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Arte e Creatività: Tutti Gli Occhi Su Venezia

A che cosa pensi quando immagini Venezia? Giù le palpebre, è il bianco candido di Rialto ad accecarti? È l’oro della Basilica a confonderti, mentre Piazza San Marco ti danza intorno, in un girotondo di marmo e leoni? Per ogni ricordo d’un turista mordi e fuggi in cui risuonerà il caos della folla in Riva degli Schiavoni, nella mente di un veneziano si annida la morte scarlatta di una giornata annegata in uno spritz. Consumato su una topa dondolante, attraccata al pontile dell’Erbaria. 

 

Per Yasmine Helou, è il sole che danza sull’acqua a formare il primo fotogramma a profilarsi nella sua mente quando pensa a Venezia. “L’acqua della laguna” le fa eco Andrea e Giulia Vecchiato. “Io sono un ragazzo di laguna” dice Marco Valmarana “Amo follemente il suo rumore, la sua luce.” “Il colore, che grazie all’acqua vibra di più. Infatti, una delle mie cose preferite di Venezia sono i battelli con poca gente sotto il sole di mezzogiorno” dice Vittorio.  

 

Chi sono Yasmine, Andrea, Marco Vittorio e Giulia? Sono veneziani. A San Marco, Castello, Cannareggio, la Giudecca, Murano e il Lido si trovano le calli ed i canali per cui si districano e da cui traggono ispirazione per il proprio lavoro. Yasmine sta probabilmente allestendo la prossima mostra a Fondamenta Sant’Anna, in un angolo di Castello che è determinata a promuovere. Andrea è intento a provare i pezzi per il concerto in arrivo, mentre Marco, se è in città, potrebbe essere appostato, in qualche angolo della laguna, a catturare immagini. Vittorio le immagine le ha rubate con la mente, ed è in laboratorio, ad imprimerle sulla tela. Li abbiamo incontrati, per parlare del loro lavoro, della loro creatività, della loro arte. E del loro legame con Venezia e il suo panorama culturale.

 

Vittorio Marella

Pittore

 

Veneziano classe 1997, dopo il liceo studia astronomia a Padova, ma non completa il percorso per dedicarsi per la cosa che sente “più profondamente sua” e “che tutto sommato più che una passione é un bisogno”: la pittura. Bisogno precoce, il primo disegno probabilmente “è una balena datata 1998”. Da quando ha fatto questa scelta ha cominciato a lavorare con varie gallerie in giro per l’Italia, facendo anche mostre all’estero. Il 14 dicembre, alla galleria linea d’acqua, è stata inaugurata la prima mostra personale a Venezia, aperta fino al 31 gennaio. 

 

“Ogni mio lavoro inevitabilmente nasce da un’esperienza personale. Ho capito che tutte le idee che diventano dei quadri vengono da impressioni quotidiane. La pittura per me è uno strumento per indagare la natura, non ho alcuno scopo se non quello di ricreare un’esperienza vissuta, per poterla condividere o per poterla immortalare e rivivere più a lungo in modo da trarne il massimo. Nel mio caso, come per molti altri, la pittura nasce da un’ossessione per il  mondo. Questo atteggiamento mi ha portato a dipingere spesso Venezia visto che ci vivo. Essendoci nato poi è inevitabile che la sua atmosfera influenzi drasticamente il mio lavoro. Chiaramente non ho alcun interesse a dipingere una Venezia riconoscibile e stereotipata. Penso che solo un veneziano o un turista particolarmente affezionato potrebbero riconoscerla nei miei lavori. C’è e non c’è. Sicuramente creando immagini così solitarie voglio parlare anche del problema di spopolamento che abbiamo a causa del cattivo turismo. Allo stesso tempo i quadri vogliono essere un modo per dire che chi vive ancora a Venezia c’è, pur essendo sempre meno.”

 

“Le gallerie veneziane che lavorano senza troppi preconcetti, e funzionano in base al gusto e all’intuizione del proprietario, sono quelle che preferisco perché idealmente hanno la possibilità di essere degli spazi più interessanti. Spero che la scena artistica si evolva in maniera uniforme e che le varie parti si sostengano a vicenda perché trovo che potrebbe essere un buon pilastro su cui iniziare a costruire una comunità più viva e propositiva nell’isola.”

