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Cappelletti vs Tortellini

Apro gli occhi e un profumo inebriante inonda la mia stanza.  

Non so ancora se mi sono svegliata istintivamente, o è stato l’odore così deciso a risvegliare i miei cinque sensi in un battibaleno. Non so nemmeno che ora sia, è domenica e noi italiani amiamo dedicarla al vivere assaporando ogni attimo di tempo che scorre, anche noto come slow living, vivere il tempo che passa lentamente. 

Alla domenica ti svegli con la quiete di chi ha tutto il giorno a propria disposizione, ti svegli lasciandoti sorprendere dai raggi di sole che si appoggiano sul cuscino e non ti fai mancare un buon caffè al bar seguito dal fatidico aperitivo con gli amici. Necessario. Non vorrai mica finire la settimana senza l’ultimo gossip o senza aver parlato delle news calcistiche, giusto?

Oggi è domenica, non conta nient’altro, gli impegni con i doveri morali d’improvviso si annullano. Ci ripenseremo domani. Potrei benissimo rimanere a letto a oziare e sfogliare la pila di libri che siede sul mio comodino in attesa che perfino l’ultima pagina venga sfogliata. Ma preferisco non farlo. L’aroma intenso richiama la mia attenzione un’altra volta, e no, non è il caffè. Ma so per certo di cosa si tratta. Oggi è domenica, e per il pranzo più atteso della settimana, la nonna ha fatto i cappelletti in brodo. Il profumo risalta così tanto fra gli altri  che dal piano terra inonda la mia stanza al primo piano, e ogni volta è come fosse la prima. Una miriade di ricordi racchiusi nella mente quanto nel cuore, insieme a mille emozioni, scorrono dentro di me in un flusso incessante. D’improvviso lo stomaco è vuoto, hai una fame incredibile e non vedi l’ora di precipitarti a tavola. Perché no, salteresti anche la colazione se potessi.

Da vera emiliana, più precisamente reggiana, la differenza tra tortellini e cappelletti è un filo sottile e quasi impercettibile. Eppure, quando ne parli, presta molta attenzione. Non ti confondere. Potresti ricevere risposte spiacevoli ed indesiderate. Non è la pizza, ma siamo altrettanto orgogliosi di averli che potremmo seriamente discuterne.

Le differenze sostanziali tra cappelletti e tortellini sono la forma, il ripieno utilizzato e per finire il modo in cui i due lembi del “triangolo” di pasta sfoglia vengono chiusi e congiunti. Entrambi sono fatti con sfoglia, preferibilmente fatta in casa a mano, così come succede per l’impasto. Secondo la tradizione e la logica delle leggende, o della mitologia, il tortellino è così stretto e minuto per poter ricordare l’ombelico di Venere, analogia della perfezione, nonché della fertilità e della vita stessa. Il cappelletto invece è solitamente più grande e se deve ricordare una Venere, di sicuro è stata concepita da Botero: tondeggiante e ricolma di salute, sprigiona benessere al solo guardarlo. Il ripieno è la differenza fondamentale tra i due. I tortellini hanno un ripieno solitamente crudo e a seconda delle zone, più vicino a Modena o viceversa a Bologna, si può incontrare prevalenza di carne o parmigiano reggiano e viceversa. Mentre per quanto riguarda il cappelletto il suo ripieno è il così detto stracotto, e anche qui, se pensavi di estorcere informazioni utili dalla nonna, ti sei sbagliato. Non te lo spiegherà mai fino in fondo, o perlomeno, velerà sempre qualche dettaglio di preparazione. Quando le farai notare la dimenticanza dell’ingrediente fra quelli che ti ha dettato, con molta leggerezza ti dirà che lei le proporzioni le fa ad occhio (e cuore), misure a ben guardare, impossibili da replicare.

Infine la chiusura del triangolino di pasta sfoglia, altro elemento fondamentale per capire di quale dei due si tratti, assieme alla forma più o meno grande, di cui è una diretta conseguenza. In partenza la sfoglia viene stesa in modo rettangolare e poi sezionata in più rettangolini. Questi vengono a loro volta farciti con l’apposito ripieno e richiusi su sé stessi a formare un triangolo, appunto. Il tortellino, dalla forma più piccola,  può essere chiuso arrotolando entrambi i lembi intorno al mignolo della mano – o se sei ha meno destrezza l’indice. Invece, i cappelletti vengono semplicemente uniti, congiungendo i lembi esterni. Eppure c’è chi cucina i cappelletti e preferisce chiuderli intorno al mignolo ugualmente, perché conferisce una circonferenza più tondeggiante e risulta esteticamente più bello.

Non appena dopo aver riferito alle mie nonne che avrei scritto un articolo sui loro cappelletti, l’una mi ha chiamata preoccupata che divulgassi la sua ricetta e la seconda non ha capito il motivo di scrivere un articolo su qualcosa “così semplice”, che poi tanto semplice non è. La verità è che ogni Rezdôra (casalinga) che si rispetti ha la propria variante, e se ti aspetti che ti venga svelata con semplicità, inizi con il piede sbagliato. Soltanto tempo, dedizione e molta attenzione ai dettagli ti aiuteranno a capire cosa c’è per davvero nel ripieno. Come biasimarle, le nonne sono cresciute cucinando come se fosse un gioco, o meglio un lavoro a tempo pieno. Molte di loro hanno passato più tempo in cucina che altrove, dedicando giorni e ore a preparare da mangiare per l’intera famiglia. Hanno  reso le proprie ricette il loro orgoglio e la propria gioia,  come un segreto da tramandare di generazione in generazione a coloro che meritano un tesoro così prezioso. Quindi viene naturale avere il desiderio di raccontare tutta la storia che c’è dietro a questa “semplice” ricetta.Una storia di mani stanche di generazioni diverse dalla nostra, con meno prospettive ma con molta più dedizione ogni volta che si trattava di rimboccarsi le maniche e reiventarsi, anche se questo comportava diventare la donna di casa a tredici anni. Per questo, cappelletti o  tortellini che siano sono diventati qualcosa che ci identifica dal profondo. Non li mangiamo quasi mai insieme agli amici, sono un rituale sacro. Si mangiano in famiglia e non importa quale dieta tu stia seguendo, vegetariana o vegana che sia, non dirai mai di no alla nonna, non dirai mai di no a un piatto bollente di cappelletti in brodo che ti attende a tavola fumante e che ti riscalda da dentro, a partire dal cuore.

E quindi alla domanda cosa preferisci? Tortellini o cappelletti?

La risposta non è semplice, ma la verità è che non te ne pentirai in entrambi i casi.