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L’Isola di Gorgona

“È difficile descrivere l’atmosfera quasi mistica e sospesa, che regna sovrana sull’Isola di Gorgona.”

Non appena l’imbarcazione partita da Livorno entra nel piccolo porticciolo, la sensazione è di essere in un luogo fuori dal tempo, un luogo che non appartiene a nessuna epoca eppure a tutte. Dalla costa toscana, l’isola sembra avere un profilo di donna che, come una sirena, chiama a sé naviganti e sognatori. Appare rigogliosa e morbida, perfetta da esplorare e innamorarsene. Attenzione però, perché la Gorgona è l’ultima colonia penale d’Europa, dunque l’accesso è consentito solo con piccoli gruppi organizzati e a discrezione della polizia penitenziaria. E’ la più piccola, verde e selvaggia tra le isole del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, ma forse è anche la più speciale perché nel piccolo villaggio di pescatori, nelle vigne e nei campi coltivati, convivono il proibito così come la volontà di riscatto. Detenuti e residenti convivono in una profonda sintonia che rende quest’isola un perfetto esempio di integrazione. La grande casa gialla che sovrasta il porticciolo ospita il bar e la mensa e la sua grande terrazza affacciata sul mare rappresenta il fulcro del paese. Qui infatti ci si trova a vedere le partite di calcio, a giocare a biliardo, a bere un caffè o a comprare le sigarette. Detenuti o residenti, a prescindere, a seconda del momento della giornata.

Ci sono poi altri luoghi sull’isola che rimangono nel cuore. Uno su tutti il piccolo cimitero, quasi nascosto nel bosco. Racchiuso all’interno di quattro vecchie mura, racconta la storia di generazioni e generazioni di abitanti che sono sepolte qui, i cui cognomi sembrano sovrapporsi, e i legami disperdersi nel tempo. C’è poi la Torre Medicea, nella parte alta del paese, i cui resti portano ancora i segni dell’epoca straordinaria nella quale è stata costruita; e la Rocca Vecchia, sulla parte occidentale, che come un guardiano osserva il mare dall’epoca pisana in cui è stata costruita. Per riempirsi gli occhi di mare, direzione Cala Maestra. Poesia di colore blu.

Ci si dimentica che al bar sono proprio alcuni detenuti a stare dietro al bancone e servire il caffè, o che la produzione di uno vini bianchi più costosi e ricercati d’Italia, il Gorgona, venga oggi proseguita da loro che continuano a coltivare le vigne piantate dai monaci Certosini nel 1700. Natura, storia e vicende umane si intrecciano sull’Isola Gorgona: il rosmarino pervade ogni soffio di vento, le torri medicee si stagliano ancora ai capi dell’isola e un’antica villa romana, Villa Margherita, ospita oggi il carcere a cielo aperto. Ed è proprio il fatto che sia stato lungamente proibito avvicinarsi alle sue coste (il carcere è presente dal 1869) che le coste e la vegetazione ne sono state così preservate. Oggi è ancora un paradiso nascosto e poco conosciuto (per visitarla bisogna prenotare in anticipo qui), una riserva naturale capace di accogliere e far vivere in armonia antiche piante, animali selvatici e d’allevamento, esseri umani pronti a una nuova vita oppure legati a questa terra da generazioni e generazioni.