 

Yasmine Helou

Curatrice

 

Nata nel 1996, cresciuta tra Beirut e Roma, studia a Parigi e a Venezia, accumulando esperienze in gallerie d’arte e musei. Nel 2018 co-fonda a.topos, un collettivo curatoriale con uno spazio espositivo nei pressi dell’Arsenale. Da allora lavora per diversi progetti culturali e mostre, come il Padiglione di Malta alla Biennale d’Arte 2019, o il DK Zattere Curatorial Lab della Fondazione V-A-C, collaborando con istituzioni internazionali come Ikona Gallery. A maggio 2021 cura la mostra Sinkingscapes che segna la prima di una serie di eventi culturali che animano da allora gli spazi di Venice Art Projects. 

 

“La mia prima preoccupazione è sempre stata la prossimità e l’accessibilità al pubblico veneziano. Con Venice Art Projects abbiamo creato un entusiasmante programma di mostre ed eventi eclettici, ridando vita a luoghi abbandonati nel sestiere di Castello. Le iniziative promosse sono spesso immaginate ed eseguite in cooperazione con altre entità del mondo culturale e artistico, proprio per creare situazioni di dialogo e scambi di idee. Per esempio, le serate di sound performances con 100 Venezia, associazione culturale che promuove sound artists attivi sul territorio veneziano, o il primo evento della residenza artistica di Arts Territory a Venezia, Phi-creature, con cui abbiamo organizzato  una serata di proiezioni e discussione con le artiste. Avendo spazi espositivi molto particolari, tutti ex locali commerciali, in una zona molto veneziana, i legami tra produzione artistica e luoghi sono a maggior ragione incredibilmente forti.” 

 

“Venezia ha un panorama artistico molto eclettico, una scena emergente e underground estremamente dinamica. l numero di collettivi di artisti e curatori e di eventi dedicati alla cultura sono sempre più importanti, tutti con un’identità ben precisa, penso a Zolfo rosso, Spazio Friche, Punch. Gallerie come Alma Zevi, Alberta Pane, Beatrice Burati Anderson, riescono a guardare al futuro, proponendo un ventaglio di artisti. Le residenze di artisti si fanno sempre più numerose, da Bevilacqua La Masa, a In-Edita. La vita artistica e culturale di Venezia non si ferma alla Biennale, e deve continuare a vivere fuori dagli schemi turistici mainstream. Venezia è sempre stata un luogo di predilezione per artisti, scrittori, musicisti e deve continuare ad esserlo. Bisogna creare nuovi progetti pensati per Venezia, a Venezia, con persone che credono nel potenziale della città, dando più spazio alla creazione artistica indipendente, e creando una vero e proprio hub di sperimentazione artistica e culturale.”

 

Andrea Vecchiato

Musicista

 

Classe 1996, nato e cresciuto a Venezia. Nella vita suona e insegna il flauto traverso. Diplomato del Conservatorio Benedetto Marcello, si è perfezionato all’Accademia Perosi di Biella e al Conservatorio di Strasburgo. Rientrato a Venezia,  ha terminato il master di flauto al Conservatorio di Venezia. Impostazione classica, ma suona in diverse formazioni e non si pone limiti di nessun tipo. Suona con orchestre, ensemble di musica contemporanea e jazz/rock e come solista. A Venezia collabora principalmente con progetti di musica elettronica e sperimentale. 

 

“Per quando riguarda la ricerca musicale Biennale propone progetti e concerti di altissimo livello e dal respiro internazionale, dando anche ai giovani musicisti opportunità lavorative preziose. La Fondazione Giorgio Cini offre una ricercatissima selezione di musica tradizionale da tutto il mondo, nei bellissimi spazi dell’isola di S.Giorgio. Ci sono molte realtà emergenti che si occupano di ricerca musicale, come PASE Platform che lavora con un sistema di soundscape all’avanguardia, offrendo performance, residenze e collaborazioni con enti di fama mondiale. Alla Giudecca c’è Cosmo, uno spazio che lavora con le arti figurative e performative oltre che con la musica, e ancora Ver-v, un progetto di alcuni studenti del Conservatorio che si dedica alla diffusione della musica elettronica. Collaboro spesso con loro, e i progetti sono sempre interessanti e sostenuti dal forte amore per la musica che tutti noi condividiamo.”

