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Audrey Hepburn: La Vita in Italia

“La sua casa. Il suo segreto, se esiste, è tutto qui.”

Mi ritrovo a chiacchierare con Luca Dotti in un pomeriggio con la primavera alle porte, sfogliando il suo libro “Audrey mia madre” (Mondadori). Sono le piccole cose che riguardano la normalità a riempire fiere le pagine di questo ritratto. Il racconto è scandito dalle ricette che la mamma ha appuntato a mano e custodito con amore nel corso degli anni. Dalle foto che raccontano gli anni vissuti a Roma tra pranzi a casa della suocera e cappotti dal taglio maschile che incontrano il mocassino. Le estati in Svizzera con le grandi ceste in vimini piene di fiori. Le gite in Toscana e a Venezia con costume a righe sottili e cappello in paglia.

Casa

Alla domanda su dove la mamma preferisse mangiare la pasta al pomodoro, il suo piatto preferito per la sua estrema semplicità, la risposta è a casa. Casa era dove poter interpretare la parte che più ha sentito sua, quella della mamma e della casalinga italiana. Tra i luoghi da poter definire casa, ci sono quelli dell’infanzia, trascorsa tra la Gran Bretagna e soprattutto l’Olanda, durante i duri anni del secondo conflitto mondiale, marcati dalla fame, che le hanno insegnato a dare importanza a ciò che conta davvero e dalla speranza al momento della liberazione.

Casa è stata poi la Hollywood della Golden Age, quella degli anni ‘50, durante le riprese di Sabrina, quando per lei la sveglia suonava alle 4 per poter ripassare le battute e concentrarsi prima di iniziare a girare.  Gli anni della sua prima casa, un minuscolo appartamento a Wilshire, presa da sola in affitto a Los Angeles dove amava tornare a fine riprese mettere dei vestiti comodi e cucinare. Gli anni durante i quali passare le serate che non giungevano mai al termine senza un piatto di penne alla vodka (l’invenzione di questo piatto, secondo la leggenda, è avvenuta proprio ad Hollywood e si deve agli addetti degli effetti speciali). Posto dove tornerà nel corso degli anni, al fianco di amici come Connie Wald rimasti tali per una vita intera, “Audrey considerava la nostra casa a Beverly Hills la sua casa lontana da casa”. 

Dalla fine degli anni ‘60 la troviamo a Roma, dove ha vissuto per vent’anni, prima in centro poi in via San Valentino ai Parioli. Luogo testimone di cene a base di gnocchi alla romana e dei festeggiamenti dei compleanni di Luca tra cappellini a forma di cono e proiezioni di My Fair Lady, durante le quali erano in pochi a riconoscere nel personaggio di Eliza Doolittle quella mamma, normalissima e straordinaria, che portava a tavola la torta con le candeline. Casa è stata in cucina, dove comandava Giovanna, cuoca, autista, ma soprattutto compagna fedele e parte integrante della famiglia. Casa è stata nella preparazione delle penne al ketchup (l’americanata) da mangiare rigorosamente davanti a Canzonissima e ai balletti della Carrà, della quale era una grande fan.

Casa è stata in Svizzera nella residenza Paisible dove fare colazione a letto con le Madeleine e la marmellata di ciliegie, prendersi cura del proprio orto ed aspettare con un certo riguardo la cena dedicata alle cotolette. Dove improvvisare linguine al pesto di prezzemolo (non essendo riuscita a trovare il basilico come la ricetta richiede) a Valentino Garavani e riuscire a farle sembrare più buone delle originali. Dove condividere il gelato alla crema con le amiche di una tutta una vita. Dove mettere i pomodorini a scongelare sul davanzale per il sugo del giorno dopo e riuscire a sentire il profumo d’estate anche nei mesi freddi.

Casa, indipendentemente da dove si trovasse e in che parte del mondo, per lei era in tutte le piccole cose che facevano parte della sua quotidianità e che la rendevano estremamente felice.

Audrey Hepburn Estate Collection

Mamma

“Non ho mai conosciuto Audrey Hepburn. A un gruppo di giornalisti che mi chiedeva con insistenza di lei, da piccolo risposi un po’ seccato ‘Vi sbagliate, sono il figlio della signora Dotti.’

Per fare la mamma saluta Hollywood che continuerà a mandarle offerte e copioni per anni. Mamma che risponde sorpresa alla richiesta di acquistare una Jaguar “E dove la metto la spesa?”. In jeans e camicia di flanella che aspetta Luca all’uscita di scuola. Mamma di ogni bambino che ha tenuto in braccio e curato durante le missioni umanitarie con l’Unicef, nelle quali metteva dedizione e tutto il cuore. Mamma che scatta distrattamente foto a colori, sorridendo da dietro all’obiettivo.

Bellezza 

Bellezza consapevole, mai ostentata. Bellezza nel foulard allacciato morbidamente sulla testa. Bellezza indipendente, libera, irrefrenabile. Bellezza con licenza di leggerezza che mai si trasforma in superficialità.

Roma

“Poco tempo fa, lasciandomi davanti a casa, un tassista mi disse: ‘Io lo conosco questo posto, anni fa qui ci portavo una signora bellissima’. Quella signora era mia madre, ma con quella strana grazia che i romani sanno inaspettatamente tirare fuori, lui non la nominò.” 

(dal libro“Audrey a Roma”)

Sarà che romani si nasce e non si diventa, c’è sempre l’eccezione alla regola ed Audrey era proprio quella. Non romana di nascita ma di spirito, ha saputo farsi amare da una città che concede a pochi l’onore di farsi scoprire ed attraversare davvero. Gli anni ‘70 iniziano in corrispondenza del sodalizio tra Audrey e la città. Per lei il più grande privilegio era avere la possibilità di passeggiare in tranquillità come una passante qualsiasi, riuscire a confondersi tra i romani. La sua Roma sta nei pranzi della Domenica da Romolo alla Fornarina, a Trastevere. Nel tacito accordo tra Audrey e la città che si lasciava scoprire da lei, come solo Roma sa fare “senza impegno”. Sta nelle passeggiate a Villa Borghese. Roma amica e complice. Roma curiosa che mandava i suoi migliori paparazzi in missione. Roma che la accompagna al mercato e al ristorante da Nino a Via Borgognona. La sua Roma sta nei pomeriggi a Villa Balestra con l’ultimo numero di capitan America sotto braccio e nell’appellativo “signora Dotti” con il quale era conosciuta nel proprio quartiere. Roma affezionata alla persona che ha saputo imparare a conoscere. 

Davanti alle pellicole Hollywoodiane, quelle dei grandi occhiali da sole, i guanti in seta fino al gomito e le coppe di cristallo, ci si lascia cullare da quel mondo disincantato e affascinante. Al momento dei titoli di coda fatichiamo quasi un po’ a tornare nel nostro e la normalità ci sembra opaca senza agenti 007 e gioielli della corona da portare in salvo. Quando ci si ritrova a sfogliare un libro dedicato a qualcuno che quelle pellicole le ha interpretate, respirate, animate, ci si aspetta di vedere pose seriose, gioielli e feste con camerieri dagli impeccabili smoking. Al fianco della signora Dotti, i protagonisti fondamentali diventano tutte quelle piccole cose che sanno renderci felici. Quel segreto, se esiste, sa farsi rincorrere da molti, ma sa rivelarsi a pochi.

 

Foto tratte da “Audrey mia madre” (Mondadori) – Tutti i diritti riservati.

Photo by Doris Brynner

Audrey Hepburn Estate Collection

Photos by Audrey Hepburn Estate Collection