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I Giardini di Marzo

“è tutto più vivido, gli alberi rifioriscono e rifioriamo tutti”

Me ne accorgo ancora prima di uscire di casa, quando dalla finestra entra una luce più calda, e non è soltanto una questione di temperatura, ma proprio di colori: potrebbe sembrare la legittima convinzione di chi ormai è stanco dell’inverno e attende con trepidazione la bella stagione, ma la realtà è che è cambiato il filtro alle immagini che ci circondano. Aumentano il contrasto e la saturazione, a partire dal cielo che è più brillante e senza nuvole come non lo vedevamo da un pezzo, e i colori della natura si ravvivano. Allora bisogna uscire per capire cos’è che sta cambiando.

È arrivato il momento di dire addio ai toni del grigio, e difficilmente troveremo qualcuno che ne sentirà la nostalgia, almeno fino a quando il caldo torrido dell’estate non avrà infiacchito gli animi più irrequieti, che alla fine di agosto inizieranno a volere di nuovo i cappotti, la neve e i maglioni dolcevita. 

Marzo segna ogni anno un momento di passaggio, e puntualmente c’è chi si fa trovare impreparato sia sulle scelte dell’abbigliamento che sulla capacità di ricalibrare le proprie abitudini. È sempre divertente vedere come possano coesistere approcci così diversi, di chi si scopre proiettandosi già all’estate e di chi invece non vuole mollare gli abiti pesanti per superare gli ultimi freddi; di chi rimane chiuso in casa perché “una rondine non fa primavera”, e di chi già prepara la borsa per il mare. È presto per il cambio di stagione nel guardaroba, è vero, e forse è presto anche per passare tutta la sera all’aperto con il vento in faccia. Ma è finalmente arrivato il periodo in cui ogni giornata può essere vissuta en plein air, in cui torna con prepotenza l’entusiasmo di mettere il naso fuori di casa, riscoprendo il gusto per le passeggiate, i pranzi e gli aperitivi in compagnia.

“I giardini di Marzo si vestono di nuovi colori” cantava Lucio Battisti, regalandoci una verità che non sente il peso del tempo. Basta affacciarsi al primo parco che troviamo sulla nostra strada per guardarli da vicino questi nuovi colori: è tutto più vivido, gli alberi rifioriscono e rifioriamo tutti. Ora che i prati sono verdi e la pioggia non è più così frequente, i bambini hanno ripreso a correre come pazzi, e la domenica si torna a girovagare. E questo sole, che è sempre stato qui, ma quasi lo avevamo dimenticato, ora inizia a scaldare come si deve. Ce ne rendiamo conto facendo le stesse cose di sempre, che ora acquistano un sapore diverso. Viviamo un entusiasmo collettivo, forse riconducibile alla meteoropatia tutta italiana che mette il bel tempo al centro delle giornate. Giornate che si allungano e che ci danno uno sprint in più, facendoci trovare le energie per rimanere fuori casa anche dopo l’orario di lavoro, specialmente adesso che fa buio tardi e non ci sono frequenti intemperie che ci costringono al chiuso. Quindi ci ritroviamo agli aperitivi nei posti all’aperto, con i colori dello spritz e del Negroni che si abbinano al tramonto, e tutto si inonda di riflessi dorati. C’è soltanto più calore, ma nell’aria si percepisce qualcosa in più: cambia la nostra percezione e anche la musica che ascoltiamo, perché abbiamo bisogno di melodie in tonalità maggiore, solari.

Una volta, in un paese del Nord, un anziano signore mi ha detto che a Marzo le mandrie tornano a pascolare all’aperto, e che le persone fanno lo stesso. È il “rompete le righe” ufficiale con cui in questo mese noi italiani torniamo a vivere al ritmo che ci appartiene e che ci consente di alzare lo sguardo per ammirare qualcosa di bello. Possiamo finalmente smetterla di correre sotto la pioggia, infagottati nei maglioni, con la fretta di metterci al calduccio, e possiamo riprendere a gestire le giornate con quel filo di calma in più che ci fa godere anche di un semplice tragitto a piedi illuminato dal sole. Allo stesso modo, le settimane piene di impegni noiosi si fanno più leggere, dal momento che il weekend torna a essere una parentesi spensierata in cui poter fare qualcosa di piacevole al posto di una clausura forzata. È di fatto finito il nostro letargo annuale. Allora usciamo e passeggiamo per ville, giardini e viali alberati, che sono i protagonisti di questo periodo non più freddo e non ancora caldo, che ogni anno ci sorprende con la sua luce, pur riproponendo la stessa ricetta vincente da sempre: qualche grado in più sulla temperatura e un bel sole pieno, quanto basta per rivedere in giro facce sorridenti e vestiti dai colori vivaci. 

Poi Marzo è pazzo, e magari un temporale improvviso può farci saltare i programmi, ma il processo è ormai avviato e la stagione può soltanto andare avanti.

Ripartono le iniziative, gli eventi, e si organizzano gite fuori porta e pranzi in centro, negli agriturismi o al mare, con il sole che già scotta le guance e la fronte, e si avverte per la prima volta dopo mesi la voglia concreta di togliersi tutto e di tuffarsi in acqua. Dal Parco del Valentino alla Villa Giulia di Palermo, passando per i Giardini di Boboli, per il Parco della Montagnola e per Villa Pamphili, l’Italia inizia a comporre una poesia bucolica che sarà ultimata soltanto a giugno. Nelle ore più calde ci si può di nuovo sdraiare sull’erba fresca, preludio ai picnic che arriveranno.

Riscopriamo anche le panchine, che sono rimaste a gelare per tutto l’inverno: c’è chi si siede a leggere il giornale senza battere i denti, chi conversa amabilmente dopo essersi incontrato per caso e chi si gode il caffè fuori dal bar con gli occhiali da sole che non metteva da novembre. Non c’è bisogno di andare lontano, basta uscire di casa per vedere tutto questo. Ed è proprio in queste circostanze che un signore di una certa età esprime tutta la sua meraviglia per la giornata calda e soleggiata che Marzo gli sta regalando. Non c’è una nuvola e si è addirittura tolto la giacca. Penso sempre a quelle sue poche parole ironiche, e le tiro fuori ogni volta che il sole mi sorprende: “Guarda che giornata stupenda: chi è morto ieri, oggi se ne pente”.