola, e poi proseguono verso altre destinazioni. Noi invece ci siamo fermati per respirare l’anima della città, scarpinando fino ai punti panoramici e cercando di passeggiare sul lungomare – che non esiste.

Cercare il giusto punto di vista

Per cominciare l’esplorazione della città bisogna attraversare la trafficata litoranea e mettersi spalle al mare ad osservare l’imbocco di Largo Carlo Felice, la rambla cittadina. Da qui si può ammirare il Palazzo del Comune, da una parte, e i grandi magazzini della Rinascente, dall’altro, e le belle facciate sopra i porticati di Via Roma: la città da qui ha un volto elegante, ma noi lo abbiamo scoperto solo l’ultimo giorno tornando in stazione, per caso, perché è difficile trovarsi ad osservare la città da questa prospettiva. Il mare non ha nessuna promenade lungo cui passeggiare e bar a cui accomodarsi sul molo, solo parcheggi e ormeggi e nessun motivo per venirci. Il centro della vita cittadina si sviluppa fra le viuzze del centro storico, fra il quartiere Marina fitto di trattorie e negozietti di alimentari e su fino a Castello, rione in cui si concentrano palazzi storici, università musei e le torri di guardia, vestigia del passato di città fortificata. 

Pranzo della domenica

Sulla terrazza del Bastione Santa Croce è cominciato il tour della città: un pranzo della domenica con giro di antipasti e l’immancabile porceddu con le patate arrosto da Pani e Casu. In una città portuale e su un’isola circondata dal mare, la Sardegna è una terra di pastori e la sua cucina è ricca di carne di agnello e capretto, e ricette come la fregola (un grosso cous cous), le panade (proprio come in Spagna, delle torte ripiene di carne) e la cosiddetta frittura araba (dei churros inzuccherati che qui si mangiano a colazione), a dimostrazione delle influenze culturali comuni attorno al bacino del Mediterraneo. La bellezza della cucina locale la si guarda però al Mercato San Benedetto che concentra in un unico edificio banchi del pesce, macellai, panettieri e verdurai – luogo perfetto per fare shopping e per comprendere davvero i gusti dei cagliaritani. In cerca di dolci tipici sardi? Inutile girare cercando le pasticcerie storiche – ci abbiamo provato e senza molta soddisfazione. La scoperta è stata fatta per caso proprio davanti all’ingresso: La Spiga e l’Uovo, negozio di fregola e pasta fresca artigianale, paste dolcissime, glassate e colorate per il meglio che il carboidrato abbia da offrire.

Sa tratoria, su restorante

I piatti tipici e i locali storici, frequentatissimi, si concentrano nel quartiere della Marina. C’è la Trattoria Lillicu che dal 1938 serve piatti tipici di pesce della tradizione cagliaritana che si possono assaggiare nel carosello di antipasti in cui trovare la burrida (pesce in carpione con una salsa di noci), la frittura di pesce, cozze e bocconi (in dialetto, chiamati murici in italiano). Ci sono il più rifinito Sa Domu Sarda, che offre una ricca carta con tutte le specialità dell’isola cucinati con materie prime a km zero e Ci pensa Cannas: uno posto dove la sera ci si può sedere a tavola a fianco di lavoratori e portuali, confermando quel mito tutto italiano che vuole le trattorie per camionisti luoghi mitici dove si mangia bene spendendo poco. Le insegne sono tutte un Sa qualcosa e un Su qualcos’altro, che sono semplicemente articoli determinativi di derivazione latina, in sardo. E qui ci tengono, tanto da essere ufficialmente riconosciuta come una lingua in via di estinzione, non un dialetto, che viene difesa anche nell’uso comune. 

Il ritorno dei cervelli 

Lungo Largo Carlo Felice si incontrano i negozi eleganti, il Caffè Svizzero con il suo elegante arredo di fine Ottocento e il bar della squadra del Cagliari, inglobato nel gift shot tappa fissa per i tifosi, locali in cui si affollano i ragazzi il sabato sera e da qui si dipanano le vie pedonali in cui passeggiare per immergersi nella vita locale. Lo stereotipo però di un’Italia ferma nel tempo passato si infrange guardando le vetrine dei negozi e a tavola, perché Cagliari è una città viva e con ristoranti calati nel nostro tempo che hanno una voce nella scena della cucina italiana contemporanea. Ci sono lo stellato Stefano Deidda con il suo Al Corsaro, lo chef Luigi Pomata e il suo inno al tonno di Carloforte, pescato a Sud dell’isola nelle tradizionali tonnare, e il bistrot Josto che potrebbe stare bene anche a Milano. Dello stesso gruppo, anche la macelleria con cucina Etto e la pluripremiata pizzeria Framento. Qui va in scena quello che succede un po’ ovunque, ossia una modernizzazione dei format, valorizzazione dei produttori del luogo in modalità non scontata e crescita di una scena nuova. Dalla Sardegna un tempo si partiva per studiare e lavorare altrove, ora si ritorna indietro, portando una visione nuova. 

Gentrification e week-end lunghi  

A dispetto di quello che si può immaginare, girando l’angolo della lunga via pedonale, Corso Garibaldi, si incontrano segni di gentrification: boutique di artigiani che riprendono le tessiture tipiche sarde con nuovi pattern, come la designer Caterina Quaranta. Lungo via San Domenico si trovano un tatuatore, bistrot con vini naturali come Cerchio Rosso e Old Friend Bistrot, il cocktail bar Florio e il laboratorio Spazio Cosmico che ospita i lavori di giovani artiste. Attenzione solo agli orari, la pausa pranzo qui finisce alle 17 e molti negozi seguono un bioritmo tipico dei climi caldi. 

Rispetto ad altre località, Cagliari non dorme mai, o meglio non va mai in letargo. La stagione turistica non esiste, e quindi le attività sono sempre aperte, pensate per i cagliaritani più che per i viaggiatori di passaggio. Ma dovendo scegliere un periodo dell’anno perfetto per decidere di spenderci un paio di giorni, il momento è giugno, quando i fenicotteri rosa invadono lo stagno di Molentargius trasformando la costa sarda in uno spettacolo più simile alla Camargue francese. Ci si arriva in autobus, lungo la via che collega il centro alla spiaggia del Poetto, otto chilometri che si estendono dalla Sella del Diavolo sino alla cittadina di Quartu Sant’Elena. Se giugno è il mese preferito dai fenicotteri, il week-end non è però il momento giusto per esplorare la città: dal sabato sera al martedì, molti negozi, attività commerciali e ristoranti chiudono i battenti. Per riaprire nel tardo pomeriggio. 

Pani e Casu

Mercato di San Benedetto

La Spiga e l’Uovo

Caffè Svizzero

Slam Shop Cagliari

Trattoria Lillicu

Sa Domu Sarda

Ci pensa Cannas

Ristorante Dal Corsaro

Ristorante Luigi Pomata

Caterina Quartana Textile Design Concept Store

Cerchio Rosso

Spazio Cosmico

Bar Florio

Old Friend Bistrot