 

Marco Valmarana

Fotografo e Social Media Executive

 

Classe 1990, papà veneziano e mamma di Città del Messico, Marco cresce tra la Giudecca e Murano, frequentando il liceo artistico e lo IUSVE, dove studia comunicazione grafica. Scatta da quando, al liceo, suo padre gli regala una macchina fotografica. Durante gli anni dell’università, nasce instagram, e Marco inizia a raccontarci Venezia. Oggi lavora  per Belmond, nel team social media, curando i contenuti per gli hotel del gruppo in Italia, Spagna e Portogallo. La pandemia lo riporta a casa, dove ha il tempo di fermarsi, guardarsi intorno e scattare, fuori dal tempo. Nasce Desnua, mostra che espone la Venezia profonda, quella che resta una volta che i turisti se ne sono andati. 

 

“Venezia mi ha dato tutti gli ingredienti per formarmi, sono sempre stato abituato alla bellezza di Venezia. Anche quando sono fuori Venezia, e devo scattare, cerco di ricrearla e di ritrovarla altrove. Io torno spesso e ci tengo a sentirmi Veneziano. Cerco di portare Venezia fuori e portare il fuori a Venezia.”

 

“Dopo quattro anni lontano, sono tornato per il lockdown. Ho visto la città diversa. Prima eravamo sommersi da turisti, non avevamo bene idea che viso avesse la Venezia più profonda. Da fotografo, sono andato per le calli ed i canali ed ho cominciato a scattare. Personalmente, è stato un capitolo importante, un momen to di tranquillità per ritagliarmi del tempo e fare foto pensate. Così è nata Desnua, la spoliazione di Venezia, mostra fotografica inaugurata a maggio 2021 negli Archivi della Misericordia, un punto d’incontro tra la parte social del mio lavoro, la  creatività e la fotografia.” “Ora, molti creativi sono tornati in città, è difficile ma io dico spesso che siamo in pochi e la città è unica, se facciamo le cose fatte bene, possiamo farci notare. Se mancano delle cose siamo noi a doverle portare creare e fare. Ad esempio, per Desnua, ho raggiunto un accordo con i gestori, ho raccontato gli spazi in cambio della loro disponibilità. Nello stesso modo, ora sto organizzando un evento in collaborazione con Dorsoduro 557, ed i mezzi a mia disposizione per creare momenti di aggregazione per la città.” 

 

Giulia Vecchiato

Orafa & fondatrice di SURI Jewelry

 

Dopo la laurea magistrale all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nel 2016, s’iscrive ad un corso di oreficeria a banco, a Vicenza, per apprendere le tecniche tradizionali ed iniziare a muoversi autonomamente nel mondo del gioiello. Lì ha capito che il gioiello è la sua dimensione. Decide quindi di procurarmi il necessario per allestire un piccolo laboratorio in casa, che ad oggi è ancora il suo studio. SURI, un brand indipendente di gioielli contemporanei. SURI nasce nel 2018 dalla voglia di dare un’identità al suo lavoro nel gioiello contemporaneo.

 

“Sono interessata alla materia, darle forma è il mio modo di esprimermi. Voglio dare potere a chi indossa i miei gioielli, voglio che siano uno strumento per rendere visibile la forza di ognuno. Il gioiello è saldamente legato al corpo, è questo il rapporto che lo distingue da un oggetto. Il gioiello può essere uno strumento di comunicazione, un simbolo, un memento, un peso che può renderci più consapevoli del nostro corpo.

 

“Venezia, la mia città, è una parte importante del mio lavoro in termini di ispirazione e punto di vista da cui guardarsi attorno. Il ritmo è lento, la luce è acquosa e statica, la memoria  è intrappolata in ogni crepa, tradizione e trasgressione, malinconia e reiterazione sono ovunque. SURI è anche un inno alla mia città, al suo profumo umido, ai suoi drammi, alla sua forza e alle sue contraddizioni. Ogni pezzo cerca di rivelarne la forza, preziosità, organicità e fragilità. Venezia è meravigliosa ma anche ostile e scomoda. Negli ultimi due anni tanti sono tornati a vivere in laguna, per cause di forza maggiore. Questo ha smosso un po’ di cose: annuso attorno a me un desiderio di essere e vivere la città in maniera attiva e creativa. Ci sono tante realtà indipendenti che vogliono emergere.”

Photography of Federico Vespignani